Fame e cambiamenti climatici: popolazioni montane a rischio

Per che abita in montagna la vita è dura da sempre ma adesso sopravvivere si fa ancora più difficile.  Oggi, in occasione della Giornata Internazionale della Montagna, la Fao e il Segretariato della Mountain Partnership hanno pubblicato nuovi allarmanti dati: nonostante su scala globale la fame stia diminuendo, in montagna il numero delle persone minacciate dall'insicurezza alimentare è aumentato del 30% dal 2000

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Nei paesi in via di sviluppo un abitante di montagna su tre è a rischio d'insicurezza alimentare ed il numero sale quasi ad uno su due se si considera soltanto la popolazione montana rurale. Frequenti sono anche le carenze nutritive a causa di una alimentazione solitamente ricca di amidi (riso e altri cereali). Le comunità montane che si sono stanziate nelle Ande, nell'Himalaya e nelle montagne della Cina hanno sviluppato una carenza di iodio tra le più alte del mondo. In Tagikistan, il tasso di ritardo nella crescita infantile sfiora il 40%.

Questi dati sono tanto più rilevanti se si considera che le montagne ricoprono il 22% della superficie terrestre e ospitano il 13% della popolazione mondiale. Per realizzare gli Obiettivi dello Sviluppo Sostenibile e quindi porre fine a fame e malnutrizione entro il 2030, è evidente che le comunità montane non possano più essere trascurate.

La minaccia della fame in crescita non è l'unica sfida che le comunità montane si trovano ad affrontare: il 90% della popolazione montana vive in paesi in via di sviluppo, per lo più dipendendo da un'agricoltura di sussistenza praticata in ecosistemi fragili estremamente suscettibili agli impatti negativi delle variazioni del clima. Pur avendo il minore impatto ambientale al mondo, le popolazioni montane sono le prime a pagare per le conseguenze negative del cambiamento climatico: minori nevicate si traducono in drastiche riduzioni della portata dei fiumi che forniscono ai contadini l'acqua per l'irrigazione. Temperature mediamente più alte consentono la propagazione di parassiti e malattie ad altitudini a cui prima non potevano proliferare. La perdita di raccolti e bestiame costituisce una realtà sempre più diffusa. Inoltre, la frequenza di slavine, valanghe, frane e inondazioni dovute allo scioglimento dei laghi glaciali è in aumento. Questi eventi estremi causano morte e distruggono infrastrutture, impendendo così l'accesso a strade, scuole, mercati e ospedali.  

Le comunità montane sono molto resilienti. Possiedono conoscenze tradizionali che consentono loro di adattare le pratiche agricole alle variazioni stagionali del clima nonché alle diverse altitudini ed esposizioni dei versanti. Oggi però si trovano ad affrontare avversità ben maggiori che in passato. Gli effetti negativi del cambiamento climatico in montagna non condizionano soltanto la popolazione residente. Si ripercuotono in modo drammatico su tutti noi. Le montagne, riserve d'acqua del nostro pianeta, forniscono tra il 60 e l'80% dell'acqua che usiamo per il consumo domestico, agricolo e industriale. New York, Rio de Janeiro, Nairobi, Tokyo e Melbourne sono soltanto alcuni esempi di grandi città che dipendono dalle montagne per soddisfare il loro fabbisogno idrico. In montagna si trova il 25% della biodiversità terrestre e si concentra il 15-20% del turismo mondiale. Tutti questi benefici per l'umanità saranno gravemente danneggiati dall'aumento delle temperature.

La buona notizia è che creando una volontà politica forte ed investendo nell'adattamento ai cambiamenti del clima si potrebbero generare nuove opportunità per ridurre povertà e fame in montagna.

Con una gestione efficiente del territorio, le comunità montane possono aiutare ad attenuare alcuni degli effetti del cambiamento climatico, a tenere sotto controllo l'erosione, a preservare la biodiversità e a proteggere le fonti d'acqua ed è  importante che i governi ricompensino, attraverso meccanismi adeguati, le popolazioni montane per i benefici che garantiscono a tutti noi.

Inoltre, le comunità montane devono essere incentivate a generare reddito con attività che rispettino l'ambiente, garantendo sbocchi commerciali per la vendita dei loro prodotti di alta qualità come caffè, formaggi, piante aromatiche, spezie, erbe medicinali e prodotti artigianali.  
 
Gli agricoltori di montagna possono contare su tecniche tradizionali sostenibili e introdurre tecniche innovative più adatte a un clima e a un ambiente in continuo mutamento,  che al contempo migliorino il loro accesso a nuove conoscenze e risorse.

La Giornata Internazionale della Montagna cade oggi in coincidenza con la chiusura della Conferenza di Parigi 2015 sui cambiamenti climatici e pertanto lanciamo un appello all'azione rivolto alla comunità internazionale.

È giunta l'ora di trattare come una priorità il miglioramento delle condizioni di vita e dell'ambiente delle popolazioni montane  -  per il loro bene e per il nostro.


*FAO, Coordinatore del Segretariato della Mountain Partnership