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“Il fantasma della forma”: la scultura del Novecento in mostra a Chioggia

Al museo civico della Laguna sud l’esposizione fino al 30 luglio con opere tra gli altri di Ceroli, maestro dell’arte povera, e del re della pop italiana Schifano

Elisabetta Boscolo Anzoletti
2 minuti di lettura

Una delle opere della mostra "Il fantasma della forma" a Chioggia

 

La materia per raccontare le evoluzioni della società. Apre sabato 1° aprile al museo civico della Laguna sud di Chioggia la mostra “Il fantasma della forma: la scultura contemporanea”, curata da Matteo Vanzan. Un’altra grande mostra, dopo Warhol, Dalì e Banksy, per riempire di nuovi significati la valenza culturale della città.

Un viaggio nel mondo della scultura dal Novecento e fino ai giorni nostri, promosso dall’assessorato alla Cultura in collaborazione con Mv Eventi di Vicenza, che continuerà fino al 30 luglio. Tra gli artisti in mostra Piero Gilardi e Mario Ceroli, uno dei grandi maestri dell’arte povera, il camaleontico Aldo Mondino e il re della pop italiana Mario Schifano.

L’esposizione, allestita in un serrato dialogo con gli spazi del museo, vuole porre l'attenzione sul rinnovamento stilistico di una scultura che, oggi, si confronta con nuovi materiali e nuove soluzioni, indice di una contaminazione di linguaggi che si fondano sia sul mondo naturale, ma anche sul progresso tecnologico e scientifico di una società in continua evoluzione.

«Una mostra per provocare chi ha paura della forma e non tanto dei fantasmi», spiega l’assessore Elena Zennaro, «Un’occasione per stimolare il dibattito su temi di attualità come l’affermazione di sé in una società per certi versi effimera, per altri granitica. Non a caso il percorso espositivo di Vanzan si trova all’interno dello storico percorso del nostro museo civico in una continua ricerca di equilibrio».

Gli artisti selezionati dal curatore hanno saputo confrontarsi con la scultura in maniera innovativa leggendo i cambiamenti sociali attraverso l’uso di materiali non convenzionali e non propri alla tradizione scultorea del passato. "Il fantasma della forma” racconta la vicenda dello stato primordiale di una materia che tende a celare, anziché rivelare. Lo stato di rivelazione apparente consente di condurre l’ombra impalpabile e misteriosa del tessuto materico nella presa di coscienza di una concretezza e tangibilità grazie all’approccio visionario di uomini che sanno andare oltre il dato oggettuale per trasformarlo in una fenomenologia dello sguardo.

Artisti in grado di tradurre la propria urgenza espressiva affondando le mani nella materia pulsante di un mondo naturale e artificiale alla continua ricerca di significati con l’obiettivo di rivelarci, in ultima istanza, ciò che fino a un attimo prima era solo un suggerimento vicino alla premonizione. Da fantasma, la forma diventa la presenza della sua percezione trasversale proprio grazie al passaggio dal mondo dell’indistinto a quello dell’essere: si rivela al mondo in un concetto esistenzialistico fatto di contorni plastici, definiti e poderosi connotati da un peso specifico simbolico.

Dall’eidos platonico a quello aristotelico, la forma trova finalmente il coraggio di mostrarsi grazie a colui secondo il quale il linguaggio espressivo evolve attraverso un intelletto che dà valore non tanto alla cosa in sé, ma alla sua costruzione rappresentativa. Scopo ultimo è scoprire la molteplicità di percorsi che nessun linguaggio sa illuminare completamente, riuscendo a valicare la linea dell’orizzonte per spingersi oltre il mistero che separa l’Io dal mondo.

«Una mostra fatta di maestri storici e artisti contemporanei», spiega Vanzan, «che vuole riflettere sulla dimensione di una scultura che, oggi, si confronta con nuovi materiali e nuove soluzioni in una continua contaminazione di linguaggi che si fondano sia sul mondo naturale che sul progresso tecnologico e scientifico di una società in continua evoluzione. Il percorso del linguaggio scultoreo contemporaneo lo possiamo leggere attraverso forme complesse e multicolori, essenziali e monocromatiche, traslucide oppure opache; opere in cui la materia si incurva, si sprigiona e utilizza i più disparati materiali come legno, pietra, terracotta, poliuretano, plastica, bronzo, vetro, pane, neon creando un incessante dialogo con elementi più sottili, talvolta sussurrati, in sintonia con le opere di matrice intimista. Un percorso, quello di oggi, fatto di nuovi protagonisti che riflettono sullo stato dell’esistenza, del mondo e della società e che sono stati in grado, con le proprie personalissime ricerche estetiche, di donarci nuove visioni di un’arte che, come affermava Jorge Luis Borges, “vuol sempre irrealtà visibili”».

In mostra Guido Airoldi, Alessandra Aita, Angelo Alessandrini, Arman, Manuela Bedeschi, Beppe Borella, Mario Ceroli, Giorgio Dalla Costa, Enrico Ferrarini, Piero Gilardi, Pamela Grigiante, Mahatma Marchi, Andrea Meneghetti, Aldo Mondino, Elena Pizzato Ketra, Mario Schifano, Dario Tironi, Marcello Tommasi, Emanuel Zoncato. La mostra sarà aperta dal martedì al venerdì dalle 9 alle 13; sabato e domenica dalle 9 alle 13 e dalle 15 alle 18. Biglietto intero 4 euro, ridotto 3, gratuito per gruppi scolastici, under 18, studenti universitari, guide turistiche, insegnanti, persone disabili. 

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