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Sarà sfida all’ultimo voto

Nel Veneziano oltre 650 mila elettori alle urne per eleggere deputati e senatori

VENEZIA. Al voto. Puntando sullo zoccolo duro, sugli incerti e sugli arrabbiati. Sulle facce “presentabili” per il collegio. Ma anche sui calcoli impossibili del Rosatellum per scattare nel listino proporzionale. La campagna elettorale non ha i toni delle ultime viste. Ma la posta in palio è alta. Nell’Italia tripolare il voto veneto e quello veneziano - da sempre laboratorio nazionale - sarà determinante nel costituire i prossimi equilibri.

In provincia di Venezia sono chiamati al voto 657.485 cittadini per la Camera, 610.844 per il Senato, dove vota chi ha compiuto 25 anni. Legge elettorale dalle mille incognite. E novità che potrebbero anche ingannare. Vietato il voto disgiunto. Chi vota un candidato di un collegio non può votare un partito che sostiene un altro candidato. Sistema misto proporzionale e maggioritario, soglia di sbarramento fissata al 3%. Nel 2013 il quadro era più chiaro. Il Pd aveva portato alla Camera 5 deputati, 3 il Movimento Cinque Stelle. Uno a testa la Lega, Forza Italia, Scelta civica di Monti, Sinistra e libertà. Due i senatori del Pdl (Ghedini e Brunetta), uno del Pd (Casson). Oggi il quadro è diverso. Molti partiti hanno avuto scissioni al loro interno. La civica di Beatrice Lorenzin è nata da una costola di Forza Italia e poi di Ncd. E sostiene il Pd. A sinistra è nata Leu, Liberi e Uguali. E gli scissionisti del Pd possono rappresentare per il partito di Renzi una spina nel fianco. Soprattutto a Venezia, dove la sinistra è tradizionalmente forte.

Chi vincerà queste elezioni? Le sfide si giocheranno in molti casi all’ultimo voto. Sarà interessante vedere quanto prevarrà il “voto utile”, quello chiesto da Renzi per non disperdere i consensi e puntare sui candidati che hanno effettive possibilità di essere eletti. Quanto invece il voto “di pancia”. A movimenti come Cinque Stelle e Lega che possono rappresentare lo sfogo di una protesta contro il sistema. Oppure il voto tradizionale al centrodestra, dove Silvio Berlusconi torna leader dopo 28 anni ma stavolta deve vedersela con una Lega che non è più “Nord” ma punta ad arrivare prima, conquistando consensi anche al Sud.

Le sfide, dunque. A Venezia corrono uno contro l’altro gli ex amici Nicola Pellicani, volto nuovo del Pd, e Michele Mognato, suo ex compagno di partito e oggi avversario con Leu di D’Alema e Grasso. Quanti dei fuoriusciti - o dei Pd arrabbiati contro Renzi - decideranno per il “voto di protesta?”. Il collegio veneziano, stando agli osservatori nazionali, è uno dei più abbordabili per il Pd in un’area a trazione leghista. Pd che certo non potrà ambire al 25% del 2013 o al 40% delle Europee. La Lega fa rullare i tamburi. Forte di un governo regionale che traina molti consensi. E di una tendenza nazionale che sembra premiare il centrodestra. Ma anche qui dipenderà dai candidati. A Venezia, a sfidare Pd e Cinque Stelle la coalizione ha messo Beatrice Andreuzza, ex assessore della Provincia, del Veneto Orientale.

Le sfide incrociate sono tante. In campo ci sono anche veterani come Mario Dalla Tor, ex socialista ed ex Pdl, senatore uscente che a Chioggia corre con il movimento della Lorenzin. L’ex sindaco di Mira, Alvise Maniero, sempre a Chioggia, e Arianna Spessotto (Cinque Stelle) confermata come candidata, il presidente del Calcio Mestre che corre con Fratelli d’Italia. Sara Moretto, giovane Pd del Veneto Orientale, Elisabetta Casellati in Parlamento con Forza Italia da vent’anni, Andea Ferrazzi (Pd).

Le sfide nei collegi. Ma anche la fedeltà al simbolo. Con

il Pd corrono anche gli europeisti di Emma Bonino e la lista Insieme, con prodiani, socialisti e Verdi. Una scommessa per riportare al voto anche i tanti che negli ultimi anni avevano disertato per protesta. E per incidere sugli equilibri nazionali.

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