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«Il nostro futuro passa attraverso la separazione»

Il comitato promotore: l’unione con Mestre ha soltanto provocato il sacco di Venezia

«Il 30 settembre si voterà per il referendum di separazione. Ormai è ufficiale. Ed è questo il vera tema politico per la Venezia del futuro. Da qui può arrivare un nuovo Rinascimento. Il rilancio della città storica e la ripartenza di quella di terraferma». Marco Sitran, 51 anni, avvocato con studio a Cannaregio e Bucarest, tre figli e una grande passione per la fotografia e la laguna, è il primo firmatario della proposta di legge popolare depositata in Regione. Un’avventura partita nel 2012. E adesso, pare, approdata al referendum. Sitran si gode il suo momento di gloria. Il presidente della Regione Luca Zaia ha annunciato ufficialmente che il referendum più volte rinviato e in qualche momento vicino all’archiviazione definitiva, si terrà in autunno. «Il 30 settembre è la data, ce l’ha comunicata il vicepresidente Forcolin competente per materia. Sarà ufficializzata con delibera martedì. Entro la fine dell’anno potremo vedere forse la nascita dei due comuni autonomi di Venezia e Mestre».

Stavolta è sicuro? Non è la prima volta che il referendum viene rinviato o sospeso.

«Il presidente Zaia lo ha detto ufficialmente. Del resto sa che non può fare altrimenti. C’è una nostra diffida, e una sentenza della Corte Costituzionale che obbliga gli enti a proclamare il referendum in presenza di una proposta di legge approvata dal Consiglio regionale. Ed è il nostro caso».

La gente non sarà stufa di sentir parlare di referendum?

«Ma è un tema importante per le nostre città, decisivo per il nostro futuro. Noi siamo convinti che l’unione con la terraferma abbia provocato il sacco di Venezia. E abbia impedito una crescita della città di terra. È un tema politico decisivo e strategico. E speriamo che stavolta la sinistra radical chic abbia capito la lezione e non si opponga come ha fatto per anni all’autogoverno di veneziani e mestrini».

Il risultato di queste Politiche cambia qualcosa?

«L’Italia è divisa in due, Renzi è andato a casa. Non c’è più una Dc inclusiva, la Lega al Nord è il primo partito. Speriamo che si riprenda il cammino interrotto. Cioè la riforma d’Italia in senso federalista. In fondo era questo il mandato elettorale della Lega».

Zaia infatti ha annunciato che il referendum si farà.

«Ha detto che non teme i ricorsi. Che ha un ottimo rapporto con Brugnaro, ma non si torna indietro. Dunque il referendum adesso si fa».

Poi però bisogna vincerlo, il referendum.

«Certo che lo vinciamo. Ed è anche l’unico modo per liberarsi della giunta Brugnaro. Brugnaro aveva promesso il referendum, poi ci ha ripensato. E ha fatto anche ricorso al Tar contro di noi. Un ricorso tutto politico, che non ha nulla di giuridico. Ve lo dice uno che fa l’avvocato».

Separati, Venezia e Mestre staranno meglio?

«Intanto le competenze della Città metropolitana le avrà Venezia, capoluogo di Regione. Una città che tornerà a decidere del suo destino, senza farsi comandare da fuori. La pianificazione strategica si farà insieme, è ovvio. Ma non si potranno fare scelte sul futuro di Venezia senza il consenso dei veneziani».

Non è un po’ tardi per il referendum? È la quinta volta, se ne parla dal 1978...

«Non è mai tardi per queste cose e per il futuro delle persone. Noi siamo convinti che si possono fare molte cose se si dà l’autonomia amministrativa alle due città. Del resto la prova contraria ce l’abbiamo: in questi decenni le cose sono andate sempre peggio con il Comune unito».

Dunque, separati è meglio.

«Ma certo. L’Italia può rinascere partendo dai suoi Comuni e dalle sue eccellenze. Venezia può essere un esempio straordinario. Un vero laboratorio per il futuro, Altro che le alleanze fra partiti del passato. Alla fine si spartivano le cose e restava tutto uguale».

Erano altri tempi. Ma è indubbio che qui sono nate le prime giunte rossoverdi, le giunte rosse, le civiche.

«Ma adesso è arrivato il tempo di voltare pagina».

Il ceto politico vi seguirà?

«A noi importa che ci seguano i cittadini. Che non ne possono più di vedere la loro città ridotta in questo stato. Hanno perso le speranze. Io credo che possiamo ancora farcela».

Chi appoggia la separazione?

«Mah, io spero tutti i cittadini di buon senso. La Lega dovrebbe, perché è un partito federalista. Ma anche molte personalità che non si sono lasciate coinvolgere nell’ultima campagna elettorale. Penso a Felice Casson, ad esempio. Molti squaletti che hanno fatto la loro fortuna parlando di unione e di Città metropolitana sono usciti di scena».

Ma anche molti dei “nuovi” sono contrari ai Comuni separati. A cominciare dal sindaco metropolitano Luigi Brugnaro che a Venezia ha la maggioranza.

Non sappiamo se questa maggioranza ce l’abbia ancora. Ma non importa. Noi parliamo ai cittadini, a tutti quelli delusi dalle promesse degli ultimi governi che hanno visto le loro città avvicinarsi sempre più al declino».

E allora la soluzione è dividere...

«Ma no, non è una divisione. Ma il ripristino di due amministrazioni autonome che sono sempre esistite. Riunificate durante il periodo fascista. È chiaro che le questioni comuni saranno affrontate insieme. Ma anche che veneziani e mestrini saranno padroni del loro futuro».

Il sindaco chi lo farà?

«Beh, è presto per dirlo. Ma io sono a disposizione. Insieme a coloro che ci hanno aiutato in questi anni. Abbiamo raccolto le firme e il consenso di migliaia di cittadini nel 2012. Adesso, sei anni dopo, finalmente è arrivato il momento di dare la parola al popolo. Che si potrà esprimere con il voto. Un momento storico per

le nostre città».

La campagna elettorale è già cominciata?

«Stiamo incontrando in questi giorni esponenti della società civile e categorie economiche per spiegare cosa succederà. Il clima è buono, e siamo convinti di farcela».

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