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Asili e Comune, braccio di ferro sull’Ici

Ca’ Farsetti pretende il pagamento dell’imposta relativa agli anni 2010 e 2011: coinvolta una ventina di istituti

È battaglia aperta tra Comune e scuole parrocchiali. Ca’ Farsetti non si arrende e chiede agli asili parrocchiali i soldi del mancato o minore pagamento dell’Ici per gli anni 2010 e 2011, contestazioni inviate nel novembre del 2015, quando la giunta Brugnaro era insediata da pochi mesi, in tempo utile per notificare gli avvisi di accertamento prima che tutto finisse in prescrizione.

Oggi, dopo che in un primo momento la commissione tributarie provinciale ha dato ragione agli asili, Ca’ Farset ...

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È battaglia aperta tra Comune e scuole parrocchiali. Ca’ Farsetti non si arrende e chiede agli asili parrocchiali i soldi del mancato o minore pagamento dell’Ici per gli anni 2010 e 2011, contestazioni inviate nel novembre del 2015, quando la giunta Brugnaro era insediata da pochi mesi, in tempo utile per notificare gli avvisi di accertamento prima che tutto finisse in prescrizione.

Oggi, dopo che in un primo momento la commissione tributarie provinciale ha dato ragione agli asili, Ca’ Farsetti ha deciso di presentare appello alla Commissione tributaria regionale, chiedendo a quattro alle parrocchie proprietarie degli immobili in cui ci sono altrettanti asili di pagare quanto, almeno secondo Ca’ Farsetti, sarebbe dovuto. Le quattro parrocchie coinvolte sono la San Pio X di Marghera (la somma contestata è di 16.500 euro), la Madonna della Salute sempre di Marghera (5.900 euro), la San Marco di viale San Marco a Mestre (6.700 euro) e la San Martino Vescovo di Burano (quasi 15.000 euro).

E’ un braccio di ferro che si trascina dal novembre del 2015 quando il Comune invia a tutte le scuole paritarie una «richiesta di informazioni relativa al corretto adempimento degli obblighi in materia di Ici». Ricevuta la risposta il Comune ritiene che, per entrambi gli anni dell’accertamento, il 2010 e il 2011, ci sia stato «omesso versamento» o «insufficiente versamento».

Per le scuole parrocchiali - che si trovano in immobili di proprietà delle parrocchie o delle congregazione religiose - si tratta di un vero e proprio salasso. E soprattutto - dicono - di una richiesta ingiustificata. Alcune parrocchie decidono di pagare, altre, una ventina, non ne vogliono sapere e, sostenute dalla Fism, la Federazione delle scuole materne parrocchiali, impugnano i provvedimento contestando soprattutto «il mancato riconoscimento all’immobile adibito a scuola paritaria, dell’esenzione prevista per gli immobili adibiti, da enti non commerciali e con modalità non commerciali, all’esercizio di attività didattica».

Se c’è l’esenzione prevista dalla legge - si chiedono i comitati di gestione delle scuole - perché il Comune ci chiede i soldi? Alla fine dello scorso anno, tra settembre e ottobre, la Commissione tributaria provinciale di Venezia ha accolto le richieste delle parrocchie, riconoscendo l’esenzione dell’Ici.

Di fronte a queste decisioni però, con quattro distinte delibera di giunta, ha deciso di autorizzare il sindaco Luigi Brugnaro a presentare appello davanti alla Commissione tributaria regionale del Veneto, l’organo che rappresenta il secondo grado di giudizio in casi come questi. Appelli che il Comune motiva, a seconda delle scuole, con il fatto che «c’è un documentato sistema di finanziamento dell’attività didattica basato su rette, il quale è unanimamente ritenuto dalla giurisprudenza un indicatore della natura commerciale dell’attività didattica e come tale un impedimento all’esenzione dell’Ici». Inoltre, nel caso della parrocchia San Pio X di Marghera il dato relativo alla spesa del personale. A febbraio, dopo il parere favorevole alle scuole parrocchiali della commissione tributaria provinciale (che ha confermato la bontà dell’esenzione dell’Ici), c’è stato un incontro tra la Fism e Ca’ Farsetti nel quale il Comune, pur sempre soccombente in primo grado, ha spiegato di voler procedere con il secondo, e di essere pronto a ritirare le richieste di accertamento solo in presenza di più pareri sfavorevoli e omogenei tra loro.

Dopo le delibere di giunta ora la parola quindi ora passa alla commissione tributaria regionale.

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