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Banda dei bancomat assolto Matteo Cavazza

Il giostraio portogruarese di 38 anni era accusato di 35 colpi ai danni di banche Saranno invece giudicati il 13 giugno i coimputati che nascondevano le auto 

PORTOGRUARO. Faceva parte insieme ad altre 20 persone, per la maggior parte giostrai, della cosiddetta banda dei bancomat, il sodalizio criminale ritenuto responsabile di ben 35 colpi ai danni di istituti di credito di mezzo Veneto, per un bottino complessivo di mezzo milione di euro. Rodolfo Cavazza, 32 anni di Piove di Sacco (avvocato Pietro Sartori), ieri è stato condannato a 12 anni di reclusione, oltre a una multa di 2 mila euro e 35 mila euro di risarcimento esecutivo al credito trevig ...

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PORTOGRUARO. Faceva parte insieme ad altre 20 persone, per la maggior parte giostrai, della cosiddetta banda dei bancomat, il sodalizio criminale ritenuto responsabile di ben 35 colpi ai danni di istituti di credito di mezzo Veneto, per un bottino complessivo di mezzo milione di euro. Rodolfo Cavazza, 32 anni di Piove di Sacco (avvocato Pietro Sartori), ieri è stato condannato a 12 anni di reclusione, oltre a una multa di 2 mila euro e 35 mila euro di risarcimento esecutivo al credito trevigiano, dal gup padovano Cristina Cavaggion al termine di un rito abbreviato.

Assolto, sempre nella giornata di ieri, lo zio di Rodolfo, Matteo Cavazza, 38 di Portogruaro (avvocato Andrea Frank), anche lui componente della banda.

Saranno invece processati davanti al tribunale il 13 giugno, i coimputati Rienzi Fracasso, 69 anni di Dolo, e Renato Pietrobon, 56 anni di Camposampiero. Fracasso e Pietrobon devono rispondere di aver dato appoggio esterno, mettendo a disposizione un paio di garage di loro proprietà, al gruppo di giostrai che compiva le rapine per nascondere gli attrezzi e le auto, in genere Bmw 430 e Audi S6, usate per gli assalti. I venti componenti della banda dei bancomat erano stati arrestati nel settembre del 2016, grazie al blitz dei carabinieri sulla base delle indagini dei militari del Reparto operativo di Treviso. Agivano così: confezionavano l’esplosivo e lo piazzavano nelle bocchette che erogano il denaro dei bancomat, colpendo sportelli tra il Mantovano e le province venete di Padova, Vicenza, Verona e Treviso. Pesantissime le accuse contestate ai venti indagati, a diverso titolo e a seconda dei ruoli: associazione a delinquere finalizzata all’assalto con l’esplosivo agli sportelli bancomat, furto aggravato di auto e targhe usate per i colpi, resistenza a pubblico ufficiale per aver usato la schiuma degli estintori per rallentare l’inseguimento dei carabinieri, rapina e ricettazione di auto e attrezzi usati durante gli assalti. Tra le altre alla banda viene contestata la rapina messa a segno nel 2015 al Monte dei Paschi di Siena di Cittadella. Un colpo che fruttò 50 mila euro. Poi la tentata rapina nel marzo dello stesso anno alla gioielleria “Cinzia” a Mirabello nel Ferrarese, la tentata rapina al Credito Valtellinese ancora a Cittadella in aprile. Ma non solo. Negli anni il sodalizio ha colpito anche a San Giorgio di Mantova, Sandrigo, Rovato, Valeggio sul Mincio, Camisano, Malo, Padova, San Giorgio delle Pertiche, Rossano, Noventa di Piave, Mansuè, Sacile, Oderzo, Ponzano, Mestre e Salzano.

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