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L'INDAGINE

Evasione a Murano, nei filmati il passaggio delle bustarelle

Operazione Vetro Nero, diecimila le transazioni nel mirino della Finanza: nei video si vede Pellarin che conta i soldi e si trattiene il 5 per cento

VENEZIA. È il 30 marzo del 2017 quando alla sede della Venexto, al civico 5483 di Castello, entra un dipendente della Schiavon Massimiliano Art Team. Consegna i documenti e riceve il denaro, commentando con Claudia Pellarin, le transazioni avvenute pochi giorni prima nella vetreria.

Le riprese video. Il clima è sereno, tra una battuta e l’altra. Quel che Pellarin e il dipendente della Schiavon non sanno è che i militari del II Nucleo operativo della guardia di finanza, grazie a una telecamera nascosta nell’ufficio di Castello, li stanno osservando e ascoltando.

Raccogliendo ulteriori prove sulle retrocessioni di denaro e mettendo fieno nella cascina dell’inchiesta “Vetro nero”, condotta dal pubblico ministero Stefano Buccini con la guardia di finanza, che ha portato alla luce una maxi-evasione da oltre 6 milioni di euro nel comparto delle vetrerie d’arte di Murano. Otto vetrerie d’arte nei guai, dieci gli indagati (i rappresentanti legali delle imprese più il cambiavalute Pellarin), sei gli anni sotto la lente di ingrandimento (2013-2018) della magistratura inquirente, sette i milioni di cui è stato autorizzato il sequestro preventivo, da parte del giudice David Calabria, a carico degli indagati. I responsabili delle aziende sono accusati di dichiarazione fraudolenta in concorso. Nei video si vede Pellarin che, nel suo ufficio, calcolatrice alla mano, conta i soldi, trattiene il 5%, e poi mette i soldi in buste diverse da consegnare ai diversi dipendenti delle otto vetrerie di Murano.

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Il meccanismo. Ingegnoso da un lato: l’utilizzo di un pos intestato a un cambiavalute. Fallace dall’altro: perché proprio l’utilizzo del pos ha permesso agli investigatori di tracciare tutte le singole transazioni entrate nell’inchiesta. Il giochetto funzionava così: centro del meccanismo una serie di dieci terminali Pos portatili collegati con delle Sim card, formalmente intestati al cambiavalute veneziano ma di fatto usate dalle vetrerie per incassare i soldi delle vendite “in nero” di preziosi vetri di Murano a turisti stranieri. Pellarin, incassati i soldi, teneva il 5% e retrocedeva la somma alle vetrerie.

L’app e le 10 mila transazioni. Per sapere quando avvenivano i pagamenti via Pos non era necessario che le vetrerie e Pellarin si sentissero al telefono. A lui bastava consultare un’app che, in tempo reale, gli faceva sapere quanto “strisciate” erano stato fatte, e di quale valore. Per questo il giorno successivo lui poteva recarsi alla filiale di San Marco 4403 della Banca popolare di Vicenza, e chiedere di prelevare la somma esatta che il giorno precedente era stata incassata con i Pos distribuiti nelle otto vetrerie. Sono quasi diecimila le transazioni entrate nei fascicoli dell’indagine. Tra le varie prove raccolte dai finanzieri del II Nucleo operativo, del colonnello Francesco Mirarchi, appartenente al I Gruppo, del colonnello Patrizio Milan, ci sono anche i documenti relativi alle dispute, ovvero le contestazioni dei clienti dalle quali emerge lo scontrino di pagamento al cambiavalute ma con bolla doganale della vetreria.

Le perquisizioni. Ricco il bottino della finanza al termine delle perquisizioni della giornata di lunedì: sequestrati contanti per 250 mila euro, di cui 220 a casa di Pellarin, in parte dentro due casseforti nascoste dietro due quadri e in parte (70 mila) in uno zainetto. Sempre al Pellarin sono stati sequestrati anche 3 rolex, di cui uno con piccoli diamanti. Quarantasei lingottini d’oro erano invece in una cassetta di sicurezza nella disponibilità di Umberto Cenedese. Sotto sequestro anche 32 immobili, sparsi in tutta la Regione, 7 automobili tra le quali una Mercedes, vari tablet e telefoni, valuta estera (dollari australiani).

La difesa. Ora toccherà agli avvocati degli indagati (Barbara Rossi per Pellarin; Loris Tosi per i legali di tre vetrerie: Bisanzio, Cenedese e Rino Schiavon) valutare che mosse fare, e decidere se ricorrere al tribunale del Riesame per il dissequestro.
 

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