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Il 26 maggio inaugura Freespace e Venezia si apre al mondo

Ecco come cambia la città: 75 Paesi partecipanti, sette per la prima volta

VENEZIA. Non avrà il fascino unico della Biennale Arti Visive, ma ormai anche la Biennale Architettura - forse ormai l’appuntamento espositivo più importante al mondo per il settore - è diventata un grande evento che dalla prossima settimana (come avviene ogni due anni) farà nuovamente di Venezia una grande capitale culturale tra primavera ed estate.



Non a caso la scelta dei 71 partecipanti è stata preceduta dal manif ...

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VENEZIA. Non avrà il fascino unico della Biennale Arti Visive, ma ormai anche la Biennale Architettura - forse ormai l’appuntamento espositivo più importante al mondo per il settore - è diventata un grande evento che dalla prossima settimana (come avviene ogni due anni) farà nuovamente di Venezia una grande capitale culturale tra primavera ed estate.



Non a caso la scelta dei 71 partecipanti è stata preceduta dal manifesto “Freespace” diffuso dalle curatrici nel giugno scorso che affermava tra l’altro come la mostra si focalizzi «sulla capacità dell’architettura di offrire in dono spazi liberi e supplementari a coloro che ne fanno uso». Accanto ad architetti pressoché sconosciuti, che Farrell e McNamara hanno scoperto e selezionato in giro per il mondo, ci saranno anche progettisti famosi come David Chipperfield, Alvaro Siza, Kazuyo Sejima (già direttore di Architettura), Rafael Moneo, Souto Moura, Odile Decq, Toyo Ito, tra gli altri, oltre ai nostri Cino Zucchi, Marco Pogacnik, Francesca Torzo, Maria Giuseppina Grasso Canizzo.

In mostra «elementi, costruiti o non costruiti» per citare ancora le curatrici «di opere che esemplificano le qualità essenziali dell’architettura: la modulazione, la ricchezza e la materialità delle superfici, l’orchestrazione la disposizione in sequenza del movimento». Anche gli stessi spazi delle Corderie dell’Arsenale e del Padiglione Centrale dei Giardini saranno ripensati da Farrell e Mc Namara per esaltare le proprie caratteristiche di spazi pubblici. Previste 75 partecipazioni nazionali tra i Giardini, l’Arsenale e il centro storico di Venezia. Sette paesi presenti per la prima volta: Antigua e Barbuda, Arabia Saudita, Guatemala, Libano, Mongolia, Pakistan e la Santa Sede. Il Padiglione inglese, intitolato “Island”, diventerà uno spazio pubblico per incontri popolari nel primo anno dopo la Brexit, per sottolineare la capacità inclusiva inglese, oggi messa in discussione a livello internazionale. Mettendo a disposizione dei visitatori anche il tetto del Padiglione, per incontri e conferenze, con vista incomparabile sul Bacino di San Marco. “Repair” è invece il titolo del padiglione australiano, legato al tema della riparazione dei danni dello sviluppo con 30 mila piante esposte all’interno, rappresentative di 65 specie della prateria che rischiano di scomparire.

“In Statu Quo: Architecture of Negotiation” sarà infine il tema del padiglione israeliano, che esaminerà il complesso meccanismo del mantenimento dello stato attuale nelle tormentate relazioni politiche tra Israele e Palestina. Sarà uno dei padiglioni più “caldi”, insieme a quello della Russia - con speciali misure di sicurezza anche per la delicata situazione internazionale.

Il Padiglione Italia all’Arsenale - curato da Mario Cucinella - si chiamerà “Arcipelago Italia” e intende indagare le complessità dei territori interni del Paese, mostrando quale può essere il ruolo dell’architettura contemporanea per il loro rilancio.

Nella prima Tesa, l’illustrazione di otto itinerari e di una settantina di opere di architettura realizzate lungo la penisola, scelte attraverso la call lanciata nello scorso mese di giugno, dàrà avvio alla narrazione dei luoghi, insieme a borghi storici, cammini, parchi e altre iniziative rilevanti. Nella seconda Tesa verranno svelati i cinque progetti di ricerca, esito del percorso progettuale a più voci.

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