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Un Piano degli ormeggi per i residenti

Il Comune studia nuove soluzioni per rispondere alle proteste del popolo delle barche. Oggi è impossibile attraccare

VENEZIA. È l’unica città al mondo dove non si può andare all’ospedale, a fare la spesa, a portare un fiore ai defunti, e nemmeno in municipio con mezzi propri. A Venezia il mezzo «proprio» è la barca. E quei pochi veneziani doc che si ostinano a usarla hanno la vita impossibile. Divieti, multe. E città d’acqua impossibile da vivere nel suo elemento naturale.

Così, preso atto della situazione e delle proteste crescenti del «popolo delle barche» il Comune ha deciso di intervenire. E messo a punto un nuovo «Piano degli ormeggi e piccole darsene» che il sindaco Luigi Brugnaro presenterà nei prossimi giorni. Progetto nato dallo stesso sindaco, dopo lunghi sopralluoghi in laguna e nei rii interni con i dirigenti degli uffici.



Gli ormeggi. Primo punto, le zone di ormeggio. Adesso è impossibile attraccare praticamente dappertutto. Chi va in barca non riesce a trovare ormeggio. Rive vietate, altre appaltate a gondolieri e motoscafisti, la mattina alle barche da trasporto. Chi ci prova, viene multato per «abbandono di natante». Eppure il regolamento comunale prevede «aree per la soste» che non sono mai state attivate. «Vogliamo rendere possibile alle barche dei residenti di attraccare», dicono in municipio. Dunque, nuove scione, che sarebbero gli anelloni in ferro per l’ormeggio sul muro, ormai introvabili. E nuovi posti recuperati per la sosta di poche ore e anche per la sosta notturna. «Era ora» commentano i diportisti. Gli spazi saranno riservati ai residenti, in quanto all’interno della Ztl «Zona a traffico limitato».

Piccole darsene. Il problema è sentito anche nelle isole. Chi arriva a Burano o a Pellestrina, ma anche al Lido, con la barca non riesce a scendere. Saranno previsti adesso spazi di sosta autorizzati.

Incentivi. Un altro problema è quello della cantieristica minore, sempre più in sofferenza. Allo studio ci sono anche incentivi per le barche tipiche (in legno) con piccoli motori, con riduzione della tassa di stazionamento e di occupazione degli spazi acquei.

I controlli. Sindaco e giunta annunciano un’altra estate a «Onda zero». Di controlli serrati contro il moto ondoso e la velocità in Bacino San Marco. Plaudono i gondolieri, che da anni denunciano la situazione di emergenza in bacino. Ma viste le scarse forze a disposizione, restano sguarnite le altre aree «calde». Come Sant’Elena, le Fondamente Nuove e l’incrocio tra canale di Tessera e rio di Noale.

I limiti di velocità. Sul tavolo anche la riforma dei limiti di velocità. Il canale di Tessera ha un limite di 20 chilometri orari, così i motoscafi arrivano in planata fin quasi dentro il rio di Noale. Il tratto fino a Murano potrebbe essere ridotto. Un’altra proposta riguarda la differenziazione dei limiti a seconda della stazza delle barche, come succede in autostrada per i mezzi su ruote. Mezzi pesanti e motoscafi devono andare più piano, perché producono più onde.

Divieti assurdi. Per «ragioni di sicurezza» il Magistrato alle Acque (oggi Provveditorato alle Opere pubbliche) ha vietato il transito dei mezzi acquei nel canale di San Cristoforo e davanti alle mura del cimitero. Ci passano però i mezzi Actv, e anche i pesanti motobattelli della linea 12 per Burano, che producono onde altissime soprattutto a pieno carico con la bassa marea. Dovranno essere rivisti anche i sensi unici e i rii blu. Così come il divieto (limitato alle barche da diporto) di passare sotto il ponte di Rialto prima di mezzogiorno.

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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