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Stupro a Jesolo, fermato un giovane riconosciuto dalla vittima di 15 anni

Senegalese, 25 anni, senza fissa dimora, bloccato dalla polizia in un albergo a Mestre: domani la convalida del fermo

MESTRE. La Squadra Mobile è certa di aver arrestato l’uomo che nella notte di mercoledì ha violentato, sulla spiaggia di Jesolo, una ragazzina di 15 anni in vacanza.

A finire in carcere a Santa Maria Maggiore con l’accusa di violenza sessuale è così stato il 25enne senegalese Mohamed Gueye, bloccato dagli investigatori all’interno dell’ascensore di una struttura alberghiera di Rampa Cavalcavia, a Mestre, dove aveva preso una stanza. A disporne il fermo è stato il pubblico ministero della Proc ...

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MESTRE. La Squadra Mobile è certa di aver arrestato l’uomo che nella notte di mercoledì ha violentato, sulla spiaggia di Jesolo, una ragazzina di 15 anni in vacanza.

A finire in carcere a Santa Maria Maggiore con l’accusa di violenza sessuale è così stato il 25enne senegalese Mohamed Gueye, bloccato dagli investigatori all’interno dell’ascensore di una struttura alberghiera di Rampa Cavalcavia, a Mestre, dove aveva preso una stanza. A disporne il fermo è stato il pubblico ministero della Procura di Venezia, Massimo Michelozzi.



Gli investigatori sono risaliti al presunto violentatore partendo dalle immagini delle telecamere di sorveglianza attive nel Comune di Jesolo, dove si vedeva la giovane allontanarsi dal gruppo di amici, andando verso la spiaggia con un giovane, dopo la richiesta di una sigaretta. Alle 5 di mattina, un ragazzo che camminava lungo la passeggiata ha visto la ragazza piangere e chiedere aiuto. Ed è scattato l’allarme, mentre la giovane veniva soccorsa - sotto choc - dai medici dell’ospedale di San Donà.

Le telecamere hanno messo gli investigatori sulle tracce di Gueye, ma si è arrivati al fermo anche grazie alle testimonianze della vittima e dei suoi amici, che in prima battuta hanno parlato di un ragazzo senegalese, riconoscendolo poi nel book con le foto di oltre cinquecento pregiudicati africani predisposto dai poliziotti della Squadra Mobile, diretta da Stefano Signoretti.

Il nome dell’indiziato, sottoposto a fermo, è stato reso noto con un tweet ieri mattina dal ministro dell’Interno Matteo Salvini.

L’arresto, si viene a sapere dalla Questura, è scattato con una operazione di polizia studiata nei minimi particolari, per garantire il fermo dell’indiziato. Si temeva, infatti, per la possibile fuga dell’uomo, che risulta essere senza fissa dimora e con precedenti per resistenza e reati contro il patrimonio. Le cronache segnalano, per esempio, il suo arresto nel 2015 da parte dei carabinieri di Venezia: in quell’occasione aveva rubato 700 euro nella casa di alcuni studenti veneziani che lo avevano ospitato per la notte. Aveva nascosto i soldi sotto la suola delle scarpe, per poi darsi alla fuga: i carabinieri l’avevano intercettato su un vaporetto.

I poliziotti sono entrati in azione tra le 23.30 e la mezzanotte di venerdì nell’albergo di Rampa Cavalcavia: hanno atteso l’arrivo nell’albergo dell’uomo e lo hanno seguito fin dentro l’ascensore che doveva condurlo alla sua stanza. Il timore era che reagisse violentemente e quindi i poliziotti sono saliti con lui in ascensore, come normali turisti, per poi subito bloccarlo nello spazio ristretto, evitando ogni possibilità di fuga. Così le manette sono scattate ai suoi polsi e l’uomo è stato trasferito nella notte al carcere di Santa Maria Maggiore a Venezia.

Altri dettagli dalla Polizia non emergono, al momento: queste sono ore delicate in cui tutti i tasselli dell’indagine che ha portato all’individuazione del sospetto violentatore vanno salvaguardati per garantire il buon esito dell’indagine con la convalida dell’arresto.

Gueye ha vissuto dal 2010 al 2015 con la compagna a Marcon, nell’entroterra veneziano, poi - dopo che la coppia ha perso l’alloggio comunale, pare per morosità - di lui si perdono le tracce mentre la giovane donna è tornata a vivere dai genitori a Mestre.

La ragazza vittima della violenza è stata dimessa dall’ospedale ed è così tornata in Friuli Venezia Giulia, protetta dai parenti e dagli amici. A casa cerca di ricostruire una serenità, lasciandosi alle spalle la terribile violenza subita. La polizia ha raccolto la sua testimonianza “protetta”, vista anche la giovane età, così come sono stati sentiti gli amici che hanno fornito una preziosa collaborazione alle indagini.

Decisive, in questa indagine, sono state le telecamere di sicurezza e poi i successivi riscontri.

L’avvocato difensore Jacopo Stefani - che già ha rappresentato Gueye nel processo per furto - vedrà in queste ore l’indagato, in vista dell’interrogatorio di garanzia in programma per domani, davanti alla giudice per le indagini preliminari Roberta Marchiori: non si sa dunque, al momento, se l’uomo respinga o meno le accuse. Domani, la giudice dovrà in primo luogo decidere se convalidare o meno il fermo e poi, sulle base delle prime prove portate dall’accusa, decidere se firmare un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti dell’uomo per rischio di fuga, pericolosità sociale o reiterazione del reato.

Il giovane senegalese era già stato raggiunto in passato da un ordine di allontanamento dal Comune di Venezia e, quindi, non avrebbe potuto soggiornare a Mestre: ma secondo le prime verifiche della difesa, l’ordine sarebbe scaduto nelle scorse settimane. —