Riciclo

Packaging: addio tubetto, il dentifricio ora è in pillole

L'idea della sturtup Bite: una pastiglia da mordere si trasforma in pasta per la pulizia dei denti. Tra i prodotti sfusi venduti online: collutorio, filo interdentale, spazzolini 100% vegetali e gel sbiancante con confezioni in vetro o alluminio, riciclabili e riutilizzabili
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Si mette una pastiglietta in bocca, la si morde, poi si lavano i denti con uno spazzolino bagnato e la pasta si trasforma in normale dentifricio. Il vantaggio è che non lo si spreme da un tubetto di plastica e si risparmia un rifiuto. La nuova formula dell’igiene orale sostenibile è targata Bite, startup che ha allargato la sua gamma di prodotti a pastiglie per collutorio, filo interdentale, spazzolini 100% vegetali e gel sbiancante. Tutto viene venduto in contenitori di vetro con coperchio in alluminio, riciclabili e riutilizzabili, mentre le ricariche sono distribuite in buste compostabili. Del resto, Bite è solo una delle tante aziende che stanno riducendo, azzerando o rendendo meno inquinanti i propri imballaggi.


I consumatori sono spesso disposti a pagare di più, pur di fare la loro parte a beneficio dell’ambiente. A dimostrarlo sono le vendite di Bite che, nel 2020, sono cresciute di oltre il 200% rispetto all’anno precedente. Come racconta Bloomberg, la stessa fondatrice della società è partita dalla volontà di combattere la plastica. Lindsay McCormick era un’ex istruttrice di surf, passata alla produzione televisiva: dovendo viaggiare molto, ha iniziato a usare contenitori ricaricabili per trasportare cosmetici e prodotti da bagno. Il dentifricio, però, esisteva solo nei tubetti. Così, dopo varie ricerche, Lindsay si è messa a creare pastiglie di dentifricio per sé e per la sua famiglia. Per ripagare i costi delle attrezzature, ha in seguito aperto un canale di vendita online.

Anche alcuni dei marchi più famosi al mondo sono impegnati per innovare le loro confezioni. Coca-Cola ha lanciato sul mercato l’acqua Dasani in lattine di alluminio e ha cominciato a realizzare le bottiglie delle sua celeberrima bevanda con plastica riciclata. Dal 2016, la catena di distribuzione Walmart ha stabilito l’obiettivo del 100% di imballaggi riciclabili entro il 2025 per i brand privati. L’azienda di bellezza Lush, invece, vende prodotti per il bagno sfusi dal 1995: si stima che i 47 milioni di barrette di shampoo comprate negli ultimi 15 anni abbiano evitato 3.400 tonnellate di rifiuti di plastica. Ma pure Garnier e altri hanno in commercio detergenti solidi e dotati di packaging in cartone.

Certo, alle industrie serve tempo per consolidare cambiamenti di tale portata. Ma la spinta dell’opinione pubblica e le mutate abitudini di consumo, soprattutto tra i giovani, rivelano che il percorso è obbligato. E i politici si adeguano, dando più peso alla questione climatica e alle possibili soluzioni. L’Unione europea, ad esempio, ha introdotto per prima misure per la gestione dei rifiuti da imballaggio negli anni Ottanta.

Negli Usa, i democratici hanno presentato nel 2020 un disegno di legge per eliminare gradualmente gli utensili di plastica monouso e arrivare all’80% di contenitori per bevande prodotti con materiali riciclati o compostabili entro il 2040; se si approvasse, oltre il 40% dei rifiuti di plastica verrebbe riciclato entro il 2050, rispetto al 10% del 2020.