Orario cadenzato dei treni, i dubbi dei sindaci

L’assessore regionale Chisso presenta il nuovo sistema, solo una settimana di tempo per le osservazioni. «Resta scoperta una fascia del mattino»

Tanti numeri tutti assieme e troppo poco tempo per analizzarli. È stato svelato ieri nell’auditorium della Provincia ai sindaci del territorio, il sistema di orario cadenzato dei treni che entrerà in funzione a partire dal dicembre 2013, il nuovo modello predisposto da Trenitalia Sistemi Territoriali e Regione, frutto di un lavoro che dura da mesi.

L’illustrazione però, ha lasciato perplessi gli amministratori, che hanno visto per la prima volta lo schema e che ora hanno meno di una decina di giorni per analizzarlo e produrre osservazioni.

Fretta. L’assessore regionale ai Trasporti Renato Chisso, aprendo l’incontro, va chiaro al nocciolo della questione: «Che le cose non funzionino a dovere è evidente, il nuovo modello oggi come oggi è la proposta migliore che si poteva fare e dobbiamo chiudere la partita adesso, perché tra 6 mesi potremmo trovarci in presenza di nuove offerte da parte di privati e non (come Italo), che potrebbero prenotarsi le linee e far finire in coda la Regione».

Urgente dunque, “prenotarsi” le linee. Il nuovo schema è basato su due punti fissi: treni regionali veloci e regionali lenti che fermano in tutte le stazioni, si intersecano nei poli di interscambio a orari tali da realizzare coincidenze da e per direttrici diverse.

Domenico Menna, il dirigente regionale dell'Unità di progetto "Trasporti Ferroviari Veneti", ha snocciolato quaranta pagine di dati, che non hanno soddisfatto appieno gli amministratori locali, arrivati ciascuno per presentare le proprie rimostranze su qualche punto giudicato carente, ed usciti dall’auditorium pieni di dubbi. Un po’ perché la proposta è stata ritarata rispetto a quanto trapelato nelle scorse settimane (ad esempio è rispuntato il treno delle 4.38 del mattino), un po’ perché effettivamente il malloppo è complesso.

Orario cadenzato. Il nuovo modello aumenta i servizi del 23 per cento, i posti del 30 per cento, il numero di fermate del 18 per cento. Tiene conto di puntualità e coincidenze e deve essere mnemonico, a tale ora, ogni ora, c’è un treno per quella destinazione, un po’ come avviene con la metropolitana. «È un avvio», spiega Chisso, «poi tra un anno, andremo rinforzare il meccanismo, fermo restando che l’obiettivo è l’integrazione ferro gomma ma prima dobbiamo mettere un punto fermo sul ferro».

I Comuni hanno una settimana di tempo per domandare limature, perché entro la prima decade di agosto, la partita dev’essere chiusa.

Gap. I sindaci hanno fatto notare che rimane scoperta la fascia del mattino, quella tra le 10 e mezzogiorno, che ci sono pochi treni notturni, che non tutti i convogli, un problema evidenziato da più parti, arrivano fino a Venezia Santa Lucia e da qui tornano indietro.

Vogliono sapere quando entrerà in vigore la tariffazione unica e se ci sono già accordi tra il trasporto pubblico locale e ferrovie per gli autobus sostitutivi. La cordata formata dal sindaco di Marcon, Andrea Follini, dalla sindaca di Quarto, Silvia Conte e da Roncade, con il sostegno anche di altri amministratori, ha chiesto che venga considerata la proposta dell’associazione “Ferroviea Nordest”, che tiene in maggior considerazione i comuni di cintura e le fermate locali.

Chisso ha annunciato che il Cipe ha appena stanziato un investimento di 40 milioni di euro che consentirà di sciogliere in parte il nodo Venezia, migliorando l’accesso e facendo arrivare 15 treni in più fino alla Stazione Santa Lucia.

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