Emergenza clima
Il ghiacciaio Apusiajik, nella Groenlandia sud-orientale. Jonathan Nackstrand/Afp via Getty Images 

I ghiacciai della Groenlandia sono pieni di mercurio. E si stanno sciogliendo

Una scoperta che evidenzia gli effetti nocivi della fusione della calotta glaciale sulla qualità dell'acqua e su tutta la catena alimentare

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Le acque della Groenlandia, quelle provenienti dai ghiacciai, sono ricche di mercurio, tanto da raggiungere concentrazioni paragonabili a quelle osservate nei fiumi della Cina industriale. A raccontare i preoccupanti livelli di questo elemento tossico e pericoloso nei fiordi e fiumi del Paese, la cui economia si basa principalmente sul mercato ittico ed è, infatti, un importantissimo esportatore di gamberetti, halibut e merluzzo, è un nuovo studio di un team di ricerca internazionale, appena pubblicato su Nature Geoscience, che solleva nuovi interrogativi sui potenziali effetti dello scioglimento dei ghiacciai, sul loro impatto sulla qualità dell'acqua e sulla preoccupante entrata del mercurio nella catena alimentare.

Alte concentrazioni di mercurio

Per avere una miglior valutazione della qualità dell'acqua proveniente dal disgelo dei ghiacciai e capire come i nutrienti di queste acque sostengano gli ecosistemi costieri, i ricercatori hanno campionato le acque di tre diversi fiumi e due fiordi, tutti nelle vicinanze della calotta glaciale. In particolare, il team si è concentrato su un elemento potenzialmente tossico, il mercurio appunto, i cui livelli così elevati hanno sorpreso i ricercatori. Per dare un'idea, un fiume contiene in media circa 1-10 ng L-1, nanogrammi per litro di mercurio disciolto, che equivale alle dimensioni di un granello di sale in una piscina olimpionica. Nei fiumi di acqua di fusione appena campionati in Groenlandia, invece, i ricercatori hanno scoperto livelli di mercurio disciolto superiori a 150 ng L-1, mentre quelli relativi al mercurio particolato trasportato dal sedimento che conferisce ai fiumi glaciali un aspetto lattiginoso sono molto più elevati, addirittura di oltre 2.000 ng L-1.

 

Dal pesce alla nostra tavola

Come raccontano i ricercatori, è ormai evidente dopo anni e anni di lavoro in campo che i ghiacciai trasportano sostanze nutritive nell'oceano, ma anche elementi tossici e pericolosi. Questi risultati sottolineano l'importante ruolo dei ghiacciai nell'influenzare i processi biochimici, la qualità dell'acqua e i loro importanti effetti sulla catena alimentare. “Ci sono livelli sorprendentemente alti di mercurio nelle acque di scioglimento dei ghiacciai che abbiamo campionato nel sud-ovest della Groenlandia”, ha raccontato Jon Hawkings, co-autore e ricercatore della Florida State University e del German Research Center for Geosciences. “E questo solleva tutta una serie di nuove domande, come il modo in cui il mercurio potrebbe entrare nella catena alimentare”.

L'inquinamento da mercurio

Oltre a ricordare la preoccupante realtà del rapido scioglimento dei ghiacciai dovuto al riscaldamento globale, il nuovo studio sottolinea come il loro scioglimento influenzi i processi geochimici fondamentali per la vita sulla Terra. “Per decenni, gli scienziati hanno considerato i ghiacciai come blocchi d'acqua congelati con una rilevanza limitata per i processi geochimici e biologici della Terra”, ha spiegato Rob Spencer, tra gli autori dello studio. “Ma negli ultimi anni abbiamo dimostrato, invece, che le calotte glaciali sono ricche di elementi rilevanti per la vita”.

Il mercurio, inoltre, proviene molto probabilmente dalla Terra stessa, spiegano i ricercatori, e non da combustibili fossili o da altre fonti industriali. Un dato, questo, importante per poter sviluppare migliori strategie di gestione dell'inquinamento da mercurio.

“Tutti gli sforzi per gestire il mercurio finora si sono basati sull'idea che le concentrazioni crescenti che abbiamo registrato in tutta la terra derivassero principalmente dalle attività antropiche dirette, come l'industria”, ha concluso Hawkings. “Ma il mercurio proveniente da ambienti climaticamente delicati, come i ghiacciai, potrebbe essere una fonte molto più difficile da gestire”.