L'intervista

"Così l'Ue detta la linea al mondo su ambiente e sostenibilità"

Un dimostrante sventola la bandiera dell'Unione europea durante uno sciopero per il clima "Fridays for Future". Sina Schuldt/dpa/AFP via Getty Images 
Anu Bradford, che insegna Legge e organizzazioni internazionali presso la Columbia Law School, spiega come le norme eruorpee "costringano" le aziende di tutto il mondo ad alzare gli standard riguardo alla tutela dei consumatori e dell’ambiente
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Come si deve gestire il legname in Indonesia, le pratiche per produrre il miele in Brasile, i pesticidi utilizzabili dai produttori di cacao in Camerun, quali macchinari si possano installare nei caseifici in Cina, i chimici vietati nei giocattoli di plastica in Giappone. Sono tutte normative che derivano direttamente dall’influenza dell’Unione europea, un ‘effetto Bruxelles’ che - come il famoso effetto farfalla, il cui battito d’ali può provocare un uragano dall’altra parte del mondo - fa sì che la legislazione dell’unione finisca per determinare standard elevati in tutto il mondo riguardo alla salute e sicurezza dei consumatori o alla tutela dell’ambiente. E’ la teoria sviluppata da Anu Bradford, 45enne finlandese che insegna Legge e organizzazioni internazionali presso la Columbia Law School, direttrice dell'European Legal Studies Centre e senior scholar presso il Jerome A. Chazen Institute for Global Business. Nel suo libro, di fresca traduzione in italiano per Franco Angeli, intitolato appunto Effetto Bruxelles.

Anu Bradford 

Dal suo libro l’Unione Europea esce come una vera potenza globale, con una rilevanza ben superiore a quella percepita dai cittadini e dai singoli stati, compresi quelli che dell’Ue fanno parte. Può spiegarci meglio in che cosa consiste questo l’“Effetto Bruxelles”?

Mi riferisco alla capacità unilaterale dell'Unione europea di regolamentare i mercati globali. L'Ue è uno dei mercati di consumo più grandi e ricchi del mondo e le multinazionali accettano la conformità alle normative dell'Ue come prezzo da pagare per fare affari in Europa. Ma, dato che le aziende preferiscono le economie di scala e altri vantaggi di una produzione uniforme, di conseguenza spesso estendono volontariamente le stringenti regole dell'Ue alle loro operazioni globali per evitare i costi del rispetto di più regimi normativi. In sostanza tutto ciò che l'Ue deve fare è regolamentare il mercato unico; sono le forze di mercato e gli incentivi commerciali delle multinazionali che consolidano le regole dell'UE in tutto il mondo.

Oltre all’ambito normativo e regolamentare, c’è anche un effetto Bruxelles basato su una sorta di “moral suasion” nei confronti del resto del mondo?
 

In una certa misura sì. Molti dei valori dell'Ue che sono alla base delle sue politiche di regolamentazione hanno un fascino globale. Consumatori e cittadini di tutto il mondo si aspettano sempre più che le aziende offrano prodotti sostenibili, privi di sostanze chimiche nocive, che soddisfino elevati standard di sicurezza alimentare e proteggano la privacy dei consumatori. Molti di questi valori dell'Ue sono valori universali e qualcosa che i governi di tutto il mondo vogliono replicare perché sono normativamente desiderabili e quindi "buone politiche". Tuttavia, gli sviluppi all'interno dell'Ue relativi alla regressione dello stato di diritto e all'aumento del populismo sono fonte di preoccupazione e possono erodere l'autorità di leader morale a livello globale dell'Ue su questioni relative alla democrazia e alla libertà.

Dal punto di vista dell’ambiente, della difesa dei consumatori e della sostenibilità, quali sono i maggiori successi ottenuti dall’Europa?
 

Cito l'accordo REACH che vieta le sostanze chimiche dannose come un risultato molto importante in quanto le sostanze chimiche sono incluse moltissimi prodotti in diversi settori, che si parli di vernici e prodotti per la pulizia, cosmetici, automobili, tessuti o giocattoli. Ridurre l'uso di sostanze chimiche dannose per la salute umana e per l'ambiente è stato un risultato importante, in particolare perché si tratta di un settore in cui abbiamo assistito a un forte effetto Bruxelles in tutto il mondo.
 

Ci sono altre aree in cui l’effetto Bruxelles si è fatto sentire?
 

Certo. Nel caso delle sostanze pericolose e rifiuti elettronici. Gli sforzi normativi dell'Ue in questo settore (direttiva RoHS o RoHS 1 e RAEE) impongono al produttore la responsabilità della gestione del prodotto durante l'intero ciclo di vita del prodotto. Queste direttive hanno quindi avuto un impatto drammatico sull'intera industria elettronica mondiale.
 

Per quanto riguarda il benessere animale, dall'affermazione del Trattato di Lisbona del 2009 che gli animali provano dolore e piacere è nata la Strategia dell'UE per la protezione e il benessere degli animali 2012-2015 che ha implementato nuovi standard di benessere in materia di alloggio, alimentazione, trasporto e macellazione, mirando anche alla competitività dei produttori europei. Un altro esempio è la decisione dell'Ue di vietare la sperimentazione animale per i cosmetici.
 

E quali i settori in cui c’è ancora molto da fare?
 

Data la gravità e l'urgenza del cambiamento climatico, l'Ue ha ancora molto da fare su questo fronte.

In che modo l'Ue potrebbe affrontare l'emergenza climatica? Quali sono le normative più urgenti da mettere in atto e che possibilità ci sono di riuscire a implementarle?
 

Il percorso da seguire delineato in iniziative come il Green Deal europeo è importante e plaudo al fatto che l'Ue dimostri ambizione e leadership globale. Se l'Europa potrà attuare efficacemente la legge sul clima e raggiungere i suoi obiettivi, inclusa la decarbonizzazione del settore energetico, avremo compiuto progressi significativi. Non è più sufficiente che l'Ue dia un prezzo al carbonio con il sistema di scambio di quote di emissione dell'Ue (ETS), il sistema “cap-and-trade”, che comprende 11.000 centrali elettriche e impianti di produzione nell'area dello spazio economico europeo, raggiungendo un totale del 45% delle emissioni di gas serra dell'UE, dobbiamo anche incentivare gli altri paesi e le società straniere a fare di più. Ecco perché è necessario il CBAM (Carbon Border Adjustment Mechanism, Meccanismo di aggiustamento del carbonio alla frontiera, una tassa sul carbonio che verrà applicata alle importazioni di alcuni beni provenienti da Paesi extra-UE, volta a garantire che il prezzo delle importazioni tenga maggiormente conto del loro livello di emissioni di gas a effetto serra ndr). Questo meccanismo può essere controverso e l'Ue deve progettarlo attentamente in modo che sia conforme alle regole dell'Organizzazione mondiale del commercio (Wto). La chiave è disporre di regolamenti che garantiscano che gli attori del mercato sappiano che c'è un prezzo elevato (e in aumento) a lungo termine per l'inquinamento in modo da adeguare di conseguenza la loro produzione e i loro investimenti.

La preoccupa che la crescita dei partiti ‘populisti’ e antieuropeisti posa minare l'effetto Bruxelles?
 

Sono molto preoccupata per l'agenda che questi partiti stanno sostenendo. Abbiamo bisogno di un'Europa forte, aperta e unita che lavori insieme. Nessuno stato nazionale può combattere da solo le pandemie globali, i cambiamenti climatici o altre grandi sfide che affrontiamo oggi. Abbiamo bisogno di più cooperazione. Abbiamo anche bisogno che l'Europa rimanga aperta e libera: la retorica anti-immigrazione è pericolosa e alimenta nativismo e odio pericolosi. Sono molto preoccupata per l'arretramento dello Stato di diritto causato dai partiti populisti in Ungheria e Polonia. Rappresentano una grave minaccia per le fondamenta su cui è costruita l'UE e minano la capacità dell'UE di difendere le sue norme democratiche a livello globale.