Il G20 delle spiagge prevede ordinanze Plastic Free nei "suoi" comuni

Le principali località balneari italiane saranno coordinate da Cattolica e Chioggia. Codognotto: «Servono incentivi destinati ai pescatori»

BIBIONE. Ordinanze “plastic free” entro i primi mesi del 2020 in tutti i Comuni costieri aderenti. Azioni a livello europeo per intercettare i fondi comunitari destinati a finanziare sperimentazioni per recuperare le plastiche prima che i fiumi le riversino in mare. E un’importante opera di sensibilizzazione della popolazione.

Il sindaco di San Michele-Bibione, Pasqualino Codognotto, racconta come si sta affrontando l’emergenza plastiche al G20, il tavolo che riunisce le principali località balneari italiane.

Sindaco Codognotto, lei è anche presidente della Conferenza dei sindaci della costa veneta. Insieme al G20 state affrontando quest’emergenza ambientale?

«C’è un perfetto accordo tra il nostro livello regionale di costa veneta e quello nazionale. A breve avremo una nuova riunione intermedia del G20 per un focus su questa e altre questioni per poi organizzare i sindaci che si dedicheranno alle specifiche materie. C’è una commissione ambiente che si concentrerà sul plastic free e sul marine litter, il problema dei rifiuti in mare. All’ultimo G20, a Castiglione della Pescaia, si è tenuto un tavolo dell’ambiente dedicato al problema della plastica. Il Comune che sta seguendo questa tematica per il G20 è Cattolica, insieme a Chioggia. Ci sono già delle iniziative avviate in Sardegna oppure in Toscana. Come quelle di non adoperare nelle sagre stoviglie monouso non biodegradabili. A livello nazionale ci siamo detti che da gennaio – febbraio 2020 tutti i Comuni che lo riterranno, e sono la gran parte dei sindaci, emetteranno delle ordinanza “plastic free” per quanto riguarda esercizi commerciali, bar, ristoranti, feste e sagre, prevedendo l’utilizzo solo di stoviglie monouso in materiale biodegradabile oppure alternative che possano essere riutilizzate, come quelle in vetro. A Chioggia è già stata varata l’ordinanza, a Bibione inizieremo nel 2020».

Il grosso delle plastiche però arriva in mare dall’entroterra attraverso i fiumi. Come pensate di agire?

«Purtroppo ci sono ancora degli idioti, che continuano a ritenere che le golene siano delle discariche. La scommessa è trovare un sistema per intercettare la plastica lungo l’asta del fiume, prima che arrivi al mare. Ci stiamo concentrando su questo, anche con un progetto che ci vede a fianco dell’Arpav per studiare il problema. Sul delta del Po si è tentata una sperimentazione che stiamo valutando. Si tratta di un macchinario che intercetta la plastica e la toglie dall’acqua, per poi prevederne lo smaltimento in discariche autorizzate».

Il problema sono i costi. Dove trovare i soldi?

«Un altro fronte da sviluppare con il G20 è promuovere delle azioni a livello comunitario. Ci sono dei progetti europei, penso agli Interreg, che finanziano le ricerche, ma anche questi mezzi che debbono essere necessariamente posti in opera».

Sulle nostre spiagge la plastica arriva pure dal mare. Pensiamo ai rifiuti portati, insieme ai detriti, dalle mareggiate.

«Sul tema della plastica che arriva dal mare, il sostegno dei pescatori e dei pescherecci può essere fondamentale. E’ chiaro che non risolve il problema, ma aiuta. Servono però delle risorse e degli incentivi per spingere i pescatori a raccogliere e portare a terra le plastiche trovate in mare, per poi poterle inviare ai centri di raccolta. Senza sostegno, i pescatori avrebbero costi alti non solo di smaltimento, ma anche per la stessa raccolta. Pensiamo al costo di una barca che, anziché pescare, debba raccogliere la plastica».

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