Biodiversità

Nella zanna del narvalo i segreti che ci aiuteranno a salvarlo

(foto: Fisheries and Oceans Canada / Youtube) 
Una ricerca internazionale sul predatore artico svela la particolarità della zanna: come una scatola nera, fornisce informazioni sullo stato di salute dell'animale e sull'habitat che lo circonda. Informazioni preziose per proteggerlo dalla minaccia climatica
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Il narvalo (monodon monoceros, in norvegese “balena cadavere”) è un cetaceo appartenente alla famiglia dei delfinatteri. La sua particolarità è di possedere un zanna simile a una vite, che si avvolge su se stessa da destra verso sinistra allungandosi fino a 2,7 metri e grazie alla quale viene definito l'"unicorno marino". Per ogni anno di vita superato, la zanna del narvalo cresce di un anello in più. E ciascun nuovo strato di crescita fornisce informazioni sullo stato di salute dell'animale, sulla sua dieta e di conseguenza anche sull'habitat che lo circonda. Una vera 'scatola nera', che è anche una sentinella per l'ambiente. Per ambiente si intende il Mare Artico, dove il narvalo (che può raggiungere i 4-5 metri esclusa la zanna) è di casa. Un team internazionale di ricercatori, guidato dal professor Rune Dietz del Dipartimento di Bioscienze e del Centro di ricerca artico dell'Università di Aarhus, ha studiato ogni singolo strato di crescita delle zanne di dieci narvali della Groenlandia nord-occidentale. 


La ricerca, pubblicata sulla rivista Current Biology, si è concentrata in modo particolare sul mercurio e sugli isotopi stabili di carbonio e azoto presenti nella zanna. Dall'analisi di queste sostanze si è così risaliti a cosa i narvali hanno mangiato lungo la loro vita. E a come le condizioni del ghiaccio che forma il loro habitat (nonché l'impatto di potenziali composti tossici come il mercurio) sono cambiate nel tempo. Un'altra informazione data dagli elementi chimici è la posizione del narvalo nella catena alimentare.
Per esempio, un valore alto del carbonio (δ13C) indica che l'animale ha vissuto soprattutto vicino alle banchise ghiaccio circostante, mentre un valore basso prova la permanenza del narvalo in mare aperto. Ciò che divide i ricercatori è il ruolo di quel dente gigantesco. Alcuni dati suggeriscono che viene utilizzato per cercare il cibo. Altri studiosi presumono che i narvali maschi usino la loro lunga zanna per impressionare le femmine. Tuttavia la cosa più affascinante, che accosta questi speciali cetacei agli alberi, è che ogni strato della zanna offre dati preziosi sulle loro condizioni di vita dalla nascita alla morte.

"È singolare che un animale possa contribuire in un modo così singolare a fornire una serie di dati lungo un termine di 50 anni. Spesso è proprio attraverso queste serie temporali lunghe che noi ricercatori arriviamo a comprendere lo sviluppo delle comunità biologiche. Ma queste serie ininterrotte di dati sono molto rare. Nel caso dei narvali, i dati che abbiamo raccolto sono uno specchio dell'ambiente artico" rivela il professor Dietz.

Per i predatori artici come i narvali (ma anche per l'orso polare e per le balene) le principali minacce sono i cambiamenti climatici e l'eccessiva quantità di mercurio ingerita tramite il cibo. Elevate dosi di metalli pesanti, nei corpi di queste creature diventano tossiche. Ne influenzano negativamente le funzioni cognitive, il comportamento, la capacità di riproduzione e le difese immunitarie. Nel Mare Artico, il cambiamento climatico degli ultimi 30-40 anni ha portato a un calo della presenza di ghiaccio con gravi conseguenze sulla fauna locale. Alcune specie, come gli orsi, dipendono dal ghiaccio per la ricerca di cibo.

Altre, come le foche, lo utilizzano come terreno di riproduzione. Per il narvalo poi, il ghiaccio fa da trincea contro i nemici come le orche assassine. I cambiamenti di temperatura e della copertura del ghiaccio marino portano però all'invasione di nuove specie dalle zone più calde, il che influisce sull'intera catena alimentare e quindi sulle condizioni di vita delle specie autoctone.