L'inquinamento

Accordo mondiale per arginare il fiume di plastica, UK e Stati Uniti dicono no

All'Onu c'è una quasi unanimità sull'iniziativa. Ma i due paesi, membri permanenti del Consiglio di Sicurezza, e quindi con diritto di veto, si oppongono. E sono proprio fra i maggiori produttori di rifiuti di plastica del pianeta

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LONDRA - Il mondo sembra vicino ad approvare un nuovo trattato internazionale per arginare il fiume di plastica che finisce in mare e danneggia l'ambiente. Una riunione dell'Onu conclusa la scorsa settimana ha segnalato una quasi unanimità sull'iniziativa. Ma due paesi chiave, entrambi membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dunque in possesso di diritto di veto su qualunque decisione, si oppongono: Stati Uniti e Gran Bretagna. E sono proprio fra i maggiori produttori di rifiuti di plastica del pianeta.

Il Gruppo di Lavoro sulla Plastica Marina (Aheg il suo acronimo inglese), creato nel 2017 dall'Assemblea Generale, ha terminato nei giorni scorsi una conferenza virtuale per discutere la questione: più di due terzi dei paesi dell'Onu, tra cui l'Unione Europea, l'Africa, i Caraibi e gli stati del Pacifico settentrionale e meridionale, si sono dichiarati favorevoli a considerare l'opzione di un nuovo accordo globale sull'inquinamento della plastica nei mari. Il trattato sarebbe simile a quello di Parigi sul cambiamento climatico o al protocollo di Montreal sull'ozono.

Ma Usa e Regno Unito non hanno aderito. Washington si oppone a un accordo internazionale sui rifiuti di plastica: un atteggiamento che potrà cambiare quando dal 20 gennaio alla Casa Bianca ci sarà Joe Biden al posto di Donald Trump. Londra è incerta se appoggiare un nuovo trattato o chiedere che vengano rafforzati gli accordi in materia già esistenti. Una decisione del ministro dell'Ambiente Zac Goldsmith viene data come imminente.

Studi dell'Onu hanno tuttavia stabilito che gli accordi esistenti, come la convenzione di Stoccolma e di Basilea, sono "frammentari e inefficienti", come riporta il Guardian. Se le tendenze attuali proseguono, la quantità di plastica nei mari triplicherà entro il 2040, raggiungendo 29 milioni di tonnellate l'anno, pari a 50 chili per ogni metro di linea costiera nel mondo. E tutti i tentativi compiuti finora promettono di ridurre il volume dell'inquinamento marino soltanto del 7 per cento. Alla conferenza della settimana passata, oltretutto, molti delegati hanno espresso il timore che la crisi ambientale sia aggravata dall'inquinamento di plastica collegata ai materiali protettivi necessarie per combattere la pandemia da coronavirus.