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Rapporti osè con una minorenne, chiesta la radiazione del coach

Una piscina (foto d'archivio)

La Federazione Italiana Nuoto contro l'allenatore accusato per lo scandalo in piscina

MESTRE. Dopo la sospensione di due mesi, una misura cautelare in attesa che si entrasse nel merito della vicenda, ora arriva dalla Fin (Federazione italiana nuoto) la notizia che la procura federale ha depositato il provvedimento di deferimento presso il tribunale sportivo federale del coach mestrino accusato di aver intrattenuto “rapporti proibiti” con un’atleta tesserata trevigiana minore di 16 anni.

La Fin ne ha chiesto la radiazione dagli organi federali. Pugno duro, dunque, della procura ...

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MESTRE. Dopo la sospensione di due mesi, una misura cautelare in attesa che si entrasse nel merito della vicenda, ora arriva dalla Fin (Federazione italiana nuoto) la notizia che la procura federale ha depositato il provvedimento di deferimento presso il tribunale sportivo federale del coach mestrino accusato di aver intrattenuto “rapporti proibiti” con un’atleta tesserata trevigiana minore di 16 anni.

La Fin ne ha chiesto la radiazione dagli organi federali. Pugno duro, dunque, della procura federale che fin dallo scoppio del caso s’è interessata alla delicata vicenda, seguendola con scrupolo. Il provvedimento di sospensione per due mesi era una misura cautelare provvisoria in attesa del provvedimento di deferimento che porterà il tribunale federale a pronunciarsi sulla richiesta della procura di sanzionare il coach con la sanzione massima: la radiazione dai ruoli federali.

A proporre la radiazione sono stati il sostituto procuratore Fabio Portelli e il procuratore federale Angelo Alessandro Sammarco. A comunicare la notizia è Francesco Passariello, responsabile nazionale della comunicazione della Fin. «I due mesi di sospensione» precisa Passariello, «erano una misura cautelare in attesa che il tribunale federale prendesse in esame il caso. La procura ha chiesto che all’allenatore in questione venga irrogata la sanzione della radiazione dagli organi federali. Ora starà al tribunale prendere la decisione definitiva».

I fatti si sono svolti tra il 2016 ed i primi mesi del 2017 quando la giovane atleta trevigiana, parte offesa, frequentava una piscina della provincia di Venezia, dove si allenava praticamente ogni giorno con una squadra agonistica. Il caso era scoppiato a maggio 2017 quando i genitori della ragazzina scoprirono che nel suo cellulare c’erano oltre un migliaio di file e foto scambiate con il suo allenatore attraverso i social Whatsapp e Telegram. In quei file c’erano le foto della figlia nuda, numerose immagini che immortalavano un organo genitale maschile e soprattutto dei filmati che ritraevano il coach mentre si masturbava davanti ad uno specchio.

Il sospetto dei genitori era che tra l’allenatore e la figlia vi fossero stati anche rapporti sessuali. Consenzienti ma che diventano reato se la ragazza è minore di 16 anni. Un sospetto che traeva origine da una foto, trovata sempre nel cellulare della ragazza, che immortalava l’allenatore sorridente mentre, in auto, mostrava lo stick di un test di gravidanza con, in evidenza, la scritta “negativo”. E da alcuni messaggi, scambiati tra la ragazzina ed una sua coetanea, nel quale manifestava il timore di essere incinta e delle reazioni che l’allenatore potrebbe avere avuto.