Anche nella preistoria i cambiamenti climatici facevano danni

(Credit: Hans Sell) 
La maggior parte dei grandi mammiferi preistorici del Nord America si è estinta intorno a 10 mila anni fa. Un nuovo studio su Nature indica il colpevole: i cambiamenti climatici
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Bradipi, tapiri, lama e felini giganteschi abitavano il Nord America verso la fine del Pleistocene. A fianco di mammut, bisonti e altri animali di enormi proporzioni, che oggi raggruppiamo sotto il termine megafauna. Poi di colpo (in termini geologici quanto meno), quasi tutti i mammiferi di grandi dimensioni sono scomparsi dal continente: 10mila anni fa praticamente ogni animale nordamericano al di sopra dei 44 chili si era estinto. Sulle causa di questo fenomeno si discute molto tra gli esperti, e un nuovo studio pubblicato su Nature Comunications potrebbe aver trovato la spiegazione. Secondo gli autori, ricercatori del Max Planck Extreme Events Research Group di Jena (in Germania) la scomparsa dei grandi mammiferi nordamericani sarebbe stata causata da un problema che conosciamo fin troppo bene anche oggi: i cambiamenti climatici.

Il declino della megafauna nordamericana è un fenomeno noto da anni, per il quale la comunità scientifica ha formulato due ipotesi contrastanti. La prima, più diffusa, è che si tratti della prima avvisaglia del potere distruttivo della più letale specie animale mai apparsa sulla Terra: la nostra. Intorno a 14 mila anni fa gli esseri umani si diffusero capillarmente nel continente, portando le loro tecniche di caccia e una popolazione in crescita che necessitava di essere sfamata. E così, la caccia eccessiva e la competizione inedita fronteggiata dai grandi predatori potrebbe aver portato moltissimi mammiferi di grandi dimensioni all’estinzione.

Nello stesso periodo, però, un altro fenomeno stava interessando le aree del continente nord americano: una fase di importanti cambiamenti nel clima della regione. Per primo arrivò un periodo di temperature particolarmente miti, che a partire da 14.700 anni fa scaldo notevolmente il continente. A seguire, una rapida glaciazione, che circa 12.900 anni fa produsse in molte parti del Nord America condizioni climatiche quasi polari. Entrambi i fenomeni, caccia eccessiva e crollo delle temperature, potrebbero essere stati responsabili dell’estinzione di massa della megafauna americana, e fino ad oggi entrambe le ipotesi avevano i propri supporter tra gli esperti.

“Un approccio comunemente utilizzato per risolvere questo enigma è stato provare a determinare con precisione il momento in cui si è estinta la megafauna, per poi vedere se questo coincideva con l’arrivo degli esseri umani nel continente o con qualche evento climatico”, spiega Mathew Stewart, coautore della nuova ricerca. “L’estinzione però è un processo, e questo significa che impiega del tempo per completarsi. Per capire le cause dell’estinzione della megafauna nordamericana è quindi cruciale comprendere in che modo sono fluttuate queste popolazioni di animali nel periodo che ha preceduto l’estinzione. Senza dati su questi pattern, tutto ciò che vediamo sono coincidenze”.

Per ottenere dati concreti sulle fluttuazioni nelle popolazioni di megafauna, i ricercatori tedeschi hanno utilizzato un nuovo approccio sviluppato negli ultimi anni da uno dei coautori dello studio, che sfrutta il radiocarbonio per inferire la presenza di animali ed esseri umani nelle aree analizzate, e incrocia i risultati con calcoli statistici che contribuiscono a chiarire con più precisione le dimensioni delle popolazioni. Un metodo chiamato Radiocarbon-dated Event-Count che ha permesso ai ricercatori di ottenere una fotografia molto più accurata dei cambiamenti avvenuti nelle popolazioni di mammiferi americani nei millenni che precedono la sparizione della megafauna.

 

“I nostri calcoli ci dicono che la megafauna è aumentata in Nord America quando le temperature sono salite, intorno ai 14,700 anni fa – spiega Stewart – per poi diminuire intorno ai 12.900 anni fa, quando il clima si è fatto drasticamente più rigido, e che poco tempo dopo si è iniziati ad assistere alla sparizione della megafauna”.

 

I risultati – sottolinea Stewart – non assolvono completamente gli esseri umani, il cui arrivo in molte aree del pianeta è coinciso troppo precisamente con fenomeni di estinzione su larga scala. Secondo l’esperto, quel che emerge dal nuovo studio è che probabilmente la fine della megafauna americana non è stata causata da una cieca furia omicida da parte dell’uomo. Questo non vuol dire che la nostra specie non possa aver contribuito più indirettamente all’estinzione di grandi mammiferi terrestri del Nord America, magari modificando l’ambiente fino a renderlo inadatto per questi animali, un po’ come abbiamo ripreso a fare nell’ultimo secolo.