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Separazione Venezia-Mestre, referendum in autunno

La data verrà decisa durante la prossima Giunta regionale. Il presidente del Veneto Zaia: «La delibera è già pronta»

MESTRE. «Nella prossima seduta di Giunta fisseremo la data per il referendum sulla separazione di Venezia e Mestre, indipendentemente dalla pronuncia del Tar del 21 marzo». Lo ha comunicato ieri il governatore del Veneto Luca Zaia.

L’iter, quindi, procede spedito. Si tratta della quinta consultazione referendaria sulla separazione amministrativa della laguna dalla terraferma. L’unione risale al 1926, durante il fascismo e in vista della nascita del polo industriale di Marghera. Inizialmente prevista per ieri, l’indizione del referendum avverrà quanto prima: «La Giunta di oggi è stata snella» ha ammesso il governatore. «La delibera è già pronta, deve solo essere scritta una data. A tal proposito, ho chiesto un’analisi per valutare i pro e i contro». Incerta, per il momento, la tempistica del voto. Certo è che i cittadini veneziani dovranno aspettare ancora, almeno per qualche mese. Il ritardo è da collegare alle prossime elezioni amministrative che si svolgeranno in 46 comuni del Veneto a primavera. Ma allora quando si terrà il referendum? «Inverosimile che si voti entro l’estate» ha azzardato il governatore Zaia, «molto più probabile entro l’autunno». In ogni caso, fanno sapere da Palazzo Balbi, l’indizione del referendum non sarà legata alla pronuncia del Tar Veneto sul ricorso presentato dai legali del Comune e della Città Metropolitana. Il fronte del “no”, Brugnaro in testa, contesta la competenza della Regione a decidere sul referendum: per i legali, infatti, la legge Delrio autorizza la città metropolitana a decidere sulla separazione.

«Una follia», così Brugnaro l’aveva infatti definito l’estate scorsa, «da dimostrare numeri alla mano per il potenziale disastro economico che rappresenterebbe per il centro storico». Posizione opposta al fronte del “si”, che con l’avvocato Sitran ha eccepito negli scorsi mesi che la legge Delrio condiziona l’elezione diretta degli organi del nuovo ente “città metropolitana” al preventivo scorporo del comune capoluogo. Su questo versante, eloquenti erano state un anno fa le parole di Vincenzo Conte, presidente della municipalità di Mestre: «Ritengo opportuna la separazione fin dal 1979, quando ero consigliere di quartiere. Perché Venezia e Mestre sono città importanti, con problemi diversi, costrette a unirsi con un sopruso».

Starà al Tar sciogliere il nodo giuridico sulla quinta chiamata alle urne per la divisione dei comuni di Venezia e Mestre. Dal punto di vista politico, però, Palazzo Balbi tira dritto: «Il referendum non è in discussione» continua Zaia «pur confermando

l’ottimo rapporto con il sindaco Brugnaro, rappresenta un adempimento rispetto a quanto approvato dal Consiglio regionale con la legge numero 25 che dà in capo a me e alla Giunta l’obbligo di fissare la consultazione».

©RIPRODUZIONE RISERVATA


 

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