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Venezia, mercato del pesce a rischio chiusura: «Se non ci aiutano non ce la faremo»

Rialto, dai 18 banchi di un tempo ora ce ne sono la metà. Due sono in vendita a 40 mila euro compresa l’attrezzatura

VENEZIA. Il gonfalone della Pescheria, realizzato nel 2011 per dire no allo spostamento del mercato a Fusina, è stato rubato. Qualcuno nella notte ha infranto il monito scritto ad hoc nel libro marciano: «Rialto no se toca». Al suo posto è rimasto un angosciante presagio, quello che a poco a poco del Mercato del pesce non resti proprio più nulla.

Una foto del Mercato del pesce degli anni Ottanta


In fondo in fondo, quel ...

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VENEZIA. Il gonfalone della Pescheria, realizzato nel 2011 per dire no allo spostamento del mercato a Fusina, è stato rubato. Qualcuno nella notte ha infranto il monito scritto ad hoc nel libro marciano: «Rialto no se toca». Al suo posto è rimasto un angosciante presagio, quello che a poco a poco del Mercato del pesce non resti proprio più nulla.

Una foto del Mercato del pesce degli anni Ottanta


In fondo in fondo, quel leone agguerrito, sembrava invincibile: «Era il simbolo del popolo, disegnato da Carlo Gemmani. In un momento in cui non vediamo futuro, questo furto è stato un brutto colpo» racconta Andrea Vio di Burano, pescivendolo da 40 anni «Il Comune potrebbe indire un concorso per farne uno nuovo».

Per Vio le cause principali del declino sono il proliferare dei supermercati, le grandi distribuzioni e il poco tempo che si dedica a cucinare. «La politica non ci ha aiutati» prosegue «Abbiamo delle spese pesanti, come le utenze che dobbiamo pagare, il costo dei magazzini dove teniamo il bancone o del pesce, le spese per la barca, i trasportatori». La tristezza è diffusa. Ci sono sempre meno persone e non perché è agosto.

«Se non si fa qualcosa non riusciremo a sopravvivere» dice Nino Zane di Burano, a Rialto da 40 anni «Siamo preoccupati, non abbiamo mai passato un momento come questo». Tutti lamentano la nuova legge europea sui molluschi: «Li possiamo vendere al minuto, ma non più al dettaglio ai ristoranti» spiegano Zane e Vio «Per farlo dovremmo avere il bollino Cee, ma per averlo dovremmo essere provvisti di un magazzino enorme». Indicano alcune cozze sul banco, già confezionate in una rete e provviste del bollino Cee: «Non possiamo vendere ai ristoranti nemmeno quelle». La norma, sostengono, è stata voluta dalle grandi distribuzioni: «Hanno detto che qui non sussistono le condizioni per i molluschi solo per farci fuori».

In pratica le grandi distribuzioni della terraferma offrono al ristorante il pacchetto completo, dallo stuzzicadenti al pesce, spazzando via i piccoli pescivendoli. «Se vogliamo preservare delle attività antiche che caratterizzano la città» conclude Vio «bisogna saper fare delle eccezioni o venirci incontro. Nessuno ci è mai venuto a chiedere nulla, noi siamo disponibili a raccontare di cosa avremmo bisogno».

Qualche idea ci sarebbe: «Nella storia del mercato non è mai accaduto qualcosa del genere, a volte capita anche che i ristoranti ti paghino dopo mese e devi aspettare» racconta Dario Naccari, veneziano ora a Mestre, da 39 anni in Pescheria «Il Comune potrebbe concentrare tutti i banchi in una sola area (confermano anche gli altri, ndr)» spiega «Non esiste più il veneziano con il quale lavoravamo, ma se si facessero delle mostre a tema qui sopra nella loggia vuota da anni il Mercato tornerebbe un luogo vivo, altrimenti temo che nel giro di qualche anno chiuderemo tutti». —