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VERSO IL REFERENDUM

Brugnaro tira il freno: «Si vota? Vedremo»

Il sindaco: questo referendum viola la legge Delrio, impugneremo anche questa convocazione

VENEZIA. «Hanno convocato il referendum, mi sembra. Che si voti, bisogna ancora vedere. Noi impugneremo anche questa convocazione, come avevamo già detto e aspettiamo di vedere la legittimità di questo atto. Se è legittimo, allora vedremo il da farsi». Tira il freno il sindaco Luigi Brugnaro. E a margine dell’incontro con il patriarca e il segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin, annuncia un nuovo ricorso al Tar. Stavolta sulla delibera regionale che convoca il referendum per la separazione per il 30 settembre. «Il primo ricorso», spiega, «era propedeutico a questo. E anche più difficile. Aveva meno chanche di vincere, perché non si può ricorrere contro una decisione politica del Consiglio regionale. Ma era obbligatorio. Adesso chiederemo al Tar di riunire le due cause e di pronunciarsi. E credo che la sentenza sarà a noi favorevole, perché questo referendum viola la legge Delrio che la Corte Costituzionale ha detto essere legittima».

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«Dunque aspetterei a cantar vittoria», continua Brugnaro, «io adesso devo verificare che una cosa così grave e così pesante per la città sia legittima. Dopo decideranno i cittadini. «Zaia? Ritengo sia stato doveroso da parte sua indire il referendum, lo ringrazio. Chissà che non ci siano ombre e mettiamo la parola fine su questa che io chiamo speculazione».

Attacca i promotori del referendum. «Persone diciamo di scarso risultato pratico nella vita riescono a ottenere, perché speculando su Venezia si ottiene sempre un grande risalto. La città è questa, forse è giusto così. Giudicheranno i cittadini anche su questo».

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Il voto potrà essere espresso dalle ore 7 alle ore 23 di domenica 30 settembre su un quesito referendario che chiede se si è favorevoli o no alla separazione in due comuni autonomi. In caso di vittoria dei sì e a conclusione dell’intero iter il Consiglio regionale procederà ad approvare le leggi di istituzioni dei nuovi comuni.



Adesso ci sono sei mesi di tempo per verificare la legittimità degli atti. «Speriamo di farcela, ma questo, dipenderà dal Tribunale amministrativo», prosegue, «io faccio il mio. Faccio il sindaco, e ho il dovere di verificare la legittimità di quegli atti. Ma anche di difendere l’unità di questa città, la sua dimensione di prospettiva. Chi invece su questa città ci ha sempre mangiato continuerà a mangiarci e a difendere i suoi interessi personali».

Un “no” fermo dunque al referendum e alla possibile divisione amministrativa. «Lo dico da tempo, le sfide si vincono stando insieme, non lasciando spazio ai campanili», continua Brugnaro, «invece c’è chi pensa di risolvere problemi complessi che non si sono risolti in sessant’anni per vie semplici».

«E poi, è la quarta volta che si è votato e per quattro volte i cittadini hanno detto di no. Questo significa che i cittadini sono più saggi degli speculatori di turno. È meglio una città più grande e più forte dello spezzettamento. La storia dimostra questo. Venezia deve tornare a essere una capitale del mondo». (a.v.)
 

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