L'intervento

Lupi, cani da pastore e uomo, la coesistenza necessaria

Matt Cardy/Getty Images 
Luigi Boitani, biologo e presidente della Large Carnivore Initiative for Europe sull'articolo di Michele Serra: "Ha espresso magistralmente la difficile linea di equilibrio tra la natura selvatica e lo spazio della presenza umana. Ma temo che il suo invito a un approccio basato su dati scientifici resterà inascoltato"
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Il bellissimo articolo di Michele Serra su Repubblica di oggi richiama l’attenzione sulla difficile linea di equilibrio che traccia il confine tra la natura selvatica e lo spazio della presenza umana. L'immagine del cane caduto sul lavoro di protezione del gregge e ucciso dai lupi è potente e serve bene lo scopo di disegnare il contesto in cui quella linea di confine spesso si concretizza e traballa.

Forse è utile qualche precisazione per definire quel contesto. Il lupo è oggi aumentato di numero rispetto agli anni '70 del secolo scorso quando fu emesso il primo decreto di protezione. Il primo tentativo di stimare il loro numero su scala nazionale è ancora in corso sotto la guida di Ispra e con la partecipazione di moltissimi tecnici in tutta Italia, ma è ragionevole pensare che il risultato non sarà di molte migliaia. Penso che la stima finale, con ampi margini di incertezza, riuscirà appena ad usare la parola migliaia al plurale.

 

Ma il punto non è affatto questo perché, se i lupi mangiassero margherite, nessuno si curerebbe del loro numero. Lasciamo a chi ancora crede a Cappuccetto Rosso la paura di un attacco del lupo all’uomo, evento ormai rimasto relegato nei libri di storia. Ciò che davvero conta è quanto disagio e quanti danni il lupo può provocare alle attività pastorali e come questo disagio si può prevenire o alleviare. Il disagio si può in parte monetizzare e bene fanno le Regioni (non tutte!) che provvedono a risarcire i danni provocati dal lupo a pecore e vitelli. Ma non basta.

Come bene scrive Serra, la perdita di un animale domestico e soprattutto di un cane non è mai (solo?) una perdita economica, è spesso una perdita più profonda che richiede attenzione e risposte. Ci sono strumenti per prevenire e difendere gli animali domestici da un attacco dei lupi: recinti elettrici e cani soprattutto, lasciando da parte strumenti fantasiosi e inefficaci come luci, suoni ed elettronica varia.

 

Ma ancora non basta, perché il lupo non vive solo sulle montagne come ci facevano credere le storie che, ogni anno, raccontavano che i lupi scendevano a valle per fame: tanti lupi che negli ultimi 50 anni abbiamo dotato di un radiocollare ci hanno raccontato di come vengano tutte le notti vicino ai paesi a cercare occasioni di cibo. E con l’aumento del loro numero, i lupi oggi sono di casa non solo nei paesi dell’Appennino ma anche in aree intensamente coltivate e usate dall’uomo dalla Pianura Padana fino alle periferie di grandi città come Bologna, Firenze, Roma, e fino alle pianure pugliesi. Il numero enorme di animali selvatici (cinghiali, daini, caprioli, cervi) ha aiutato il lupo a rioccupare buona parte d’Italia: ma il lupo è un animale opportunista e preda l’animale più facile, sia esso selvatico o domestico. Tra affrontare i morsi di un cinghiale e correre dietro alle pecore, il lupo non ha dubbi. Ma se la pecora è guardata da un team di buoni cani, ecco che conviene rischiare i morsi del cinghiale. I cani sono facile preda se sono legati, se sono razze di compagnia, ma le storie come quella raccontata da Serra sono davvero rare: un buon cane pastore non corre da solo dietro ai lupi a meno che… non ci sia una lupa in calore. Il rapporto di forza tra cani pastore e lupi è fatto di numeri, forza, determinazione, terreno di gioco. Lupi e cani sono entrambi molto accorti nell’evitare situazioni di evidente svantaggio.

Se oggi abbiamo ottimi dati a supporto di eventuali decisioni politiche sulla gestione del lupo, siamo però ancora bloccati dal confronto feroce tra due schieramenti dell’opinione pubblica. Il lupo è una delle specie che più è riuscita a polarizzare i sentimenti e le opinioni tra due campi opposti, appunto quelli del “ammazziamoli tutti” e del “guai a chi li tocca”. Sono entrambi posizioni estreme e dovrebbero essere irricevibili in una società moderna, laica, razionale.

La soluzione è al centro e la coesistenza tra uomini e lupi è possibile ma, come tutte le co-esistenze, significa compromesso tra le due parti, comporta il controllo degli eccessi, richiede lavoro di supporto e investimento, conoscenza scientifica e continuo controllo degli effetti di tutte le azioni di gestione. Tutto questo, ma forse Serra non lo sa, è contenuto in un Piano di gestione che è già pronto da 5 anni ma fermo alla Conferenza Stato Regioni perché le Regioni non riescono a trovare l’accordo per la sua approvazione e il Ministero (oggi della Transizione Ecologica) non ha finora voluto o potuto imporre una sua soluzione. L’oggetto del contendere è (come potrebbe essere altrimenti!) la deroga alla protezione assoluta del lupo in certe speciali e controllate condizioni. La deroga, pur ammessa dalle rigide direttiva europee, è inaccettabile per principio dal mondo animalista (che è anche gran parte del mondo della conservazione) che risponde chiedendo più interventi di prevenzione degli animali domestici e contando su una sorta di irrealistico autocontrollo della popolazione di lupo.

Serra ha espresso magistralmente la soddisfazione per il recupero del lupo e il disagio per la sua pressione sul mondo agro-pastorale. Temo tuttavia che il suo invito ad un approccio logico, basato su dati scientifici e fondato sulla coesistenza resterà ancora inascoltato. E intanto, il lupo continuerà la sua incontrastata avanzata.