Chiuso in cella di sicurezza e poi respinto da Israele

Respinto da Israele, al suo arrivo all’aeroporto di Tel Aviv. Trattenuto per 24 ore, senza poter parlare con un avvocato o con l’ambasciata italiana, in una cella di sicurezza. E infine rispedito in...

Respinto da Israele, al suo arrivo all’aeroporto di Tel Aviv. Trattenuto per 24 ore, senza poter parlare con un avvocato o con l’ambasciata italiana, in una cella di sicurezza. E infine rispedito in Italia, dove gli sono stati riconsegnati passaporto e telefonino. È l’incubo vissuto da Andrea Pesce, 44 anni, che lavora in una coop di servizi al porto di Venezia. In gioventù, campione di rugby con il Benetton. Da anni si interessa della questione mediorientale, si è avvicinato ad alcune associazioni non governative, che promuovono il dialogo fra palestinesi e israeliani, con iniziative non violente fra i due popoli. Una è la Tenda delle Nazioni, che raccoglie volontari di tutto il mondo: attività agricole, per dare lavoro anche alle donne, laboratori per donne, scuole per bambini. Andrea, preso un mese di aspettativa, voleva aggregarsi alla tenda. Ma non ne ha avuto la possibilità.

«Già a Venezia, alla partenza, ero stato interrogato dallo staff israeliano e perquisito. Ma m ai sarei aspettato il trattamento che mi attendeva all’atterraggio», racconta, «A Tel Aviv sono stato condotto in uno spazio a parte, interrogato più volte sulle ragioni della mio soggiorno in Israele. Ho spiegato che ero un turista , che avrei girato, mi hanno detto che mentivo, che ero atteso a Betlemme da qualcuno. Ho detto loro di fare quello che dovevano fare, che non avevo nulla da nascondere, ma era chiaro che avevano letto le mie mail in anticipo. Alla fine sono stato interrogato da uomini del ministero dell’Interno, mi hanno ratificato l’ingresso negato, perché avevo mentito. “avessi detto che eri un volontario, ti avremmo lasciato entrare”, mi hanno detto

Pesce è stato quindi trasferito in una struttura di accoglienza per immigrati. Non c’era un volo per tornare subito in Italia. «Era come un Cpt, mi sono trovato in una cella, di fatto detenuto», racconta, «senza poter parlare con nessuno e portare nulla in cella. Un incubo, ero un turista e mi sono ritrovato arrestato, terrorizzato, distrutto interiormente, non più persona, ma scomparso per il mondo. Un’espereinza terribile, uno shock che non auguro a nessuno. Solo la mattina dopo ho potuto contattare l’ambasciata, e far chiamare da loro mia moglie».

Dopo 14 ore, in cella, il rimpatrio a Milano. «Sono state tante volte in Israle e Paletina, l’ultima a dicembre, sempre come turista: mai avuto problemi. Non ho mai partecipato a manifestazioni contro Israele. mai scritto o dichiarato nulla contro lo stato di Israele. Ho pubblicato un volumetto per La Giuntina, con prefazione di Amos Luzzatto, allora presidente delle comunità ebraiche italiane. Ancora non so cosa mi viene contestato: non ho alcun atto scritto delle autorità israeliane».

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