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«Salviamo Venezia prima che sia troppo tardi, bisogna educare i turisti»

Camillo Tonini, già direttore del Ducale: cè un forte degrado, ma la cultura fa tantissimo, bisognerebbe aiutarla di più

Venezia, il galateo del turista: un decalogo per evitare multe salate

VENEZIA. Non si tratta di cattiva pubblicità, ma del racconto di una città che ha raggiunto il limite. Così Camillo Tonini, già direttore di Palazzo Ducale, ora vice presidente dell’associazione Amici dei Musei e Conservatore all’Ateneo Veneto.



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Venezia, il galateo del turista: un decalogo per evitare multe salate

VENEZIA. Non si tratta di cattiva pubblicità, ma del racconto di una città che ha raggiunto il limite. Così Camillo Tonini, già direttore di Palazzo Ducale, ora vice presidente dell’associazione Amici dei Musei e Conservatore all’Ateneo Veneto.



Gli alberghi registrano un calo e Venezia non è tra le mete più desiderate. Tra le cause si dice ci sia una cattiva pubblicità della città. Cosa ne pensa?

Non ho motivo di credere che si dicano delle cose non vere sulla città, né che ci siano delle forze oscure che tramino per farlo. C’è un degrado che non si può nascondere o tacere. Se io vedo una persona che gira in Piazza come se fosse in spiaggia o si tuffa dai ponti non sto facendo cattiva pubblicità, è quanto sta accadendo davanti agli occhi di tutti. Purtroppo in ormai si affittano stanze, case e tutto quello che si può ricavare da un immobile.

È finito il turismo di qualità?

Non è che le persone senza gusto non ci siano, ma a causa della conformità della città ci sono anche tutti quelli che vengono per un giorno e girano come topi impazziti in una gabbia. Venezia ha da tempo convogliato le sue aspirazioni economiche nel turismo e questa situazione era prevedibile, ma ora bisogna di fare qualcosa.

Quali possono essere le conseguenze?

Verranno sempre più turisti da tutto il mondo. Bisogna capire che l’economia del turismo è legata anche alla stabilità della pace perché può succedere un nonnulla per distruggere tutto, com’è successo in attentati avvenuti in altre città. Questo personalmente è il mio timore. Credo che il governo della città debba tenere presente questa possibilità e iniziare a distribuire i flussi nello spazio e nel tempo.

Come?

Invocare le forze dell’ordine per ridurre l’inciviltà è una possibilità, ma io proporrei campagne di educazione intense, da quando il turista arriva in stazione o all’aeroporto a quando prende il battello. Un bombardamento continuo su come rispettare la città.

Stanno cambiando anche le attività commerciali della città, i negozi...

Molti negozi a mio parere sono posti che servono solo come lavatrici di denaro. Poi cambia anche il tipo di turista, per esempio a San Marco una volta c’erano negozi di grandissima qualità, di recente ho visto che ci sono anche attività a un euro. Ora, anche solo per pagarsi un affitto quante persone devono comprare questi souvenir? Purtroppo è triste vedere che la merce cattiva elimina quella buona, che il vetro a un euro oscuri quello di Murano.

I varchi possono essere un inizio?

Mi sembra riduttivo mettere i varchi quando sei già a Venezia, bisogna fermare le persone prima e ripensare anche a come ridistribuire la ricchezza che viene guadagnata dal turismo su tutti i cittadini, magari attraverso la tassa di soggiorno. Sono loro infatti quelli che tengono viva la città, ma non hanno quei vantaggi economici che arrivano solo a certe categorie. Penso per esempio al parcheggio che ha un costo elevatissimo.

Che ruolo ha la cultura?

Fa moltissimo e mantiene una qualità altissima. Ogni giorno concretamente offre al cittadino incontri, mostre e appuntamenti di qualità. Purtroppo non sempre è aiutata, penso all’Ateneo Veneto, la più antica istituzione culturale della città, che andrebbe supportata di più. —