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Il pittore Howard cacciato da Piazza S. Marco

Il pittore Ken Howard

I vigili urbani l’hanno notato con il suo cavalletto sotto le Procuratie e gli hanno detto di andarsene. La moglie: «Assurdo»

VENEZIA. Dev’esserci anche il divieto di dipingere, tra i tanti introdotti di recente a piazza San Marco per contrastare il turismo cafone. Solo che, stavolta, a farne le spese è un pittore di fama internazionale, che da cinquant’anni arriva in quella piazza da Londra con pennelli e cavalletto.

Ken Howard a San Marco (foto da Facebook)


È successo sabato mattina a Ken Howard, 86 anni. Pittore inglese e presidente del Ne ...

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VENEZIA. Dev’esserci anche il divieto di dipingere, tra i tanti introdotti di recente a piazza San Marco per contrastare il turismo cafone. Solo che, stavolta, a farne le spese è un pittore di fama internazionale, che da cinquant’anni arriva in quella piazza da Londra con pennelli e cavalletto.

Ken Howard a San Marco (foto da Facebook)


È successo sabato mattina a Ken Howard, 86 anni. Pittore inglese e presidente del New English Art Club fino al 2003, è accademico reale dal ’93 e ufficiale dell’Impero Britannico dal 2010. I suoi quadri sono conservati al National Army Museum, alla Guildhall Art Gallery, all’Ulster Museum e all’Imperial War Museum. Fa parte, tra le altre, del Royal Institute of oil painters e della Royal Society of British Artists, di cui è membro onorario. Insieme alla moglie, Dora Bertolutti, viene regolarmente a Venezia. I due, infatti, hanno una casa in città e dividono la loro vita tra laguna, Cornovaglia e Londra. Gli arnesi del mestiere sono ingombranti, così i due coniugi viaggiano separati: la moglie carica la macchina e guida, anche per lunghe tratte come Londra-Venezia; il marito, per risparmiarsi la sfacchinata, preferisce l’aereo. «Lo faccio volentieri, così gli risparmio un po’di fatica» racconta Dora «certo, se poi me lo rovinano a Venezia è un problema».

È sabato quando Howard decide di uscire a dipingere. Si sistema in riva degli Schiavoni ma il tempo si fa minaccioso. Resta qualche minuto, poi comincia a piovere. Decide allora di spostarsi in piazza San Marco. Lì, sotto l’ala napoleonica delle Procuratie, c’è la sua “mattonella”. Basilica sullo sfondo, campanile a destra: è quella la sua visuale preferita della piazza. È un habitué e in tanti, ormai, lo riconoscono. Per Howard, Venezia è un appuntamento fisso: la dipinge al cambiare di ogni stagione. Passano pochi minuti e viene avvicinato da due vigili. «Sono intervenuti e gli hanno detto che lì non poteva stare» continua la moglie. «Ha cercato di resistere, di spiegare le sue ragioni ma non c’è stato verso. L’hanno fatto alzare. Mio marito ha 86 anni, per lui è una fatica smontare cavalletto e attrezzatura. Ci è rimasto molto male».

Uno dei quadri di Howard dedicati alle vedute di Venezia


Howard, costretto a impacchettare tutto, è andato via. «Non era affatto contento» spiega Dora «in tanti anni non gli era mai successa una cosa di questo tipo». La moglie si dice “preoccupata” della piega che sta prendendo la città. Ogni anno, racconta, il marito arriva a Venezia insieme a un gruppo di amici-pittori di tutto il mondo alla ricerca di sfumature di colore che solo Venezia sa offrire. Vengono da Australia, Cina, America e Inghilterra e sbarcheranno in città proprio la settimana prossima. Ma, con quello che è successo, come si fa adesso a dipingere per strada? «Finora non c’erano mai stati problemi di questo tipo. Non so se siano regole per la sicurezza o per cos’altro. Certo è che adesso è cambiata la musica». Perché la lotta al degrado sembra non guardare in faccia nessuno. Nemmeno chi dipinge Venezia da cinquant’anni: «Sì, ci torneremo. Ma questa vicenda ci ha lasciato grande rammarico». —