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«Profughi a casa nostra, noi li stiamo accogliendo»

A Mestre un gruppo di 50 persone ha acquistato un immobile e ne ha affittati altri due: «Aiutiamo gli stranieri a reinserirsi nella vita sociale e lavorativa. Dimostriamo che si può fare» 

MESTRE. «Esprimere la concretezza del Vangelo accogliendo una famiglia di profughi in seno a ogni parrocchia, comunità religiosa o monastero». Un appello lanciato da Papa Francesco il 5 settembre 2015 che è stato raccolto a Mestre e Marghera da un gruppo di oltre cinquanta persone, che si sono associate e hanno comperato un appartamento. lo hanno sistemato e hanno ospitato un nucleo di sei ragazze nigeriane, che avevano concluso il percorso di accoglienza istituzionale, per aiutare ad inseri ...

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MESTRE. «Esprimere la concretezza del Vangelo accogliendo una famiglia di profughi in seno a ogni parrocchia, comunità religiosa o monastero». Un appello lanciato da Papa Francesco il 5 settembre 2015 che è stato raccolto a Mestre e Marghera da un gruppo di oltre cinquanta persone, che si sono associate e hanno comperato un appartamento. lo hanno sistemato e hanno ospitato un nucleo di sei ragazze nigeriane, che avevano concluso il percorso di accoglienza istituzionale, per aiutare ad inserirsi fattivamente nella società. Un gesto forte e determinato.



«Ci siamo resi conto che fare qualcosa individualmente era impossibile» ha spiegato Antonino Stinà della associazione “Di Casa” ieri sera allo spazio “Negozio Piave 67” di Mestre, di fronte a un pubblico di circa 60 persone – tanti volontari –, che si sono ritrovati per condividere le diverse esperienze che si stanno formando nel territorio a proposito di accoglienza.

Antonino Stinà


«Nove mesi di gestazione per questo progetto, che è sfociato nell’acquisto dell’immobile, fatto mettendo assieme piccoli prestiti degli stessi soci, somme che vanno dai 500 ai 3000 euro. Non siamo dei professionisti che lavorano nel sociale, solo persone di buona volontà, che hanno diverse esperienze associative alle spalle». Per individuare in seguito i migranti da inserire nel progetto, l’associazione si è appoggiata alla Società cooperativa sociale Il Lievito.

Tante sono le famiglie che poi si sono dedicate ad aiutare queste ragazze nella vita, a cominciare dalle cose più semplici fino a farle diventare autosufficienti. Un esperimento andato bene, che ha portato dopo un anno a ripetere l’esperienza affittando un appartamento dove inserire 4 uomini, di cui uno italiano, a significare che l’accoglienza viene praticata laddove ci siano delle fragilità. «Delle persone che ci sono affidate, 9 su 10 sono traumatizzate a livelli diversi» racconta Silvia Tonicello della Coop Il Lievito.

Traumi causati soprattutto dal viaggio fatto per arrivare in Europa, che comincia nel deserto, passa l’inferno della Libia fino all’attraversamento del Mediterraneo. «Sono persone determinate, dalla forte motivazione» spiega una volontaria di “Di Casa” «Le nigeriane che ospitiamo vengono in Europa attirate dall’idea della vita agiata, l’automobile, i bei vestiti. Anche se poi il sogno si infrange contro la realtà, e si trovano in forte difficoltà, di tornare a casa non ci pensano assolutamente. Vogliono studiare, lavorare, riuscire la loro vita qui». Al momento le ospiti della casa stanno imparando l’italiano e come scrivere un curriculum per proporsi in ambito lavorativo.

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