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«È un furto con destrezza» Ira Anci contro il Milleproroghe

Il provvedimento cancella 1,6 miliardi di investimenti, ieri l’audizione alla Camera La Città metropolitana rischia di perdere fondi per 150 milioni di opere importanti

«Un furto con destrezza ai danni delle periferie». Usa parole dure il presidente nazionale dell’Anci, Antonio De Caro, nel corso dell’audizione alla Camera. Il sindaco di Bari parla a nome dei suoi colleghi e dei sindaci di tutta Italia. E annuncia “barricate” se non sarà modificato il decreto Milleproroghe. Che di notte, con un tratto di penna, ha cancellato i fondi già destinati al comuni per il recupero delle periferie. Un miliardo e 600 milioni, che insieme agli investimenti privati arri ...

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«Un furto con destrezza ai danni delle periferie». Usa parole dure il presidente nazionale dell’Anci, Antonio De Caro, nel corso dell’audizione alla Camera. Il sindaco di Bari parla a nome dei suoi colleghi e dei sindaci di tutta Italia. E annuncia “barricate” se non sarà modificato il decreto Milleproroghe. Che di notte, con un tratto di penna, ha cancellato i fondi già destinati al comuni per il recupero delle periferie. Un miliardo e 600 milioni, che insieme agli investimenti privati arrivavano a 2 miliardi e 700 milioni. Un grande piano di recupero delle periferie urbane, ideato dai governi del centrosinistra con la supervisione di Renzo Piano. Contratti e convenzioni già firmate, soldi già stanziati dal Cipe, macchine amministrative in movimento. Ma il nuovo governo gialloverde, su iniziativa di due deputati leghisti, ha deciso di cancellare i finanziamenti. «Saranno garantiti solo i progetti dei primi 24 comuni classificati», hanno detto, «su 120». E gli altri?

Il viceministro dell’Economia, Laura Castelli, e il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Simone Valente hanno diffuso ieri una nota congiunta in cui ricordano che tolti i primi 24 comuni che godranno dei finanziamenti - tra i capoluoghi veneti c’è soltanto Vicenza - agli altri sarà concesso di spendere gli avanzi di bilancio che il Patto di stabilità aveva ingiustamente congelato . «Saranno comunque risarcite le spese per la progettazione. Non potevamo permetterci di tener fermo un miliardo».

Ma i sindaci non ci stanno. Comuni grandi e piccoli avevano già avviato un lavoro per i prossimi tre anni. Con grandi progetti che rischiano adesso di essere abbandonati. Nella Città metropolitana i fondi tagliati sono 150 milioni, ma con gli investimenti privati si arriva a una cifra di quasi 300. Opere importanti, per Venezia il palazzo del Cinema per il rilancio del Lido, la Cittadella della Giustizia. Il restauro delle stazioni sulle linee dell’Sfmr, il restauro dell’ex Perfosfati a Portogruaro la piattaforma di sviluppo a San Donà e la nuova stazione Atvo, il recupero di villa Angeli a Dolo, la mobilità sostenibile a Mirano.

Progetti che vanno in fumo. Il fronte dei sindaci è compattissimo, anche se si nota l’imbarazzo dei primi cittadini Cinquestelle, come la sindaca di Roma Raggi e quella di Torino Appendino. Sfumature tattiche. Di chi annuncia la rivolta. E chi, come il sindaco veneziano Luigi Brugnaro, che nella sua maggioranza ha anche la Lega, punta invece a «portare a casa qualcosa» e non ne vuol fare una battagli a politica.

“Realpolitik”. Perché a metterla sul piano politico si rischia di perdere, deve aver pensato Brugnaro. Nei giorni scorsi i consiglieri di opposizione Cinquestelle avevano espresso il loro appoggio alla politica del governo Di Maio-Salvini. Adesso si spera in un emendamento del governo che possa correggere « l’errore». —

A.V.

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