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«La nostra vendemmia slow da San Michele alle Vignole»

I soci della “Laguna nel bicchiere” al lavoro nell’isola dalla settimana Ferragosto «Raccolta amano, pigiatura con i piedi: i primi 225 litri sono già nelle botti» 

VENEZIA. I primi 225 litri di “In vino Veritas-San Michele in purezza” sono già in botte. I grossi grappoli delle viti di Glera, Malvasia, Dorona veneziana dell’isola, quest’anno sono maturati precocemente e così - a Ferragosto - gli appassionati soci de l’associazione “La Laguna nel bicchiere” hanno già fatto una prima vendemmia. Ora si preparano a raccogliere e pigiare i bianchi di Malamocco e delle Vignole, che l’anno scorso con i loro grappoli di Dorona, Bianchetta e Malvasia hanno dato ...

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VENEZIA. I primi 225 litri di “In vino Veritas-San Michele in purezza” sono già in botte. I grossi grappoli delle viti di Glera, Malvasia, Dorona veneziana dell’isola, quest’anno sono maturati precocemente e così - a Ferragosto - gli appassionati soci de l’associazione “La Laguna nel bicchiere” hanno già fatto una prima vendemmia. Ora si preparano a raccogliere e pigiare i bianchi di Malamocco e delle Vignole, che l’anno scorso con i loro grappoli di Dorona, Bianchetta e Malvasia hanno dato corpo alle “Turgine Vignole al vento”. Quindi ad ottobre, il Merlot, Cabernet franc e sauvignon, Carmenére e Lambrusco Marani della vigna della casa di riposo Ire della Giudecca: che diventeranno il “Rosso Gneca-le Zitelle fertili”. E poi, ancora, San Michele: la campagna di Venezia dà i suoi frutti.



«Recuperare le vigne un tempo abbandonate, salvaguardare una tradizione e proteggere un paesaggio originale e quasi sconosciuto rivelando il nascosto rapporto città-campagna di Venezia»: si presenta così dal suo sito Laguna nel Bicchiere-Le vigne ritrovate, l’associazione nata dall’entusiasmo del professor Flavio Franceschet che nel 1993 riscoprì l’orto di San Francesco della Vigna, facendone con i colleghi luogo di didattica per gli studenti e di racconto di Venezia.

Ora l’associazione si prende cura delle vigne dell’isola di San Michele, di quelle a Malamocco, delle terre che furono delle Clarisse alla Giudecca e ora dell’Ire.

«Flavio è mancato nel 2017 e ci manca molto», conclude Michela, «anche se il suo spirito contagioso si respira nel gruppo di lavoro presieduto da Renzo De Antona e da una quarantina di persone che sono il nocciolo duro dell’associazione. Cerchiamo di fare attività aperte, tutto l’anno: se non c’è da potare, legare, mettere reti, ci sono le degustazioni, i banchetti, partecipiamo a molte manifestazioni, giornate didattiche con i bambini. Pensionati e giovani insieme». —