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Di Rienzo confessa: riciclavamo soldi

Dopo l’attentato di Nizza il guru della new economy Alberto Vazzoler: «Speriamo che il valore degli immobili vada giù»

JESOLO. Prostrata. Distrutta. Indossando una tutina nera e senza un filo di trucco, in una stanza del carcere femminile di Venezia la 42enne padovana Elena Manganelli Di Rienzo ha confermato tutte le contestazioni durante sei ore d’interrogatorio davanti al pm Roberto D’Angelo e al tenente colonnello della Guardia di Finanza Vittorio Palmese.

Rea confessa. Ha ammesso: il suo socio d’affari, il dentista-finanziere Alberto Vazzoler di Musile di Piave, è un finto residente a Montecarlo. E ancora ...

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JESOLO. Prostrata. Distrutta. Indossando una tutina nera e senza un filo di trucco, in una stanza del carcere femminile di Venezia la 42enne padovana Elena Manganelli Di Rienzo ha confermato tutte le contestazioni durante sei ore d’interrogatorio davanti al pm Roberto D’Angelo e al tenente colonnello della Guardia di Finanza Vittorio Palmese.

Rea confessa. Ha ammesso: il suo socio d’affari, il dentista-finanziere Alberto Vazzoler di Musile di Piave, è un finto residente a Montecarlo. E ancora: con lui è al vertice di un’organizzazione illegale operativa nel settore del riciclaggio transnazionale provvedendo, dietro il pagamento di provvigioni, a “restituire” in contanti il danaro (accumulato nelle banche elvetiche) agli evasori italiani che non hanno aderito al cosiddetto scudo fiscale, ovvero non hanno regolarizzato i capitali all’estero. Quasi in lacrime, ha ricostruito il piano criminale. E ha raccontato la costituzione di società fittizie con sedi in Svizzera, nell’Est Europa e negli Emirati Arabi per eludere le norme antiriciclaggio visto che l’unico scopo era far uscire il danaro dei clienti dai conti svizzeri e, tramite un passaggio a Dubai, farlo rientrare monetizzato in Italia. Ancora: ha snocciolato l’elenco dei clienti che saranno indagati per aver frodato il fisco italiano.

Spregiudicata e milionaria. Sposata con un arabo che fa il consulente a Dubai, Manganelli ha confermato di aver effettuato operazioni di trasferimento tramite la società Karat Dmcc per un totale di 46. 531. 615, 25 euro dall’1 dicembre 2015 al 31 dicembre 2016. Il profitto di poco più di un anno di lavoro? Ben 2.326.580 euro (la provvigione oscillava tra il 5% e il 10%).

Introiti enormi investiti nel settore immobiliare in Costa Azzurra con il complice Alberto Vazzoler. Il 2 agosto 2016, dopo l’attentato di Nizza, Manganelli lo chiama al telefono. E racconta che, a causa del terrorismo, le prenotazioni alberghiere in quell’area sono calate. Lui, alla faccia dei morti, esulta: «Magari speriamo che gli immobili vadano giù... speriamo, cavolo, è un bel colpo per noi». Secondo il gip è una fra le tante intercettazioni «che illustrano la capacità criminale degli indagati principalmente di Vazzoler». Dietro le sbarre, Manganelli ha scaricato più di qualche responsabilità su Vazzoler: era stato lui a istruirla su come trasportare danaro contante eludendo i controlli della Finanza. Inutile negare: in una conversazione via Skype dell’8 febbraio 2017 (intercettata), il socio le aveva suggerito di farsi fare un vestito con tasche interne.

Ruolo negli Emirati Arabi. A Dubai la donna ha un compito delicato. E lo ha confermato: teneva i rapporti con le banche e ne cercava di nuove quando un istituto chiedeva la giustificazione per l’invio di danaro nelle operazioni di triangolazione o non consentiva l’apertura di conti cifrati. Per quelle operazioni illegali, impiegava la società Karat Trading DMCC. Al socio spiega come trasferisce il danaro da Dubai alla Svizzera: «Ci sono due momenti... quando la Loomis (il corriere) va a prendere il sacchetto, mi parte una mail automatica dall’ufficio cambi con il conteggio di quanti soldi ci sono. Quando i soldi sono caricati sull’aereo, mi parte un’altra mail dalla Loomis che mi dice il numero del cargo, del volo e tutto quanto. Il giorno dopo mi scrive che è atterrato, se manca qualcosa glielo chiedo». Al pm ha confermato che le compravendite commerciali risultanti da fatture (lingotti d’oro) erano fittizie. In un’intercettazione del 14 febbraio 2017 aveva lamentato che una banca di Dubai si era rifiutata di fare un bonifico a meno che non fosse portata la prova della consegna dell’oro fatturato. «Ce l’hanno con noi in generale perché sono operazioni finte, questo va capito! » dice al socio. Vazzoler replica: «Vorrei andare a parlare con chi vende veramente oro e farmi dare un certificato di quellimagari stampato in tipografia con una cornicetta d’oro, te lo tieni in casa e ogni tanto glielo porti». E Manganelli: «Le banche di Dubai sanno che non posso fare un certificato di vendita oro (serve la licenza)... Basterebbe che quelle teste di c... della Mills mi dessero la loro carta intestata altamente originale e io mi creo tutto... Non c’è bisogno di andare da Boschiero (una tipografia)».

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