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Centri commerciali aperti e vuoti. Le commesse: concorrenza assurda

Nel veneziano corridoi semi deserti ieri nelle grandi e medie strutture, serrande alzate anche il Primo maggio. Lo sfogo delle dipendenti: ci danno poco, lavorare nelle festività aiuta ad arrotondare lo stipendio  

VENEZIA. Prima in piazza a cantare l’Inno d’Italia e poi al centro commerciale, magari per acquistare un boccolo a prezzo scontato da portare alla moglie. Nonostante il sole, in tanti ieri hanno fatto una capatina nei templi dello shopping che hanno spalancato le porte come se fosse un mercoledì qualsiasi e non la festa della Liberazione e che faranno la stessa cosa il Primo Maggio.

«Siamo sempre più poveri e quindi c ...

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VENEZIA. Prima in piazza a cantare l’Inno d’Italia e poi al centro commerciale, magari per acquistare un boccolo a prezzo scontato da portare alla moglie. Nonostante il sole, in tanti ieri hanno fatto una capatina nei templi dello shopping che hanno spalancato le porte come se fosse un mercoledì qualsiasi e non la festa della Liberazione e che faranno la stessa cosa il Primo Maggio.

«Siamo sempre più poveri e quindi ci adeguiamo» dice un’altra. «Lavorare sette su sette» racconta Silvia «peggiora il servizio». «Dei lavoratori» chiarisce Nicoletta Cipolato, commessa e delegata Filcams, «oramai non interessa più a nessuno. Semmai è un altro il discorso su cui focalizzarsi. È che siamo tutti in sconto, perennemente. Ogni settimana c’è una promozione, nei centri commerciali nessuno vende più a prezzo pieno. Questo cosa significa? Che siamo a un punto in cui ci si cannibalizza e il fatto di aprire troppi giorni fa andare male tutti. Se ci sedessimo a un tavolo con gli imprenditori, come il titolare della Sme che vede molto più in là degli altri, e si facessero due conti, forse si salverebbe il salvabile. Aprire sempre significa dover pagare i dipendenti, avere costi che alla fine ricadono sui lavoratori che non vengono più retribuiti come una volta, e sulle merci, perennemente in saldo. Bisogna fare i conti con la gente che va a passeggio ma non acquista più e con l’e-commerce. Per questo bisognerebbe chiudere alcune domeniche e aprire in quelle giuste, in cui davvero il gioco vale la candela».


Primo maggio. Quest’anno 25 aprile e Primo Maggio vanno a braccetto, neanche la Festa dei lavoratori, terreno minato, fa breccia nel cuore delle catene. I centri commerciali rimarranno aperti, chi chiuderà è solo qualche marchio di ipermercati, come la Coop della Nave De Vero, quella del Terraglio, l’iper di Auchan.

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