L'emergenza climatica

California, scatta l'allarme siccità: e si teme l'incubo incendi

(foto: Justin Sullivan/Getty Images) 
La stagione più secca si avvicina e il manto nevoso sulla Sierra è inferiore alla media del 40%. Lo Stato Usa si prepara a fronteggiare la minaccia dei roghi
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NEW YORK - Ci risiamo. Per il secondo anno consecutivo, in California è scattato l’allarme siccità. Il problema di fondo sono i cambiamenti climatici, che complicano una situazione già grave, ma intanto è necessario agire subito per tamponare l’emergenza, che porta con sé anche il pericolo mortale degli incendi. La stagione in cui piove di più è finita, e i dati sono preoccupanti: Los Angeles ha ricevuto solo il 39% delle normali precipitazioni, San Diego il 30%, San Francisco il 37% e Sacramento circa il 40%. Il manto nevoso sulla Sierra è inferiore alla media del 40%, e quindi lo scioglimento non offrirà il sollievo necessario. Per tutte queste ragioni, il California Department of Water Resources ha già annunciato che prevede di soddisfare solo il 5% delle richieste di acqua ricevute per gli usi residenziali e dell’agricoltura. Quindi siamo di nuovo in emergenza, bisognerà limitare il consumo, e soprattutto prepararsi a fronteggiare la minaccia degli incendi.

Il problema purtroppo non è nuovo. La siccità infatti si ripresenta per l’ottava volta negli ultimi dieci anni, e per la quattordicesima negli ultimi venti. In altre parole, sta diventando la norma. All’inizio il governatore Newsom, peraltro già sotto attacco per la richiesta degli oppositori repubblicani di tenere un referendum allo scopo di cacciarlo, aveva limitato le dichiarazioni di emergenza alle contee più colpite, ma ora è stato costretto ad allargare il provvedimento a quasi tutto lo stato.

La California produce circa un quarto degli alimenti consumati negli Stati Uniti, tra cui il 100% dei pomodori processati, l’88% delle fragole e il 57% delle pesche. Si tratta di un’industria da 50 miliardi di dollari all’anno, che assorbe l’80% delle risorse idriche. In qualche modo dovranno essere razionate, così come il restante 20% che invece entra nelle case per servire le necessità della popolazione.

Sullo sfondo, poi, c’è la grave minaccia degli incendi, che l’anno scorso hanno ucciso 31 persone, bruciato oltre 10.000 edifici e 4,2 milioni di acri di terreno, e fatto danni complessivi per almeno 10 miliardi di dollari. Per non parlare poi del fenomeno della desertificazione, che avanza più lentamente, ma in maniera inesorabile.
 

Questo aiuta a capire perché la California è rimasta alla guida delle politiche per contrastare il riscaldamento globale, anche durante l’amministrazione Trump. Ora Biden ha rilanciato l’impegno degli Stati Uniti per affrontare l’emergenza dei cambiamenti climatici, ma ammesso che la comunità internazionale si dia davvero una mossa, ci vorranno anni per vedere gli effetti pratici positivi. Nel frattempo, a partire da oggi, la California dovrà iniziare ad adottare i provvedimenti di razionamento per superare l’estate, e prepararsi a fronteggiare gli incendi.