L'analisi
Nel 1966. L’alluvione di Firenze 

Quando il Belpaese si scoprì fragile

All'inizio fu il tiepido "conservatorismo". Poi arrivarono speculazione edilizia, disastri del territorio, l'atomo. E la difesa dell'ambiente smise di essere una cosa che si contrapponeva allo sviluppo

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All’inizio negli anni ’50 e ’60 si trattò di "conservazionismo", ossia di attenzione alla conservazione della natura e delle bellezze artistiche, e fu negli anni ’70 che divenne "ambientalismo", ossia una nuova cultura specifica sorretta da un sapere politico in divenire. Così è stato non soltanto per l’ambientalismo italiano.

Negli anni '50 nei paesi occidentali prese avvio a partire dagli Usa un’attenzione verso i temi dell’inquinamento, con le due questioni degli esperimenti nucleari sul suolo americano e del largo impiego del ddt. Per l’Italia si aggiunge anche una radice specifica: le lotte contro la speculazione edilizia, in particolare quelle che si svolsero a Roma condotte insieme dal Pci romano, dal giornalismo liberale dell’Espresso e quando nacque nel 1955 da Italia Nostra, la prima grande associazione ambientalista italiana. Nel 1966 nacque la sezione italiana del Wwf, ma si devono ricordare anche Federnatura che si costituì dall’unificazione di piccole associazioni locali nel 1959 e la Lega Italiana per la Protezione degli Uccelli nel 1965.

Formato da intellettuali, urbanisti e personalità di estrazione alto borghese, il primo associazionismo ambientalista fu additato come l’espressione di un mondo di benestanti che poteva dedicarsi alla natura grazie alla sua condizione di agiatezza, e fu accusato di voler rinunciare al miglioramento delle condizioni di vita che il boom economico in svolgimento poteva garantire a tutti. Sviluppo contro natura fu quindi la contrapposizione ideata per screditare i primi difensori dell’ambiente. Ma furono i disastri del territorio di questi anni, originati dal suo malgoverno, a dar loro ragione: oltre all’edificazione sfigurante in molte città, l'inquinamento della val Bormida causato dall’industria Acna, la sciagura della diga del Vajont, l’alluvione di Firenze e la frana di Agrigento.

 

All’inizio degli anni ’70 il contesto dell’attenzione all’ambiente cominciò ad affermarsi sul piano internazionale. Nel 1972 si svolse a Stoccolma la I Conferenza Onu sull'ambiente, dal titolo Una sola terra e fu creato il Programma Onu per l’ambiente; nello stesso anno fu pubblicato il rapporto del Club di Roma I limiti dello sviluppo, che apportò un contributo sostanziale alla maturazione del pensiero ecologista, poiché pose lo sviluppo al centro della sua critica, e perché intorno ad esso si generò un acceso dibattito.

 

In questo decennio in Italia alcuni avvenimenti contribuirono a sollecitare la condivisione delle critiche alle scelte errate in materia di salvaguardia della natura e di sviluppo economico; prima il ritorno di una malattia antica, il colera, di cui scoppiò un’epidemia a Napoli e Bari nel 1973, e poi nel 1976 gli incidenti industriali allo stabilimento Icmesa di Seveso e all'Enichem di Manfredonia. La nuvola di diossina che si sprigionò a Seveso ebbe risonanza nel mondo poiché non si conoscevano le conseguenze di tale contaminazione sulla salute, e impose all’attenzione delle istituzioni il rischio industriale.

 

Gli anni '70 dappertutto furono segnati anche dallo shock petrolifero del 1973, quando in seguito alla guerra arabo-israeliana del Kippur, una spirale di timori fece aumentare il prezzo del greggio. La crisi petrolifera pose per la prima volta l'umanità di fronte alla finitezza dei combustibili fossili, così la riflessione ecologista si arricchì di un altro discorso, quello sulle fonti di energia. La risposta italiana fu il ritorno a programmi di costruzione di centrali nucleari, ma man mano che ne furono definite le localizzazioni, si generò la contestazione della popolazione dei luoghi indicati. Questa lunga stagione della lotta contro l’atomo fu molto feconda per l’ambientalismo italiano, perché spinse tutti i soggetti che componevano l’arcipelago verde (le grandi associazioni, i comitali locali contro il nucleare, i comitati locali attivi su diverse questioni, i gruppi di discussione e le riviste) a legarsi assieme nella battaglia contro le centrali, realizzando così una connessione identitaria più forte che lo trasfigurò in movimento vero e proprio.

 

Intanto nel 1979 nacque anche Legambiente, che praticò fin da subito un ecologismo politico, e nel 1986 la sezione italiana di Greenpeace. All'inizio degli anni '80 parte dell'ambientalismo scelse di darsi la forma di partito, così nella tornata amministrativa del 1980 furono sperimentate le prime Liste verdi, che poterono in seguito arrivare in Parlamento con le elezioni politiche del 1987; l’avanzata dell’ambientalismo si rese visibile in quell’occasione anche con l’elezione di noti ambientalisti nelle liste di Dp, Pci, e Sinistra indipendente.

 

Ma va precisato che nel frattempo vi era stato nel 1986 l’incidente di Chernobyl che aveva confermato i timori degli antinuclearisti allargando così il consenso degli italiani alle ragioni dell’ecologismo. Nel 1987 si svolse anche il referendum contro il nucleare che fu vissuto come una vittoria degli ambientalisti.

 

In quegli anni consolidarono le preoccupazioni per l’ambiente l’aumento dello smog automobilistico e l’euftrofizzazione delle alghe nell’Adriatico, e a livello internazionale l’avanzante deforestazione dell’Amazzonia e il disastro petrolifero della nave Exxon Valdez. Il tutto ormai era vagliato anche in Italia secondo il concetto di sviluppo sostenibile, coniato nel 1987 con il Rapporto Brundtland. Il livello internazionale inoltre si confermò in un ruolo crescente con la II Conferenza Onu sull’ambiente e lo sviluppo a Rio del Janeiro nel 1992.

Dalla fine degli anni ‘90 parzialità e contrapposizioni hanno segnato l’avvicendarsi delle formazioni partitiche verdi, fino alla loro uscita dal parlamento con le elezioni del 2008. Ma nel frattempo la cultura ecologista si è andata affermando sempre più presso gli italiani, grazie al lavoro dell’associazionismo ambientalista ma anche a causa della grave e pericolosa emergenza ambientale rappresentata dal cambiamento climatico. Soprattutto si è affermata presso le nuove generazioni, come ha mostrato la nascita della loro organizzazione Friday for future.