Il microchip diventa flessibile e per una volta la plastica è a fianco dell’ambiente

L'italiana Fleep Technologies e i suoi circuiti elettronici realizzati con stampanti di precisione su materiali a base di carbonio. "Così possiamo trasformare qualsiasi cosa in un oggetto smart e a differenza di quella basata sul silicio la nostra tecnologia è riciclabile"  
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Strano a dirsi, ma il futuro sostenibile dell'elettronica passa forse per la plastica. La grande nemica dell'ambiente potrebbe diventare per una volta un'alleata, almeno sul fronte dei tanti dispositivi digitali che usiamo. "A differenza del silicio, che non è riciclabile, se infatti avessimo processori e circuiti stampati in materiali plastici li potremmo trattare come facciamo con i rifiuti tradizionali. Oggi invece sono rifiuti speciali e in parte comunque impossibili da riciclare", racconta Giorgio Dell'Erba, cofondatore insieme a Paolo Colpani e Mario Caironi della Fleep Technologies.

Sull'elettronica flessibile in Europa si stanno muovendo un piccolo gruppo di startup europee, fra le quali due sono inglesi, una è tedesca e l'ultima è l'azienda di Dell'Erba nata nel 2019. Barese d'origine, 33 anni, con un passato al Politecnico di Bari, Milano e all'Istituto Italiano di Tecnologia (Iit), ha messo a punto un sistema per stampare su materiali plastici circuiti e microprocessori in grado di trasformare qualsiasi oggetto in un dispositivo capace di ricevere e comunicare informazioni.

"Se applicassimo l'elettronica flessibile ad un tavolo, collegando una serie di sensori, potremmo sapere quanto e quando è stato adoperato", prosegue il cofondatore di Fleep Technologies. "Oppure potrebbe illuminare l'area dove è stata poggiata una tazza. Si potrebbe anche inserire sui sedili di un'automobile per tenere conto della distribuzione del peso dei passeggeri o ancora su un braccialetto che controlli il livello di glucosio o la temperatura".

Insomma, i sogni legati ai microchip in plastica volano alto e immaginano di poter trasformare quel che ci circonda in un'infinità di superfici e oggetti smart. Le prestazioni però sono molto inferiori rispetto a quelle dell'elettronica tradizionale. Se la velocità dei processori di oggi si misura in gigahertz, quella dei transistor stampati non raggiunge nemmeno i megahertz ma è nell'odine delle decine o centinaia di kilohertz. Insomma, in termini di potenza siamo agli anni Settanta.

Ma è quanto basta per realizzare un prototipo di inalatore che segnala il numero di dosi contenute ed usate visualizzate su un piccolo display. E ora alla Fleep Technologies stanno lavorando anche ad una piattaforma online che possa gestire questo nuovo universo possibile di oggetti (quasi) intelligenti oltre a continuare la sperimentazione su nuovi apparecchi fra mille difficoltà, visto che in Italia non ci sono stampanti ad inchiostro tanto precise e bisogna rivolgersi al resto d'Europa.

Sono ancora in laboratorio ma puntano alla produzione industriale. Anche perché i loro concorrenti usano gli stessi processi del silicio sfruttando ossidi di metallo applicati ad un substrato flessibile. La tecnologia della Fleep invece usa materiali resi fluidi e stampati come l'inchiostro. Abbattono così i costi di produzione anche se le performance sono minori.

Ma su questo aspetto Giorgio Dell'Erba e si suoi colleghi guardano all'orizzonte un certo ottimismo: "L'elettronica basata su silicio ha settant'anni di storia e di evoluzione. Non intendiamo sostituirla, bensì dare un minimo di intelligenza ad oggetti di uso comune e con una tecnologia riciclabile e a basso impatto ambientale". I fondatori di Fleep Technologies ci tengono poi a sottolineare che l'uomo nel 1969 ha messo piede sulla Luna volando su una nave che era gestita da un computer dalla potenza di calcolo ridicola rispetto a quelle dei computer di oggi. Come dicevamo, si sogna in grande.