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Pili, si riaccende lo scontro su Brugnaro

Dalle bonifiche all’intervento cui sta lavorando l’architetto Scarpa. De Martin: «Nessun documento è stato presentato» 

VENEZIA.L’eco della puntata di Report, trasmissione di Rai Tre, sulla “Venice town”, arriva anche in consiglio comunale con la commissione Urbanistica riunita ieri a Mestre per la discussione della interpellanza di Renzo Scarpa e Ottavio Serena (gruppo Misto), dedicata alla presunta pericolosità, causa radioattività, dell’area dei Pili e che attendeva risposta da dicembre 2017.

Qui la puntata di Report intitotata "Venicetown"

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«Trasmissione vomitevole che non ha raccontato la verità», dice in commissione Maurizio Crovato, giornalista Rai in pensione: «Andrebbe deferito Tobia Scarpa dall’ordine professionale». Attacco al professionista che anche in tv ha confermato di esser stato contattato da Brugnaro, per seguire lo sviluppo urbanistico dell’area dei Pili che fa gola al magnate Kwong. Scarpa pensa a grattacieli e alberghi oltre che al nuovo palazzetto per la Reyer, costo, stimato da Brugnaro, pure lui intervistato, in 70 milioni di euro «sperando di non rimetterci».

Il sindaco preplica a Report: "Mescolare la mafia, che ho sempre combattuto,è stata una cosa vergognosa. I fatti sono testardi,il tempo sarà galantuomo". 


Renzo Scarpa, nell’illustrare la sua lunga e dettagliata interpellanza sulla questione ambientale, ricorda che «una analisi approfondita su questo tema serve, anche senza dire se si è pro o contro il sindaco e il suo conflitto di interessi che c’è, perché serve una analisi che dica la verità su quell’area a tutela della salute pubblica e dei lavoratori». Ma il tentativo di aprire il confronto con la maggioranza fucsia, arroccata a difesa dell’ordine del giorno votato a febbraio nel consiglio straordinario sui Pili, non trova sponde. Dai cinque stelle (che votarono a favore del palazzetto) Sara Visman ricorda che «senza bonifica quei terreni non si possono toccare» e che mancano 30 metri di marginamento mentre la Pd Monica Sambo chiede chiarezza, dopo la trasmissione, sui piani dei privati. «Non faccio gli interessi di Porta di Venezia ma la città sa chi ha inquinato quell’area», ricorda l’assessore all’Urbanistica Massimiliano De Martin.

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Come a dire che Porta di Venezia, società proprietaria dei Pili che acquistò l’area dal Demanio, unica partecipante all’asta, per 6 milioni di euro, non ha torto ad aver portato al Tar la richiesta ministeriale di pagare la bonifica che invece doveva essere finanziata, è la loro tesi, dalla transazione Eni. Una bonifica da almeno 160 milioni di euro è un costo imponente ma l’assessore poi precisa che «dovrà essere fatta, ottemperando a tutte le norme previste per legge» e che sarà una bonifica commisurata alla quantità di realizzazioni che il piano andrà a prevedere. «Si possono realizzare fino ad un milione di metri cubi. Finora non è stato realizzato manco un metro», continua l’assessore ricordando che l’area è preclusa al pubblico da anni. E precisa che nessun progetto è arrivato in visione in Comune in questi mesi.



Mario Scattolin, dirigente del settore Ambiente, precisa che dai dati in possesso del Comune nella grande area di 42 ettari «c’è la presenza non omogenea di accumuli di fosfogessi, derivati della fosforite, senza traccia di altri tipi di rifiuti» e riguardo la contaminazione di vongole «non ci sono riscontri fatti da chi dovrebbe farli. Non ci sono mai stati forniti», dice da Provveditorato o Asl. Alla fine Scarpa e Serena si dichiarano insoddisfatti delle risposte dell’assessore, delegato dopo sei mesi dal sindaco a rispondere in commissione sullo spinoso tema dei Pili. «La discussione è ferma alla indagine del 2015», dicono i consiglieri che hanno raccolto le perizie sul cantiere della ciclabile per Venezia, la documentazione storica e le interrogazioni ministeriali di Felice Casson. I dubbi rimangono ma qualsiasi progetto sui Pili dovrà prima prevedere una bonifica e le funzioni che i privati proporranno «dovranno passare al vaglio del consiglio comunale», precisa De Martin.

Sul fondo resta il conflitto del primo cittadino, emerso pure nella puntata di Report. Liberi e Uguali l ha contestato ieri la «concezione padronale della cosa pubblica che porta Brugnaro ad affermare (. . .) “Venezia, ce la prendiamo noi! ”. Un sindaco del genere non solo non è all’altezza del suo compito, bensì incarna perfettamente il pensiero dominante che riduce Venezia a Veniceland».

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