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Lafert venduta ai giapponesi la preoccupazione della Fiom

SAN DONÀ. Vendita della Lafert ai giapponesi, i sindacati denunciano la perdita di un patrimonio sandonatese e nazionale e un deficit della classe imprenditoriale nostrana. Dopo i primi giorni di...

SAN DONÀ. Vendita della Lafert ai giapponesi, i sindacati denunciano la perdita di un patrimonio sandonatese e nazionale e un deficit della classe imprenditoriale nostrana. Dopo i primi giorni di stupore per la cessione alla società Sumitomo, resta la paura, soprattutto tra i dipendenti, che i giapponesi taglino ora il personale a colpi di katana. «L’ufficialità della vendita della Lafert, più che sorprendere, dimostra purtroppo che un’altra eccellenza industriale italiana viene venduta a im ...

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SAN DONÀ. Vendita della Lafert ai giapponesi, i sindacati denunciano la perdita di un patrimonio sandonatese e nazionale e un deficit della classe imprenditoriale nostrana. Dopo i primi giorni di stupore per la cessione alla società Sumitomo, resta la paura, soprattutto tra i dipendenti, che i giapponesi taglino ora il personale a colpi di katana. «L’ufficialità della vendita della Lafert, più che sorprendere, dimostra purtroppo che un’altra eccellenza industriale italiana viene venduta a imprenditori stranieri», commenta Fabio Furlan della Fiom Cgil, «questo a conferma della crisi della classe imprenditoriale e del fallimento della politica che dopo aver perso in questi ultimi anni oltre il 25% della capacità produttiva nel nostro Paese, non è nemmeno in grado di mantenere di proprietà italiana quanto di buono ci rimane».

«Tornando alla Lafert», prosegue il sindacalista, «la ex proprietà ha spiegato al tavolo che la vendita ha l’obiettivo di assicurare e blindare la crescita e l’occupazione. La Lafert infatti ha e sta facendo tutt’ora parecchi investimenti, non a caso è una delle pochissime realtà del Veneziano che anche durante la crisi internazionale, ha continuato a lavorare assumendo e stabilizzando molti lavoratori. Tra San Donà e Noventa di Piave ci sono all’incirca 600 lavoratori. Senza contare l’indotto e gli altri stabilimenti italiani. L’importanza di questa realtà produttiva nel Sandonatese è perciò indiscutibile e vitale. Come Fiom Cgil», conclude, «saremo intransigenti nel pretendere che gli impegni sul mantenimento degli stabilimenti, la salvaguardia dell’occupazione, la crescita con nuovi investimenti e prodotti, sottoscritti dalla nuova proprietà, vengano confermati anche nei fatti». (g.ca.)