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Venezia75, Barbera: “Il futuro del cinema tra Netflix e le sale”

Le eventuali polemiche sono figlie di una nostalgia che non fa conti con la realtà. A Roma di Alfonso Cuaron il primo Leone d'oro andato a un film prodotto dal colosso mondiale dello streaming

VENEZIA. Un bilancio nel segno di numeri tutti positivi e con una parola tormentone: Netflix. E non poteva essere altrimenti visto che il direttore artistico della 75/a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, Alberto Barbera, e Paolo Baratta, presidente della Biennale, sono stati allo stesso tempo testimoni e artefici di una piccola rivoluzione, quella di aver consegnato a Roma di Alfonso Cuaron il primo Leone d'oro andato a un film prodotto dal colosso mondiale dello streaming, quello ...

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VENEZIA. Un bilancio nel segno di numeri tutti positivi e con una parola tormentone: Netflix. E non poteva essere altrimenti visto che il direttore artistico della 75/a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica, Alberto Barbera, e Paolo Baratta, presidente della Biennale, sono stati allo stesso tempo testimoni e artefici di una piccola rivoluzione, quella di aver consegnato a Roma di Alfonso Cuaron il primo Leone d'oro andato a un film prodotto dal colosso mondiale dello streaming, quello che per molti è il nemico delle sale.

«Tutte le eventuali polemiche su questa vittoria sono effetto di una nostalgia che non si misura con la realtà di Netflix, la piattaforma più importante, ma che vede protagonista anche Amazon e - dice Barbera - sicuramente a breve altri soggetti. Sembra comunque che proprio Netflix stia per comprare una catena di sale cinematografiche negli Stati Uniti. Insomma, il futuro sarà tra sale e questa nuova realtà streaming». E ancora il direttore artistico, il cui mandato scadrà nel 2020: «Difendere il passato oggi significa solo perdere opportunità». Sull'assenza di premi per l'Italia che correva con tre film, quelli di Mario Martone (Capri Revolution), di Roberto Minervini (What you gonna do if the world is on fire?) e Suspiria di Luca Guadagnino, Barbera getta acqua sul fuoco: «Non è certo la prima volta, succede anche a Cannes con i film francesi. È stata un'edizione ricca per qualità, in cui erano in corsa ben 40 paesi».