Firenze

Oltre la siepe, una ciminiera: l'ex fabbrica ora ha un cuore verde

Gli spazi dell'ex Manifattura Tabacchi trasformati in atelier, botteghe, bar e ristoranti, co-working, scuole di alta formazione, teatro e tanto verde. Un progetto di rigenerazione urbana basato su materiali di recupero, risparmio di energia e acqua, mobilità dolce e verde diffuso

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Un grande progetto di rigenerazione urbana è in atto a Firenze: parte proprio in questi giorni il cantiere di ristrutturazione più importante, nel cuore dell’ex Manifattura Tabacchi. Una nuova fabbrica di creatività sostenibile sarà inaugurata a settembre 2022: gli spazi industriali si trasformano in un quartiere dedicato ad artigiani, artisti, studenti, tra atelier, botteghe, bar e ristoranti, co-working, scuole di alta formazione, teatro e tanto verde.

L’obiettivo ambizioso è di restituire a Firenze un luogo che le appartiene da sempre: dal 1940 al 2001 ha ospitato la fabbrica cittadina di sigari e sigarette, uno dei migliori esempi di architettura razionalista in Italia. Rinasce un po’ alla volta Manifattura Tabacchi, all’insegna di arte, cultura, formazione, sostenibilità e produttività. Sedici edifici che si sviluppano su una superficie di 110 mila metri quadrati con spazi aperti, strade interne, elementi iconici dell’industria novecentesca come la grande ciminiera in mattoni. All’interno del triangolo urbano è già operativa la terza sede di Polimoda, una delle migliori scuole del settore.

Fabbrica dell'aria, ecco la serra indoor che purifica l'ambiente

Più di 3 mila metri quadrati ospitano eventi ed eccellenze nel campo del design, della moda e della manifattura; uno degli ex edifici industriali contiene la Fabbrica dell’aria, l’originale sistema di depurazione indoor ideato dal botanico Stefano Mancuso. E c’è anche il Not a Museum (Nam), un ampio spazio espositivo dedicato all’arte contemporanea.

La pandemia in corso ha un po’ rallentato la ristrutturazione, ma ha consentito di mettere a fuoco priorità e progetti: “Ci concentreremo con convinzione sulla sostenibilità ambientale e sociale”’ spiega Giovanni Manfredi, ceo di Manifattura Tabacchi. Per Manfredi sono tre i temi principali che legano la ricucitura urbana in atto con la salvaguardia dell’ambiente: “il primo è il restauro degli edifici esistenti, che consente il recupero di spazi e materiali e il risparmio di suolo. Il secondo sono le grandissime economie di acqua ed emissioni di CO2, grazie alla realizzazione di un anello di condensazione alimentato da energia geotermica, a un sistema di raccolta dell’acqua piovana e all’efficienza energetica certificata alla quale puntiamo”. Ultimo aspetto: la realizzazione di reti di mobilità alternativa e dolce che attraverseranno l’area e la collegheranno ai quartieri, ai parchi e ai nodi della città.

La connessione con la rete tranviaria, garantita dal Comune, unirà Manifattura al centro cittadino, all’aeroporto e alla stazione ferroviaria di Santa Maria Novella. Piste ciclabili attraverseranno il contiguo Parco delle Cascine e, lungo l’Arno, raggiungeranno il cuore di Firenze e i quartieri Isolotto e Novoli, raccordandosi con le ciclovie già esistenti. “Arte, cultura, artigianato, residenza: abbiamo l’ambizione di trasformare questo luogo ritrovato della città in un manifesto del fare, dove creatività e manualità si contaminino a vicenda, in continuità con la bellezza e lo spirito concreto di Firenze”, chiosa Manfredi.

Ora il progetto entra nella seconda fase, con l’apertura del cantiere nei sei edifici al centro del complesso, la cosiddetta Factory, cuore pulsante di Manifattura, che sarà inaugurata nel settembre 2022. Roberta Pasinetti, l’architetta responsabile del cantiere, snocciola qualche numero: “costerà 30 milioni di euro, inizialmente saranno impegnate 70-80 persone che saliranno a una media di 200 presenze al giorno, 20 mila sono i mattoni già recuperati, oltre a vecchie porte e serramenti”. Il restauro del moderno come tema ossessionante, per valorizzare in un ciclo economico l’architettura industriale del Novecento. L’impresa scelta per il lavoro di ristrutturazione viene da Oderzo (Treviso) ed è specializzata nei restauri dei palazzi veneziani: “garantisce qualità e il giusto approccio”, dice Pasinetti.

La conservazione è anche il leit motiv del progetto del verde, realizzato dall’architetto del paesaggio Antonio Perazzi e finalizzato “al mantenimento della vegetazione nata nella fabbrica dopo 20 anni di abbandono”. Assecondare le piante spontanee, perfino sambuchi e rovi che producono humus sui terreni impoveriti, e aggiungere specie ispirandosi alla ricchezza del paesaggio italiano: questo il principio guida.

Officina botanica. Secondo Perazzi “il giardino sopra le ex officine sarà il fiore all’occhiello di Manifattura. Un giardino segreto, nascosto, chiuso da una corte, protetto”. Cento alberi, 1.300 tra arbusti e perenni, 250 metri quadrati di piante tappezzanti. Perazzi l’ha chiamato “Officina botanica”, perfetta sintesi della storia dell’opificio e del suo futuro. Si punta sulla qualità della vegetazione mediterranea, sulla micro-flora e sulle rarità botaniche del paesaggio fiorentino e toscano. Le specie vegetali scelte richiedono un ridotto apporto idrico e poca manutenzione, possiedono ottime capacità di filtrare e ridurre gli inquinanti dell’aria.

Tre fasce di vegetazione lussureggiante sulla copertura dell’antica officina (la nuova Factory) daranno origine a una vera e propria giungla urbana. Nella fascia più esterna saranno collocati cespugli ricadenti con cascate di fiori leggeri, dal rosa porpora della Lespedeza thunbergii al giallo del gelsomino d’inverno (Jasminum nudiflorum). Nella fascia centrale troveranno spazio le piante dalle foglie aromatiche, che fioriscono più volte nel corso delle stagioni e producono bacche buone e decorative: pero corvino (Amelanchier canadensis), tamerice, mirto. Nella fascia più interna le piante speciali della tradizione orticola fiorentina, iris e gelsomini, in continuità con la ricca storia botanica del giardino di Boboli e delle altre ville di Firenze. Tra le varietà: l’iris florentina, il giglio bianco diventato il simbolo di Firenze, altre due varietà di iris (Iris germanica e Iris unguicularis) e poi orchidee terricole originarie della California, ma ambientate da secoli a Firenze.

Il Giardino della ciminiera. In un altro cortile dell’ex Manifattura, sul quale affacceranno gli ambienti residenziali, nascerà il Giardino della ciminiera, anch’esso ideato da Antonio Perazzi: “la pretesa è di climatizzare il cortile raffrescando l’aria con superfici drenanti, depressioni con acqua, vegetazione igrofila”’ dice. L’ispirazione viene dalla storia della fabbrica, che, negli anni in cui è rimasta vuota, è stata progressivamente conquistata da specie vegetali, autoctone e non, sbucate spontaneamente dal cemento: piante pioniere che si sono adattate a sopravvivere negli spazi abbandonati dall’uomo e hanno ripopolato e abitato Manifattura fino ad oggi.

Attualmente è un giardino temporaneo con spazi per bambini con Euphorbia, salici e alberi di Giuda Salvia. In futuro ospiterà, tra l’altro, una fattoria verticale e una mostra botanica.

Gli altri spazi verdi. Parchi urbani, viali e spazi alberati, canali con vegetazione ripariale circondano l’area di Manifattura e sono oggetto di progetti paesaggistici che possono contribuire alla riconnessione dell’archeologia industriale al tessuto cittadino. In via delle Cascine saranno conservati gli alberi esistenti e aggiunte specie più piccole come orniello, ligustro selvatico, corbezzolo, alloro. Fortissimo il rapporto col parco delle Cascine “che potrebbe diventare l’Hide Park di Firenze”, azzarda Perazzi. Lo spazio antistante al teatro Puccini era un luogo fresco, protetto dall’ombra di immensi platani con “un’atmosfera quasi da parco francese” e potrebbe recuperare il suo genius loci con la piantumazione di alberi di Paulownia. E ancora: un orto didattico per il futuro asilo, praterie fiorite lungo gli argini dei fossi, aiuole di piante perenni lungo le vie più frequentate “per suggerire una dimensione da cortile, quasi un salotto”, conclude Perazzi.

Idee, progetti e realizzazioni si susseguono in quella che fino a pochi anni fa era un’area inaccessibile e inutilizzata e che sta diventando sempre più permeabile e vitale, con un’attenzione speciale all’ambiente. Dalle radici industriali di Firenze ora scorre nuova linfa e si attendono buoni frutti.