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Omicidio Bardella, condannato minore

Pena di tre anni per uno degli assassini dello jesolano entrato per errore in moto in una favela di Rio, già in carcere

JESOLO. Condannato uno degli assassini di Roberto Bardella. In carcere è finito un ragazzo che all’epoca dei fatti era minorenne e che avrebbe impugnato l’arma utilizzata per uccidere lo jesolano. Dovrà restarci tre anni. Il 52enne era stato ucciso nelle favelas di Rio nel dicembre del 2016. Il suo doveva essere un meraviglioso viaggio in moto in tutto il sud America, partendo dal Brasile, in compagnia del cugino Rino Polato che si salvò miracolosamente dall’agguato. In sella alle loro moto si erano erroneamente avventurati in una zona off limits, battuta dalle bande di narcotrafficanti che probabilmente li hanno scambiati per dei poliziotti con tanto di piccola telecamera montata sul casco. Quei due uomini non dovevano assolutamente violare i confini della criminalità e così hanno sparato per uccidere. Morì praticamente sul colpo il solo Bardella, mentre Polato, inizialmente sequestrato e derubato di tutto, era poi stato lasciato libero.

I giudici del Tribunale minorile brasiliano hanno confermato in questi giorni il carcere nei confronti di un giovane, all’epoca dei fatti minorenne, che ora dovrà scontare la pena di tre anni, senza il diritto di lavorare nel carcere in cui resterà rinchiuso per la durata della pena. Nessuna commutazione, dunque, neppure la possibilità di eseguire piccoli lavori nel carcere come avviene per altri detenuti accusati evidentemente di reati più lievi. Il crimine commesso dal giovane brasiliano è dunque stato considerato un omicidio del tutto intenzionale, cui si aggiungono altre accuse relative al traffico di droga molto diffuso in quella zona di Rio de Janeiro.

La condanna è stata motivata anche dall’uso di arma da fuoco e dall’aver commesso una rapina e che la vittima non poetav difendersi. Lo ha riportato il quotidiano “O dia” di Rio, sulle cui pagine web anche i lettori hanno commentato con enorme disappunto la pena lievissima comminata al giovane omicida. Nei mesi scorsi le indagini in Brasile non si sono mai fermate e a vario titolo sono stati fermati o indagati già diversi narcotrafficanti giudicati coinvolti nell’omicidio di Bardella. Questa volta le accuse nei confronti del giovane appaiono schiaccianti e, anche se la pena è davvero lieve per un omicidio spietato, il giovane dovrà restare in carcere. Il sospetto è comunque che diversi altri siano stati coinvolti nella fredda esecuzione dello jesolano.

I familiari di Bardella, la moglie, il figlio, i genitori a Jesolo, il cugino di Fossalta che ha vissuto quel crimine in prima persona e davanti ai suoi occhi, continuano ad avere notizie frammentate

dal Brasile, pur esprimendo massima fiducia nella giustizia e negli inquirenti. Intanto, hanno promosso varie iniziative benefiche per raccogliere fondi da devolvere ai bambini delle favelas perché possano crescere ed emanciparsi dalla criminalità.

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