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Lavori d’urgenza su tredici ponti in provincia di Venezia: servono 10 milioni

La tabella degli interventi

Pavanello (Anci): «Dall’elenco mancano i manufatti comunali» Centenaro (Città metropolitana): «Non c’è alcun pericolo»

VENEZIA. Sono 13 nel territorio della Città metropolitana di Venezia, i ponti che necessitano di lavori o perché vetusti o perché usurati dal passaggio di mezzi e veicoli. I comuni interessati sono Fiesso D’Artico, Stra, Fossò, Portogruaro, San Stino di Livenza, Annone Veneto, Portogruaro, Caorle, San Donà, Musile, Eraclea, Chioggia e Campagna Lupia, diversi sono a cavallo tra due comuni o addirittura due province. Solo due infrastrutture a Fiesso e Fossò, sono in fase avanzata di progettazi ...

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VENEZIA. Sono 13 nel territorio della Città metropolitana di Venezia, i ponti che necessitano di lavori o perché vetusti o perché usurati dal passaggio di mezzi e veicoli. I comuni interessati sono Fiesso D’Artico, Stra, Fossò, Portogruaro, San Stino di Livenza, Annone Veneto, Portogruaro, Caorle, San Donà, Musile, Eraclea, Chioggia e Campagna Lupia, diversi sono a cavallo tra due comuni o addirittura due province. Solo due infrastrutture a Fiesso e Fossò, sono in fase avanzata di progettazione.

L’importo complessivo delle opere di restyling sfiora i dieci milioni di euro e tranne tre ponti, l’ordine di priorità è quello dell’urgenza. È stato terminato i primi giorni del mese il monitoraggio dello stato di sicurezza delle opere pubbliche, così come chiesto dal ministero delle Infrastrutture. Roma ha sollecitato i sindaci a segnalare «tutti gli interventi necessari a rimuovere condizioni di rischio riscontrate sulle infrastrutture di propria competenza, corredando le relative segnalazioni di adeguate attestazioni tecniche e indicazioni di priorità». In Veneto il Provveditorato alle Opere Pubbliche di Venezia non ha diffuso indicazioni su come procedere. Il Comune di Venezia non figura perché i ponti e le infrastrutture sono già stati monitorati e stanno bene, sono relativamente recenti o non sono appannaggio della Città metropolitana e sono in capo ad altri enti come Anas o Veneto Strade. La Città metropolitana aveva acceso i riflettori sui ponti di competenza già due anni fa, grazie a un lavoro certosino avviato dai tecnici del settore viabilità che ha portato al risanamento di alcune strutture importanti, come i lavori terminati quest’anno al ponte sul fiume Sile lungo la provinciale 43 Portegrandi-Caposile.

«Non ci sono situazioni di particolare pericolo e nessun allarme» commenta il delegato all’Urbanistica della Città metropolitana, Saverio Centenaro, «la situazione nel territorio veneziano è sotto controllo, avevamo iniziato un lavoro consistente già due anni fa, prima di Genova, affidando un monitoraggio a una società specializzata, adesso la priorità nei prossimi bilanci sarà quella di mettere fondi per ponti, strade e scuole». A evidenziare diverse criticità è Maria Rosa Pavanello, presidente Anci Veneto: «In questa lista sono esclusi i ponti che rientrano nei tratti di strade che sono passati in questi anni ai Comuni, infrastrutture anche vetuste che hanno subito passaggi di enti e per le quali non sempre esiste un carteggio e una documentazione sui collaudi. Come detto il Provveditorato non ha dato indicazioni precise, quindi i criteri utilizzati per stilare la lista sono diversi e in ogni caso è una documentazione parziale. Senza contare quei ponti che attraversano i corsi d’acqua, che spesso non si vedono. Se ci saranno dei fondi, ritengo che servano un tavolo e indicazioni precise per capire come è stato fatto il monitoraggio e quali sono le priorità, senza dimenticare i tratti comunali».

Torna a chiedere risposte al ministro Toninelli l’assessore veneziano alla Mobilità, Renato Boraso. «Ho chiesto chiarimenti e non li ho ancora ricevuti» spiega, «ma sappiamo che il ministro è molto impegnato in tv. Nel comune di Venezia ci sono ponti Anas come quello sopra l’Osellino, il ponte del tram, che è del Comune, il ponte lungo la 14 bis direzione Terraglio, di Veneto Strade, tutte strutture che vanno monitorate. Ci sono troppi trasporti eccezionali che transitano causando pericoli in tutto il Nord, ripeto, il cavalcavia di Lecco è crollato a causa di un trasporto eccezionale, quello di Macerata idem. Il ministro ha una mia nota in cui chiedo di fermare questi trasporti, pensare a soluzioni ad hoc, ma non ho ricevuto risposta e torno a chiedere chiarimenti con forza». —