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«Organizzo motoraduni per aiutare le donne malate»

Mirano. La storia del ginecologo Paolo Scatamburlo: ho iniziato con un bimbo in Africa poi ho deciso di coinvolgere gli appassionati delle Harley e altri sportivi

MIRANO. Certe storie vanno raccontate anche se, chi ne è protagonista, preferisce tenere un profilo basso. Ma si sa, una notizia un po’ originale non ha bisogno di alcun giornale e, come una freccia dall’arco scocca, vola veloce di bocca in bocca, diceva Fabrizio De Andrè. Così è la storia del dottor Paolo Scatamburlo, ginecologo dell’ospedale di Mirano e con ambulatorio privato a Mestre che da anni si occupa dei più deboli. Una persona potrebbe pensare che si dedichi, nonostante turni e pazienti, alla ginecologia ma, invece, opera a tutto campo. Doc Paolo, come chiamato dagli amici, una passione per la Harley, si racconta.

Quando ha iniziato?

«Circa 12 anni fa una mia amica ostetrica, che lavorava con me all’ospedale di Mirano, e che frequentava annualmente una missione in Africa, mi chiese un aiuto per un bambino di nome Daouda, che scoprì per caso, in una situazione di sporcizia e di degrado assoluti, affetto da una morbo chiamato Buruli, una sorta di lebbra che sostanzialmente scioglieva giorno dopo giorno la pelle del sfortunato bimbo di 6 anni. Almeno il 50% della sua pelle era completamente in carne viva. Potete immaginare la polvere, le mosche e la scarsa igiene, che effetto potevano avere in quel povero bimbo. La morte era assicurata».

E poi cosa avvenne?

«L’ostetrica, attraverso delle onlus, riuscì a portarlo in Italia ma l’Usl non cura gratis pertanto avevano bisogno di fondi. Quando parlammo mi venne un flash: chi più dei motociclisti è in grado di aggregarsi, raccogliere fondi e divertirsi? Così allertai tutte le mie conoscenze e, nel giro di 20 giorni, riuscimmo a organizzare un raduno per il motogiro di beneficenza con 150 moto. Fu così che intuii come potevamo essere utili per il prossimo utilizzando i nostri “ferri vecchi” (come chiamano le nostre Harley)».

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Poi ci furono delle importanti conoscenze. è vero?

«Dopo il raduno conobbi Stefano Fornasier, vicepresidente della VeniceMarathon e Leo Caporrela, parrucchiere, entrambi bikers, che chiesero un aiuto per un raduno per beneficenza in favore della Lega del Filo d’oro».

Che successe dopo?

«Il nostro primo raduno, circa 10 anni fa, era molto striminzito perché sfruttammo la formula dei Babbi Natale in Harley. C’era la neve, un freddo cane, ma, nonostante tutto, riuscimmo a portare a termine il nostro compito. Negli anni poi crebbe talmente tanto questa voglia che ogni anno, insieme ad altri gruppi bikers del Veneziano e del Miranese, abbiamo creato un sistema di beneficienza dove uniamo divertimento dei due cilindri e aiuto alle persone più sfortunate».

E non è finita qui...

«Abbiamo fatto anche un raduno per i paesi coinvolti nel tornado che si abbatté sulla Riviera. È stato uno spettacolo vedere le persone colpite che uscivano con le lacrime, chi portandoci una birra, chi urlandoci di sgasare per far sentire al mondo che esistevano anche loro».

Da quei primi passi è nata la passione che lo porta ogni anno a organizzare qualcosa di nuovo.

«L’iniziativa di acquistare due caschi che limitano la caduta dei capelli durante le cure antitumorali. È solo l’ultimo gesto dedicato ai più deboli anche se per la giornata delle donne è prevista un’altra sorpresa. E sempre con Fornasier ogni anno in moto apriamo la Venice Marathon per l’apertura di pozzi in Africa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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