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Ciclone Lega in laguna M5S leader in città

Ciclone Lega in laguna M5S leader in città

Il Carroccio triplica i suoi voti e supera gli alleati di Forza Italia, dimezzandoli I grillini prima forza politica a Venezia, il Pd vince solo in centro storico

VENEZIA. La Lega diventa partito nazionale. Ma al Nord triplica i suoi consensi e fa cappotto. Il partito di Salvini è il vero vincitore delle Politiche 2018. Un ciclone in parte atteso, che spazza via in un attimo i partiti tradizionali e mette sulla scena le forze della protesta. La Lega e i Cinquestelle volano sull’onda del vento populista, della crisi e degli errori del centrosinistra. Ma a Venezia – come in tutto il Lombardo Veneto e nel Nord, ma anche al centro e a sorpresa nelle regioni rosse –il vero vincitore è il partito di Salvini e del governatore Zaia.



Crolla il Pd a livello nazionale con risultati ovunque sotto le aspettative. Anche se a Venezia in qualche modo tiene, e riesce a portare in Parlamento i suoi due consiglieri comunali, Andrea Ferrazzi al Senato e Nicola Pellicani a Montecitorio. Ma sono solo sette gli eletti veneti alla Camera, contro i 23 della Lega. Crolla anche Forza Italia. Il partito di Berlusconi cede più della metà dei suoi consensi veneziani all’alleato leghista. Sparisce Leu, il partito della sinistra dei “Liberi e Uguali” di D’Alema, Bersani e Grasso, che puntava alla doppia cifra. Invece supera di poco il 3 per cento (il 5 a Venezia), porta via voti al Pd ma non elegge nemmeno un parlamentare.

Un quadro completamente diverso emerge dalle elezioni di domenica. E denso di incognite. Gli sviluppi della situazione nazionale potranno avere sicuramente un effetto sulla Regione e sui governi locali.

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La Lega e il centrodestra. Il centrodestra si aggiudica tutti i collegi uninominali del Veneziano. La coalizione formata da Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia supera nel collegio Veneto 1 il 46 per cento. Vengono eletti senza fatica i candidati. Ma la novità è che rispetto al 2013 e alle consultazioni recenti si gioca a parti invertite. La Lega di Salvini triplica i suoi voti. Supera il 32 per cento, mentre Forza Italia li dimezza e scende dal 19 al 10,4 per cento. Aumenta un po’ Fratelli d’Italia che però non va oltre il 4 per cento. Sparisce quasi l’Udc di Cesa, ridotta allo 0,5- 0,6 per cento. «Un trionfo», non sta nella pelle Sergio Vallotto, segretario del Carroccio, «Salvini ci ha portato fin qui e adesso ci porterà al governo». Nella sede della Lega si rileggono increduli percentuali delle città della provincia che superano in molti casi il 30 per cento. Un terzo degli elettori veneziani ha scelto la Lega.

Forza Italia. L’altro sconfitto delle Politiche 2018 a Venezia è, insieme a Renzi, Silvio Berlusconi. Aveva scommesso sul primato, invece il miracolo non si è ripetuto: la sua Forza Italia scende e quasi dimezza i consensi rispetto al 2013. Ne cede molti all’alleato leghista.
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«Un travaso evidente di voti all’interno della coalizione», analizza l’esperto Paolo Feltrin, «il totale è rimasto più o meno quello dei tempi d’oro. Ma la Lega ha fatto il pieno anche dei voti di Forza Italia». Passa con maggioranza “bulgara” anche Renato Brunetta, candidato a San Donà e Veneto Orientale. Grazie al sostegno massiccio della Lega. Le polemiche della vigilia si sono dissolte, e gli alleati hanno sostenuto lealmente il candidato.

Il Pd e la coalizione. Come era nell’aria, il Partito Democratico non conquista nemmeno un collegio nel Veneziano. Quasi ovunque si piazza al terzo posto, dietro Lega e Cinquestelle. Al Senato il Pd sfiora il 20 per cento, +Europa di Emma Bonino supera di poco la soglia di sbarramento del 3 per cento. Non basta per eleggere un parlamentare. Disastro per gli altri due partitini della coalizione. Sparisce Insieme, che raccoglieva i prodiani, i Verdi e i socialisti, allo 0,60 per cento. Ancora peggio fa la civica di Beatrice Lorenzin che va poco oltre lo 0,3. I voti raccolti dalle tre liste d’appoggio sono stati attribuiti al Pd.

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L’énclave. Nel panorama deprimente per il Pd di Renzi spicca il risultato veneziano della città storica. Qui i candidati del Pd arrivano primi. Pellicani al 32,24, Ferrazzi al Senato al 32,57. Davanti alla leghista Andreuzza e a Elisabetta Casellati, in carica da vent’anni, terzi i Cinquestelle. Ma è un caso unico nel panorama politico veneziano. Nella terraferma veneziana le percentuali tornano in media, con il centrodestra al 34, i Cinquestelle al 29, il Pd al 26. Nell’estuario la forbice si allarga ancora, con il centrodestra 20 punti avanti al Pd (42 contro 22).

La sinistra. Persa la scommessa azzardata da Liberi e Uguali. Nel Comune di Venezia Leu ottiene uno dei risultati migliori con Michele Mognato, l’ex vicesindaco della giunta Costa, che tocca il 5 per cento, due punti sopra la media nazionale. A Venezia città la percentuale sale addirittura al 6,69 per cento, a livelli da sinistra anni Novanta. Non basta nemmeno qui per essere eletti.

Cinquestelle. Anche a Venezia città il Movimento di Grillo e Di Maio si conferma la prima forza politica. 27,5 per cento, 5 punti davanti alla Lega che prende in città dieci punti in meno che in provincia. Il suo 22,96 è comunque un record registrato a Venezia. Non si vedeva da 25 anni, quando riuscì a candidare Aldo Mariconda a sindaco, sconfitto poi da Massimo Cacciari. Per i candidati M5S quasi ovunque nei collegi il secondo posto, davanti al Pd.

I piccoli. Una sorpresa a Venezia è la lista “Potere al Popolo”. La guida Laura di Lucia Coletti, ex di Rifondazione e Lista Casson. 2,92 per cento dei voti, che scendono a 1,5 nell’intero comune. Voti buttati e chiaramente inutili a far eleggere un parlamentare. Qualcuno nel Pd fa due conti: «A Venezia avremmo preso con loro e Leu il 10 per cento in più». Ma in politica le somme aritmetiche non esistono.

Il record. Tra le 19 liste presentate a Venezia spicca il record negativo degli ex repubblicani di Ala. 0,97 per cento, qualche decina di voti in tutto. All’ultimo posto nella classifica del proporzionale. Anche qui, speranze zero di eleggere un rappresentante in Parlamento. La storia non insegna.

La destra. Forza Nuova e Casa Pound sono le liste neofasciste che insieme totalizzano circa l’1 per cento. Sono una decina i piccoli partiti che devono accontentarsi di risultati da prefisso telefonico. Tra questi anche l’Udc (0,54 per cento) e “10 volte meglio” (0,22).

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