Una immagine dalla savana: anche le zebre emigrano 

La vita è un viaggio, le virtù dei migratori

Uno studio pubblicato su Nature: i mammiferi e gli uccelli migratori hanno ritmi di vita più rapidi rispetto ai sedentari: esistenze più brevi, ma compensate da un maggior numero di figli. Un adattamento che consente di fare fronte ai tanti pericoli, ma sarà ancora efficace in tempo di cambiamenti climatici?

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Ci sono animali per i quali la vita è letteralmente un viaggio: sono i migratori. Via terra, via aria, via mare, ogni anno ripercorrono le stesse rotte. Migrano i piccolissimi colibrì golarubino (che pesano appena 6 grammi!), le grandi  balene grigie attraverso i mari, i caribù su neve e ghiaccio. Specie diversissime tra loro, ma che condividono un’esistenza fatta di partenze e ritorni, di resistenza e di sensi straordinari per orientarsi. E, come rivela uno studio pubblicato su Nature communication, accumunate da ritmi biologici più veloci di quelli degli animali sedentari. No, non parliamo di metabolismo, anche se sicuramente la migrazione comporta un enorme dispendio energetico, ma proprio delle caratteristiche biologiche, come la riproduzione e la durata della vita.

I ricercatori hanno analizzato le caratteristiche di 1296 specie tra mammiferi e uccelli: longevità, maturità sessuale delle femmine, durata dello sviluppo del feto, velocità di crescita dei piccoli, oltre al numero di eventi riproduttivi che si verificano nel corso di un anno, e numerosità delle nidiate o cucciolate. Oltre a questo, hanno tenuto conto della distribuzione spaziale delle specie e delle modalità di spostamento (volo, nuoto o marcia). I risultati indicano che sono più propense a viaggiare tutte le specie che passano almeno una fase del loro ciclo vitale ai poli o nelle zone circumpolari. In generale, tra i volatori (uccelli, ma anche pipistrelli), la propensione a migrare è inversamente legata alla massa corporea: i migratori sono più leggeri dei sedentari. Al contrario, camminatori e nuotatori sono più grandi e pesanti, e chi cammina segue rotte più brevi rispetto a quelle dei volatori e nuotatori, perché il costo dello spostamento è maggiore. Ma soprattutto, la migrazione influenza la durata temporale del ciclo biologico. La maggior parte delle specie  migratrici hanno ritmi vitali molto più rapidi rispetto alle  sedentarie: raggiungono più precocemente la maturità sessuale, lo sviluppo sia fetale che dei piccoli è più rapido, ma hanno anche una aspettativa di vita più breve. La migrazione è piena di insidie. Spostarsi implica un grosso dispendio energetico, e sono tanti gli imprevisti che si possono trovare lungo il percorso, ad esempio un evento climatico avverso come una tempesta. Si pensi ad esempio a quanto possa essere impegnativo il viaggio di una sterna artica, un uccello che pesa in media 100 grammi, che può compiere tragitti di più di 90mila Km in un anno, dall’Antartide alla Groenlandia, volando sempre sopra gli oceani. Per questo un migratore corre più rischi di morire rispetto a chi vive tutto l’anno in un posto, ma questa bassa speranza di vita viene compensata con dei tassi riproduttivi più veloci. Se non sopravvive il singolo, sopravviverà la sua progenie, e in generale, la specie.

La migrazione è definita come uno spostamento bidirezionale tra almeno due aree distinte. Dal punto di vista evolutivo gli animali che migrano si spostano costantemente alla ricerca delle situazioni ottimali in cui riprodursi o svernare, invece che sviluppare adattamenti alle condizioni ambientali del posto in cui nascono, come fanno le specie più sedentarie. Eppure questi incredibili viaggiatori sono sempre più minacciati dalle modifiche antropiche del paesaggio e del clima, che sono troppo repentine anche per chi, come loro, vive con ritmi biologici veloci. Nel Polo nord il riscaldamento climatico sta procedendo con ritmi doppi rispetto a quelli medi del resto del mondo, e questo implica un costante anticipo della primavera. Millenni di evoluzione hanno fatto sì che i migratori arrivassero nell’Artide al disgelo, per trovare le risorse alimentari più caloriche per i loro piccoli. Ma ora non fanno più in tempo, e anche se possono provare ad accelerare il viaggio (aumentando però il dispendio energetico), o persino ad anticipare le date dei parti, come è stato dimostrato per i caribù, restano sempre in ritardo rispetto al clima che cambia. E non a caso le specie migratrici sono quelle che mostrano in generale un maggior tasso di declino delle popolazioni.

Le migrazioni non sono solo minacciate dai cambiamenti climatici, ma anche dalla rapida trasformazione e dalla frammentazione degli habitat. Ad esempio in Botswana, le zebre di pianura percorrono circa 600 Km ogni anno facendo avanti e indietro tra il delta del fiume Okavango e i laghi salati di Makgadikgadi. Una migrazione che è stata interrotta per ben 36 anni dalla presenza di una grossa recinzione invalicabile che per fortuna è stata rimossa. Ma se in questo caso c’è un lieto fine, troppi sono i casi in cui una strada, una ferrovia o una costruzione decreta la fine di una migrazione, o un aumento esponenziale dei pericoli; tantissime sono le rotte migratorie che sono andate perdute, e mantenere le poche rimaste implica un grosso e importante sforzo di conservazione, come le iniziative negli USA per tutelare le rotte delle antilocapre, dei cervi mulo e altri ungulati migratori. A volte per interrompere una rotta è sufficiente la sola presenza umana, come nel caso delle renne selvatiche in Norvegia, che impaurite dalla presenza degli impianti turistici non si spostano più, spesso restando in habitat non ottimali per loro, e rischiando quindi di non superare l’inverno.

Lo slogan del 2020 della convenzione sulle specie migratrici (o di Bonn, un accordo internazionale per la tutela dei migratori), è “i migratori connettono il mondo”. Difficile trovare una descrizione più adatta. La rondine che ha fatto il nido sotto il tetto di una casa in Italia, è la stessa che oggi vola nei cieli del Sud Africa, dopo aver sorvolato il Sahara. E che, se tutto andrà bene, tornerà la prossima estate a far visita allo stesso sottotetto italiano. I migratori cercano di adattarsi ai cambiamenti, ma hanno bisogno di tutele, riduzione della frammentazione, e impegno condiviso per una sostenibilità ambientale transfrontaliera.