Su questo sito utilizziamo cookie tecnici e, previo tuo consenso, cookie di profilazione, nostri e di terze parti, per proporti pubblicità in linea con le tue preferenze. Se vuoi saperne di più o prestare il consenso solo ad alcuni utilizzi clicca qui

Ingiusta detenzione, lo Stato risarcirà

CAMPONOGARA. Dopo l’assoluzione la Corte d’Appello di Venezia ha condannato lo Stato, il Ministero dell’Economia a risarcire con 10 mila euro Diego Biasion, un operaio di Camponogara per ingiusta...

CAMPONOGARA. Dopo l’assoluzione la Corte d’Appello di Venezia ha condannato lo Stato, il Ministero dell’Economia a risarcire con 10 mila euro Diego Biasion, un operaio di Camponogara per ingiusta detenzione. L’uomo, infatti, ha subito infatti 4 mesi di ingiusta detenzione in seguito alle accuse di traffico d’armi e detenzione di armi rivelatesi infondate dopo il processo.

Nel 2009 Marco Zampini, guardia giurata residente a Mira, ha venduto la sua pistola d’ordinanza a un ex affiliato della mala del Brenta che non poteva certo acquistarla, visti i precedenti penali che aveva. La guardia giurata ha pensato di piazzare anche un’altra pistola, un’arma da guerra che era stata rubata nel 1997 e di cui lo stesso Zampini era venuto in possesso in maniera illecita. Zampini poi ha contattato Diego Biasion un operaio di Camponogara e ha fatto recapitare l’arma da guerra in un borsone a casa sua. Nel frattempo è scattata una operazione di controllo dei carabinieri che da tempo stavano seguendo le mosse di Zampini. Operazione che ha portato al sequestro delle due armi vendute illecitamente e all’arresto per ricettazione e traffico d’ami di Marco Zampini e Diego Biasion. Biasion, nonostante avesse sempre negato di sapere cosa contenesse il borsone, si è fatto 4 mesi di arresti domiciliari (e qualche giorno di reclusione). Zampini, invece, ha continuato ad affermare il contrario, cioè che l’operaio sapeva cosa conteneva il borsone. Nel 2015 Marco Zampini è stato condannato a un anno e 8 mesi di carcere pena sospesa e invece Diego Biasion, difeso dall’avvocato Pascale De Falco, è stato assolto perché il fatto non costituisce reato. (a.ab)