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Ca’ di Dio, cantiere fermo e l’albergo si allontana

Preoccupazione in Comune per lo stop all’operazione che deve portare nelle casse dell’Ire 1 milione e mezzo l’anno

VENEZIA. Lavori fermi da sei mesi. Cantiere bloccato. E i pagamenti non arrivano. È ferma, e per ora senza grandi vie d’uscita la grande operazione immobiliare che doveva trasformare l’ex ospizio della Ca’ di Dio, in Riva Schiavoni, in un grande albergo di lusso.

I vincitori del bando di gara, la società SHG (Salute Hospitality group) ha deciso di sospendere i lavori. La preoccupazione è grande, anche per le imprese che ci stanno lavorando, come la veneziana Errico costruzioni. Impalcatura, g ...

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VENEZIA. Lavori fermi da sei mesi. Cantiere bloccato. E i pagamenti non arrivano. È ferma, e per ora senza grandi vie d’uscita la grande operazione immobiliare che doveva trasformare l’ex ospizio della Ca’ di Dio, in Riva Schiavoni, in un grande albergo di lusso.

I vincitori del bando di gara, la società SHG (Salute Hospitality group) ha deciso di sospendere i lavori. La preoccupazione è grande, anche per le imprese che ci stanno lavorando, come la veneziana Errico costruzioni. Impalcatura, gru e cantiere bloccati. Mancanza di liquidità, forse. E di prospettive strategiche. Il gruppo spagnolo di gestione hotel Melia non avrebbe infatti portato a termine l’annunciata trattativa per gestire il nuovo albergo. Costi troppo alti. Così i lavori sono fermi.

Preoccupazione anche in Comune. Il bilancio dell’Ire, istituto presieduto da Luigi Polesel, è adesso vincolato da quegli introiti decisi e accettati dalla società vincitrice. Un milione 350 mila euro di affitto l’anno, ridotti alla metà per i due anni in cui si dovevano svolgere i lavori.

Ma adesso il traguardo di fine 2018, più volte annunciato dopo la conclusione della gara da Comune e Ire, si allontana. Sono in corso contatti con gli investitori, ma i lavori sono sempre fermi.

Il rischio è che il grande edificio della Ca’ di Dio resti una grande incompiuta. Polemiche e proteste avevano salutato la decisione di trasformare l’Ospizio per anziani autosufficienti, che ha ospitato per decenni i veneziani, in una struttura turistica, l’ennesima. Da Casa di Dio a casa del turista. Una fine ingloriosa. «L’unica possibile», aveva detto all’epoca l’assessore al Sociale Simone Venturini, «non ci sono altri modi per gestirla. È importante invece che sia restata nel patrimonio pubblico, con la scelta di affittarla e non venderla».

Dalla vendita dell’immobile l’Ire avrebbe potuto ricavare una trentina di milioni. Una strada pericolosa, quella della vendita del patrimonio pubblico di pregio. Che ha portato negli ultimi anni alla proliferazione degli hotel.

Delibera sul cambio d’uso, da assistenziale e ricettivo, approvata alla fine del 2014 dalla giunta del commissario Vittorio Zappalorto, attuale prefetto di Venezia. Bando di gara assegnato nel febbraio 2017. —