Il rapporto

Cremona è la seconda città più inquinata d'Europa. Padania tra le aree peggiori

Uno studio dell’Agenzia Ambientale Europea mostra che in più della metà dei centri del continente l'aria è fuori norma. Il triste primato è della polacca Nowy Sacz, le migliori Umea in Svezia, Tampere in Finlandia e Funchal in Portogallo. Anche Brescia in maglia nera. Solo nel 40% livelli inferiori ai limiti raccomandati dall'Oms
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LONDRA – Più di metà delle città d’Europa sono ancora afflitte da aria gravemente inquinata e ai primi posti di questa sgradevole graduatoria ci sono centri urbani italiani. Cremona è infatti in seconda posizione, dietro la polacca Nowy Sacz e davanti alla croata Slavonski Brod, a causa della concentrazione di industria e conformazione geografica, rivela uno studio dell’Agenzia Ambientale Europea citato stamane dal Guardian di Londra.

Le tre città d’Europa con i cieli più puliti sono Umea in Svezia, Tampere in Finlandia e Funchal in Portogallo. In generale le città dell’Europa orientale, dove il carbone è ancora una fonte fondamentale di energia, sono tra le più inquinate, ma anche alcune città della pianura padana in Italia soffrono un livello di inquinamento preoccupante: oltre a Cremona, che figura nella categoria più elevata seguita da vicino da Brescia, con oltre 25 microgrammi di inquinamento per metro cubo d’aria, nella classifica appaiono pure Pavia e Vicenza nella seconda categoria peggiore, con un livello di inquinamento tra i 15 e i 25 microgrammi per metro cubo.

L’agenzia europea per l’ambiente ha analizzato dati del 2019 e 2020 forniti da 323 città in tutto il continente, riscontrando che soltanto in 127, ovvero circa il 40% del totale, i livelli di inquinamento sono inferiori ai limiti raccomandati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. L’Oms valuta che l’inquinamento dell’aria sia la causa di oltre 400 mila morti premature all’anno in Europa.

Il rapporto non considera il Regno Unito, che ha lasciato l’Unione Europea, ma comprende paesi che non sono membri a pieno titolo della Ue, come Norvegia, Svizzera e Turchia. I suoi risultati sono particolarmente allarmanti, nota il quotidiano britannico, perché dimostrano che il lockdown imposto a gran parte del continente durante il 2020 per rispondere alla pandemia da Covid, pur diminuendo le emissioni nocive provocate dal traffico, non ha fatto diminuire a sufficienza l’inquinamento derivato dalle polveri sottili, il materiale microscopico presente nell’atmosfera in forma solida o liquida di diverse dimensioni, definito anche particolato, prodotto da attività umane, come la fuliggine, che rimane sospeso in aria per molto tempo ed è particolarmente pericoloso per la salute.

Mentre i livelli di diossido di azoto sono calati del 60% all’apice della crisi del Covid, quello delle micropolveri è sceso soltanto del 30%. La ragione, afferma lo studio, è perché le fonti di particolato sono molto più numerose di quelle dell’inquinamento causato dagli autoveicoli. L’Agenzia Ambientale Europea permette a chiunque di verificare la qualità dell’aria nella propria città collegandosi al sito European Air Quality Index.