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Il debutto dei frati Carmelitani di Venezia al Vinitaly

Presentati con buon successo i due vini prodotti dal convento degli Scalzi, dietro Santa Lucia, in pieno centro storico a Venezia

VENEZIA. Non sarà ricca come le province di Treviso e Verona ma al Vinitaly Venezia è rappresentata eccome. Una trentina di aziende, con il Veneto orientale a farla da padrone, sarà all’interno della Fiera con diverse novità che faranno rima pure con curiosità.

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Un esempio? Il vino dei frati Carmelitani Scalzi, ma anche le proposte nei settori biologico e vegano. E poi gli aperitivi di San Benedetto Scorzè, oltre alla consegna del “Premio Betti” alla memoria di Valter Brondolin, originario di Meolo e a lungo ai vertici regionali della Cia mancato lo scorso settembre.

Carmelitani scalzi. A Verona sono stati presentati con un buon successo un bianco e un rosso, da tavola, imbottigliati a inizio aprile. Si tratta del primo prodotto nato dalla vendemmia di oltre 700 piante negli splendidi giardini del convento di Santa Lucia, a Cannaregio. Il bianco è il risultato di 23 varietà di uve, tra cui Pinot, Malvasia, Glera, Dorona, Tai e Terra Promessa, mentre il rosso ne comprende 17 tipi diverse come Cabernet, Pinot e Raboso. È realizzato con le uve delle viti recuperate e raccolte nel vigneto dell’antico brolo del convento a due passi dalla chiesa e dalla stazione di Santa Lucia. Si prevede una vendita di 1.300 bottiglie, un migliaio per il bianco e le restanti per il rosso da destinare anche a dei locali storici di Venezia. «In questi ultimi tempi» osserva il direttore di Consorzio Vini Venezia Carlo Favero, «c’è un rinnovato interesse per i vini rossi, come Cabernet, Merlot, Refosco, Raboso. Riguardo ai prodotti usciti dai Carmelitani Scalzi, non possiamo che essere soddisfatti: sono vini buoni, rappresentano Venezia».

Biologico. Tra i protagonisti  l’azienda agricola Le Carline di Pramaggiore, che ne ha fatto un marchio di fabbrica, essendo specializzata da oltre trent’anni nella viticoltura bio. Sui banchi del Vinitaly arriverà la linea Resiliens, ossia vini da vitigni resistenti, ottenuti da diversi incroci e capaci di resistere alle malattie. Prodotti senza solfiti aggiunti, una filosofia in cui il fondatore Daniele Piccinin crede molto. «Il cliente cerca sempre più la qualità» precisa «ma anche prodotti sostenibili e salubri».

Premi. Domenica pomeriggio è stato ricordata la figura di Brondolin. L’assessore veneto all’Agricoltura Giuseppe Pan gli ha attribuito il premio “Angelo Betti”.

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Brondolin fu uno degli artefici della costituzione della Doc del Prosecco e di quella interregionale del Pinot grigio delle Venezie. Ogni anno, dal 1973, su indicazione delle Regioni, il riconoscimento è assegnato a chi ha contribuito e sostenuto il progresso qualitativo dell’enologia italiana. A ritirare l’onorificenza il figlio Enrico.



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