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«Addio Alberto per tutti gli amici eri più di un fratello»

In 1.500 ieri a Oriago ai funerali del giovane di 28 anni morto lunedì mattina nell’incidente in autostrada  

ORIAGO. «Chi ha conosciuto Alberto sa di aver perso un fratello, non un amico che è una persona che si sceglie, ma proprio un fratello, cioè un dono per chi lo aveva conosciuto». A dirlo è stato ieri il parroco della chiesa di San Pietro in Bosco di Oriago, don Cristiano Bobbo, di fronte a una folla di oltre 1.500 persone arrivate per dare l’ultimo saluto ad Alberto Frison, il giovane di Mira di 28 anni morto lunedì mattina in un incidente in autostrada, all’altezza dell’Outlet di Palmanova ...

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ORIAGO. «Chi ha conosciuto Alberto sa di aver perso un fratello, non un amico che è una persona che si sceglie, ma proprio un fratello, cioè un dono per chi lo aveva conosciuto». A dirlo è stato ieri il parroco della chiesa di San Pietro in Bosco di Oriago, don Cristiano Bobbo, di fronte a una folla di oltre 1.500 persone arrivate per dare l’ultimo saluto ad Alberto Frison, il giovane di Mira di 28 anni morto lunedì mattina in un incidente in autostrada, all’altezza dell’Outlet di Palmanova ad Aiello del Friuli.

Nella chiesa strapiena soprattutto di giovani, il parroco ha ricordato il grande impegno di Alberto nei confronti degli altri, degli amici, della famiglia. Il suo percorso, anche se di una persona giovane, era già complesso, vitale. Alberto aveva trovato negli ultimi tempi grazie alla vicinanza degli amici della famiglia e di Angelica, la fidanzata, un equilibrio, una sua dimensione.

«Ci si interroga in casi come questi», ha detto don Cristiano, «sul perché queste tragedie avvengono. Con quello schianto in autostrada si è schiantato il futuro di Alberto, di Angelica e un pezzo di futuro delle persone che contavano nella sua vita». Il parroco ha ricordato il grande affetto delle persone che hanno conosciuto Alberto, che hanno scritto messaggi sui muri del paese i questi giorni in suo ricordo. In chiesa c’erano così gli amici della “movida” di Mirano che lo hanno conosciuto come barman e gli amici dei gruppi amatoriali sportivi soprattutto calcistici che frequentava, e poi gli amici di Oriago e Mira dove era cresciuto. Alberto che era tornato a lavorare, da qualche tempo, per l’azienda del padre a Mira Porte, aveva lavorato per oltre un anno come barman al locale “La Gineria” di Diego Cesarato in via Barche a Mirano.

Un amico, uno dei più stretti di Alberto che conosceva il giovane fin da quando era adolescente, ha tracciato a fine cerimonia un ritratto di Alberto. «Con l’età “Frizzo” eri maturato», ha detto l’amico, «ma ancora ricordo come insieme dipingevamo i muri con la scritta “Anarchia”. Eri un ponte tra le persone, la tua grande caratteristica era quella di unire far conoscere le persone con grande simpatia e generosità. Ci mancherai, ma sarai sempre con noi».

Dopo la cerimonia la bara bianca di Alberto Frison all’uscita dalla chiesa di San Pietro in Bosco è stata applaudita a lungo e gli amici hanno gettato dei fumogeni rossi sul sagrato in suo ricordo. Per tutta la durata del funerale un servizio di vigilanza stradale di polizia locale e carabinieri ha monitorato la zona. Alberto Frison lascia il papà Marco, la mamma Gloria, il fratello Nicola al quale era molto legato e la fidanzata Angelica, con la quale aveva deciso di vivere insieme la sua vita. Dopo l’estremo saluto il corpo di Alberto è proseguito per il crematorio del cimitero di Marghera.

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