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«Folli le nuove regole sul lavoro Così si bloccano le imprese»

Agnese Lunardelli (Est 1967): «Io non potro più rinnovare i bravi interinali Fatico a comprendere le motivazioni che hanno mosso il governo»



«Un mese fa ci servivano due lavoratori interinali, che già avevano lavorato da noi e si erano comportati molto bene e dunque li rivolevo: seppure fossero a casa ancora senza lavoro, con le nuove norme l’agenzia ci ha sconsigliato di riaverli». Agnese Lunardelli, guida la Lunardelli Est 1967 di Fossalta di Piave, azienda specializzata in recupero e produzione di infissi di pregio e arredamento. È presidente Pmi di Confindustria Venezia-Rovigo e nel consiglio della Camera di Commercio di Vene ...

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«Un mese fa ci servivano due lavoratori interinali, che già avevano lavorato da noi e si erano comportati molto bene e dunque li rivolevo: seppure fossero a casa ancora senza lavoro, con le nuove norme l’agenzia ci ha sconsigliato di riaverli». Agnese Lunardelli, guida la Lunardelli Est 1967 di Fossalta di Piave, azienda specializzata in recupero e produzione di infissi di pregio e arredamento. È presidente Pmi di Confindustria Venezia-Rovigo e nel consiglio della Camera di Commercio di Venezia-Rovigo. «Questi due giovani avrebbero potuto veder prolungato il proprio lavoro nella nostra azienda, invece ho dovuto ricominciare il percorso con altri due nuovi lavoratori», prosegue, «Il precedente sistema permetteva invece di provare, sia noi ma anche loro. Folle cambiarlo».

Agnese Lunardelli, come valuta le norme sul lavoro interinale e contratti a termine contenute nel Decreto Dignità?

«Mi domando quali siano le motivazioni che hanno spinto il governo. Noi abbiamo dinamiche diverse da quelle delle grandi aziende, che possono sopportare flessioni e aumenti di commesse. Quando uno fa un percorso costante in un’azienda impara e ha più possibilità di venire poi assunto. Dopo una crisi di 10 anni, c’è stata una grande selezione naturale delle imprese. Chi è rimasto ha nel dna la capacità di resistere, facendo fatiche insormontabili, per arrivare fino ad oggi: servono strumenti per aiutare l’impresa».

Ma locomotiva del nordest si è fermata?

«No di certo, ma i sistemi di business sono in continua evoluzione e non sono più riconducibili ai format di 30-40 anni fa, quando i nostri genitori hanno messo le basi del “miracolo”. Ora è tutto più complesso, con la sfida continua dell’internazionalizzazione. Il clima di incertezza negli scambi internazionali e la situazione nazionale che stiamo vivendo non aiuta di certo».

Quali sono le maggiori difficoltà che incontrate?

«Per prendere nuove commesse dobbiamo essere competitivi nella qualità e garantire i tempi di consegna. Per una piccola realtà un nuovo lavoro significa avere un’accelerazione improvvisa e inaspettata nel processo produttivo. E io come devo fare?».

Lo dica lei.

«Per affrontare picchi improvvisi di produzione servono strumenti idonei per garantire flessibilità, come ad esempio i contratti interinali. Purtroppo la piccola-media impresa, su cui si basa l’economia italiana, non può fare altrimenti. Apparteniamo ad un Paese che stenta a crescere e ha bisogno di flessibilità nei rapporti del lavoro. Senza contare l’alto costo del lavoro, tra i più alti in Europa, che nel manifatturiero si aggira intorno al 65%. Ricordiamo comunque che in altri Paesi la flessibilità nel mondo del lavoro è molto più presente che da noi».

Con queste norme quale pericolo per le Pmi?

«Le nuove norme non faranno emergere un bel nulla, ma anzi freneranno la voglia di crescere dell’imprenditore, che preferirà galleggiare, senza cercare nuove commesse. Ma questa è la mentalità opposta di ogni imprenditore, che punta a crescere ogni anno, in fatturato e posti di lavoro. Risultato: si blocca l’economia del Paese». —