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Le grandi navi in laguna spaccano l’asse Lega-M5S

Il presidente Zaia: «Fuori da San Marco, non dalla laguna. Non possiamo perdere le crociere». I Cinquestelle invece puntano sul terminal di Marghera

VENEZIA. «Grandi navi fuori da San Marco. Non dalla laguna». Il presidente Luca Zaia lancia il sasso in pieno dibattito sul futuro della crocieristica in laguna. Ieri a Chioggia ha ribadito che la Regione - e la Lega - hanno una posizione chiara: la Marittima deve restare, e dovranno essere allontanate da San Marco solo le navi sopra le 40 mila tonnellate, nel nuovo terminal di Marghera. Una posizione che per la verità Zaia ha sempre espresso. Trovandosi sulla stessa linea del sindaco Luigi ...

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VENEZIA. «Grandi navi fuori da San Marco. Non dalla laguna». Il presidente Luca Zaia lancia il sasso in pieno dibattito sul futuro della crocieristica in laguna. Ieri a Chioggia ha ribadito che la Regione - e la Lega - hanno una posizione chiara: la Marittima deve restare, e dovranno essere allontanate da San Marco solo le navi sopra le 40 mila tonnellate, nel nuovo terminal di Marghera. Una posizione che per la verità Zaia ha sempre espresso. Trovandosi sulla stessa linea del sindaco Luigi Brugnaro e dell’ex presidente del Porto, Paolo Costa. Ma oggi quelle parole suonano come un segnale preciso anche agli alleati di governo dei Cinquestelle. Che hanno sul tema una posizione esattamente opposta.

«La crocieristica significa 1,8 milioni di turisti all'anno, se a qualcuno fanno schifo cambi regione», ha insistito ieri Zaia, «quasi 250 milioni di fatturato e un indotto di 4.000 persone che ci lavorano. Per cui noi dobbiamo difendere la crocieristica e la portualità. Dobbiamo scavare fondali, dobbiamo essere competitivi. Se il tema è la 'decrescita felice, noi non ci stiamo. Quindi vogliamo l’escavazione dei canali a Venezia». Il groviglio non si scioglie. E nelle prossime ore Lega e Cinquestelle dovranno trovare un accordo, almeno a livello di governo, sulla strada da seguire. Proposte di segno opposto sono state avanzate in campagna elettorale, da due forze che adesso sono al governo insieme. Una settimana il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli aveva anticipato in una intervista alla Nuova la linea sul tema grandi navi. «Andranno a Marghera», aveva detto. Ma la sua base era insorta. Dibattito sul Meet-up, prese di posizione piuttosto dure dei parlamentari veneti. Poche ore dopo, la virata. «La linea del Movimento non cambia», recitava una nota del M5s veneto, fatta propria anche dal ministero qualche ora più tardi, «le grandi navi dovranno andare fuori dalla laguna. Questo è il nostro impegno».

Come finirà?

Le posizioni sono tutte sul tavolo, gli studi sono stati fatti. Adesso si tratta di decidere, dopo sei anni dal naufragio della Costa Concordia e dal decreto Clini - Passera che prescriveva di allontanare le navi da San Marco. Tutti si sono pronunciati sul tema. Tre anni fa il Senato aveva approvato all’unanimità una risoluzione che prevedeva di mettere a confronto le varie soluzioni. Anche questo non si è mai fatto. Il progetto Marghera è stato approvato dalla riunione del Comitatone del novembre scorso, presieduta dall’ex ministro Delrio. Ma ci sono anche il terminal al Lido di Venicecruise 2.0, di cesare De Piccoli e Duferco, che ha già avuto il via libera della commissione Via. E poi l’avamporto galleggiante di Boato-Di Tella-Vittadini, che sempre al Lido prevede strutture removibili per le navi. Bocciati invece i nuovi grandi canali come il Contorta e poi le Tresse. Sotto studio il Vittorio Emanuele, per far arrivare le navi in Marittima passando dalla bocca di porto di Malamocco. Intanto i comitati si mobilitano. Assemblee cittadine in questi giorni e una grande manifestazione annunciata per il 29 e 30 settembre. —